Analisi costi benefici di Cosimo Recupero
In un interessante servizio andato in onda sul telegiornale della rete ammiraglia del servizio pubblico si è parlato delle ghiacciaie reali. Scoperte per caso in occasione dei lavori per la costruzione del PalaFucksas, le ghiacciaie, risalenti al 600, sono delle cavità sotterranee, dalle parti di Piazza Emanuele Filiberto a Torino, adattate per raccogliere la neve, opportunamente convogliata con un sistema di canali. La loro funzione era quella di permettere ai mercanti del mercato di Porta Palazzo, di conservare al freddo le derrate alimentari destinate, appunto, al mercato sovrastante. La cosa interessante ai fini del nostro ragionamento è che, l’utilizzo di queste gigantesche celle frigorifere ante litteram, era del tutto gratuito per quanti le utilizzavano.
Generosità del monarca che le aveva volute? Forse sì o forse no. Sicuramente, vista la totale gratuità, chi le aveva finanziate non aveva un ritorno diretto in termini economici. Ma non è difficile capire che, per la Corona, un vantaggio vi fosse. Anzi, più di uno. Innanzitutto questa opera pubblica, garantendo la conservazione delle derrate alimentari, permetteva di avere meno perdite di cibo. E più cibo disponibile significa un popolo più sereno e felice, ma anche più sano. Ma significava anche più commercio, quindi più tasse per lo Stato. E anche meno spese per far fronte ad epidemie o altre problematiche derivanti dalla eventuale cattiva conservazione del cibo. Quindi, seppur costruite a totale carico delle casse pubbliche, le ghiacciaie reali davano un ritorno economico all’erario, anche se la sua quantificazione non era possibile determinare in maniera diretta, ma solo presuntivamente.
Inoltre si elevava, per le ragioni che abbiamo detto, la qualità della vita delle persone, in quel caso dei sudditi.
Questa storia di archeologia commerciale ci permette di avere una ulteriore conferma che i grillini non sanno nemmeno che lavoro fanno, che compito hanno nel posto in cui si trovano oggi.
Sono mesi che ci parlano della analisi costi benefici sull’alta velocità Torino-Lione. Ma a parte il fatto che non si capisce quanto tempo ci voglia per mettere in croce un paio di numeri da attualizzare per verificare se l’esito è positivo o negativo, il nodo della questione è che la verifica finanziaria di un’opera è roba da aziende private. Ma lo Stato ha una funzione esattamente opposta. Lo Stato non realizza opere pubbliche per guadagnarci sopra, come una normale impresa privata. Lo Stato realizza opere pubbliche perché servono al Paese nel suo complesso. Questo non vuol dire che debba farsi fregare, pagandole più del dovuto o realizzando incompiute oggettivamente inutili. Tuttavia, lo Stato non solo non deve muoversi in ragione di un profitto, ma di una perdita. Se un’opera fosse redditizia in sé, l’avrebbe già realizzata un privato. Lo Stato ha invece la funzione di supplire proprio alle lacune del sistema che si generano dal fatto che certe cose non conviene a nessuno farle. E la prova che sia così ce l’abbiamo costantemente intorno a noi. Lo Stato non guadagna un centesimo dalla gestione di ospedali, scuole, strade urbane o extraurbane senza pedaggio, argini fluviali, opere di difesa dal dissesto idrogeologico, gestione dei servizi di polizia, tribunali, vigili del fuoco eccetera. Se si facesse l’analisi costi benefici di tutte queste cose si dovrebbe smantellarle tutte, immediatamente. Ma perché non lo si fa? Forse perché, nella valutazione dell’utilità di un’opera o di un servizio pubblico, l’argomento dell’analisi costi benefici sarebbe roba da cretini patentati.
