De Luca: No a Tao Arte 2 Tribunale in via La Farina di Giovanni Frazzica
Sembra quasi volerlo fare apposta, ma il sindaco di Messina, Cateno De Luca, fa di tutto per ostentare la volontà di percorrere strade impervie ed imprevedibili. La via retta, o la retta via, sarebbe per lui troppo banale e poco divertente da percorrere. Su ogni cosa che si fa vuole mettere il suo marchio, proprio come fanno i pastori della sua natia Fiumedinisi con le pecore. Reminiscenze di una sana cultura agro pastorale che lo portano a diffidare della complessa e sofisticata associazione che è durata per anni tra Comune di Messina, Provincia regionale di Messina e Comune di Taormina che si chiama Taormina Arte. Le motivazioni che il sindaco ha esternato in diverse occasioni per motivare la sua idea di Tao-exit sono molteplici e si possono sintetizzare in una sorta di decalogo toninelliano che va dal rapporto costi benefici, al più prosaico: noi mettiamo i soldi e la scena se la prende tutta Taormina. Idee che non hanno mai sfiorato la mente del sindaco Accorinti, sempre puntuale e sorridente agli appuntamenti di Tao Arte, compiaciuto nel farsi un selfie con qualche personaggio del mondo internazionale dello spettacolo. Ma cosa vuol fare De Luca una volta che avrà fatto uscire Messina da Tao Arte? Ufficialmente non se ne parla, tuttavia, tra cose dette nei comizi e variamente comunicate si può immaginare che la strada nuova dovrebbe portare ad una meta chiamata “Messina Film Fest”, che magari poi non si chiamerà esattamente così, ma che è già l’embrione di una attività alternativa e concorrente da imbastire rispetto a quella vigente nella Perla dello Jonio. Punto di forza dovrebbe essere lo scenario naturale dello Stretto di Messina, visto dall’ex Irrera a mare. E questo comporterebbe anche la ristrutturazione e forse anche l’ampliamento del Teatro in Fiera, da anni inagibile e in completo abbandono. Tempi incerti, ma, se non ci saranno altre preoccupazioni, già nella prossima estate ci potrebbe essere qualche assaggio di novità. Ma le ansie a palazzo Zanca non mancano mai, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario il sindaco ha fatto un excursus su quanto avvenuto in questi anni in merito all’annosa vicenda del secondo tribunale ed ha cercato di spiegare perché la sua giunta ha deciso di cambiare rotta rispetto alla scelta di Accorinti, che aveva avviato l’iter per la realizzazione del Palagiustizia nel sito dell’ex Ospedale militare, e di procedere con un’altra soluzione, per cui il secondo tribunale deve sorgere in via La Farina. Ne vien fuori che dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Messina, Michele Galluccio, e la replica del sindaco De Luca, proprio in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario, si riapre la discussione sul secondo Palagiustizia. Il ritardo per la definizione di una vicenda che può contare su finanziamenti certi ed il contraddittorio tra Galluccio e De Luca chiama inevitabilmente in causa l’amministrazione Accorinti, non molto dinamica nei suoi cinque anni di occupazione del potere, ma che, alla fine, aveva deciso di far nascere il secondo palazzo di giustizia nell’area dell’ormai ex Ospedale militare. Ma a De Luca questa soluzione non sta bene, anche se non si capisce bene perché, per cui intende revocare l’iter già avviato, optando per la realizzazione del secondo tribunale in via la Farina, dove attualmente sorge un parcheggio a due piani che dà ristoro agli automobilisti che si dibattono nel caos del centro urbano. Ovviamente questa scelta viene contestata, tra l’altro, anche dagli ex amministratori della giunta Accorinti, che intervengono con un loro comunicato. A scrivere è il movimento “Mesinaccomuna”, fondato dall’ex sindaco Renato Accorinti e dagli ex assessori Guido Signorino e Sergio De Cola.«Ci risiamo – dicono – De Luca si impegna nuovamente a dimostrare la sua miglior dote: l’assunzione di impegni che non gli competono pienamente e che non è in grado di rispettare. Adesso è il turno del “secondo Palagiustizia”, tema su cui interviene provando a bloccare una soluzione già decisa e formalizzata e rischiando un possibile danno erariale sia per il prolungamento dei fitti passivi che per la redazione di progetti irrealizzabili. La domanda sorge spontanea: perché?». «Uno che “il Sindaco lo sa fare” – continua Messinaccomuna – dovrebbe sapere che da settembre 2015 gli oneri sull’edilizia giudiziaria sono transitati al Ministero della Giustizia e l’intesa sottoscritta coinvolge patrimonio e cespiti di Amministrazioni Statali. Non è il protocollo sottoscritto ad aver ridotto le competenze dei Comuni, ma la legge». E ancora: «Uno che “il Sindaco lo sa fare” dovrebbe sapere che la sua proposta (il Palagiustizia al “fosso” di Via La Farina) è un’aberrazione urbanistica, irrealizzabile per via delle distanze dalla linea di costa, ai sensi del PRG del Comune che lui stesso amministra. Uno che “il Sindaco lo sa fare” dovrebbe sapere che far fare un progetto esecutivo inutile, per un’opera irrealizzabile, è un danno erariale». «Uno che “il Sindaco lo sa fare” – incalzano gli accorintiani – non può prendere in giro una città dicendo che un progetto che utilizza i fondi pubblici disponibili per riattivare su siti pubblici funzioni di pubblica utilità senza necessità di risorse aggiuntive, con un’opera calendarizzata è “un obbrobrio”; spieghi perché, che di roboanti e vuote parole ne abbiamo sentite fin troppe in questi mesi. Invece lui propone un’opera dal costo a suo dire ben più che doppio, per la quale (oltre all’incompatibilità con le normative urbanistiche) non ci sono i finanziamenti». «Il blocco della soluzione individuata dall’amministrazione Accorinti, urbanisticamente compatibile, istituzionalmente condivisa e formalizzata – sostengono infine gli ex amministratori – avrebbe un’unica conseguenza: prolungare sine die i fitti a carico del Ministero, con la prospettiva di ripristinarli in futuro per remunerare eventualmente il privato che partecipa all’opera (ecco il danno erariale “strutturale”). Con vantaggio di chi?». «Uno che propone queste soluzioni o è incompetente o persegue fini contrari all’interesse pubblico. A questo punto è bene sollecitare un intervento diretto del Governo sulla questione del secondo palazzo di giustizia a Messina». Accuse gravi e ricche di argomentazioni a cui certamente non si può rispondere con generiche declaratorie che non diano conto anche dell’aggravio dei costi e dell’allungamento dei tempi. Considerati i tempi difficili, De Luca dovrebbe essere più prudente.
