Napoli, riflessioni sulla Sanità di Stanislao Napolano
Napoli 01/05/2020
Alla Dott.sa Antonella Guida
Al Prof. Nicola Balato
Al Dott. Nicola Iannantuoni
Al Dott. Giovanni Caminiti
Al Dott. Walter Palumbo
Al Prof. Giansalvo Sciacchitano
Al Dott. Ciro Caruso
Al Dott. Diego Pini
Gentili Colleghi,
a nome del Prof. Rocco Giordano e mio personale, ringrazio della vostra partecipazione alla
videoconferenza del giorno 30/04/2020, è stata molto proficua e piena di spunti oltremodo
interessanti! Grazie!
Un ringraziamento all’ing. Giuseppe Romano e all’ing. Fabio Cucciniello per il loro valido supporto
tecnico per lo svolgimento della videoconferenza.
Entrando in merito alla videoconferenza, di alto valore tecnico tenuta ieri, sono emersi quattro temi
che andranno ulteriormente affrontati e approfonditi: la Sanità Territoriale, le Cure Domiciliari, la
Sanità Ospedaliera, il percorso per l’accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia e delle Scuole
di Specializzazione nel garantire il numero ottimale del personale medico nelle strutture del SSNSSR e la sostenibilità finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale.
Il nostro sodalizio, che a breve si strutturerà come “Centro Studi per la Regione Mezzogiorno –
Regione del Mediterraneo”, ha come obiettivo l’individuazione delle criticità del Mezzogiorno e lo
studio per le soluzioni più appropriate da proporre, nel contrastare tali criticità, per questo motivo,
anche la Sanità è vista non come una tematica rapportata ad una unica regione meridionale, ma come
questione che investe tutte e sei le regioni peninsulari meridionali e la Sicilia, in quanto gli aspetti
negativi e positivi sono simili per tutte le sette regioni meridionali e sovrapponibili, questo comporta
che nella visione del nascente “Centro Studi”, deve essere affrontato in modo unitario per una serie
di motivi, tra cui i più importanti sono, un maggior peso in un contesto nazionale come lo può essere
una “Conferenza Stato – Regioni” o un tavolo tecnico come la “SISAC” o “l’ARAN”, dove il
Mezzogiorno rappresentato da un comitato unitario sarà più forte e autorevole, questo dovrà
comportare una delegazione altamente legittimata, con una competenza tecnica di alto valore
professionale.
Per raggiungere questo obiettivo vi è la necessità di impegnarci a cooptare nel nascente “Centro
Studi”, autorevoli dirigenti degli assessorati alla Sanità delle Regioni del Mezzogiorno.
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La creazione di una rete tra strutture sanitarie del Mezzogiorno, che può dare vita a comportamenti virtuosi, da far lievitare uniformemente la qualità dei servizi offerti, la possibilità di procedere in
modo articolato nella ricerca scientifica, creando poli di eccellenze, con il contributo delle varie realtà presenti, senza dare luogo a doppioni che potrebbero creare sperpero di risorse finanziarie.
Ritornando ai temi prima richiamati nella videoconferenza, il convitato di pietra è stato il COVID-19
e tutto quanto da esso scaturito, quindi il primo tema dibattuto è stato, la Sanità Territoriale che
sarebbe meglio dire la Sanità distrettuale, in quanto è il Distretto che legalmente e istituzionalmente
rappresenta il SSN/SSR sul territorio e proprio il Distretto Sanitario deve essere “reinventato”,
poiché così come è strutturato, considerando che l’ultima riforma sanitaria in cui il Distretto prese
forma come lo conosciamo oggi, risale al 1999 con il Dl/ivo. 229/99 (riforma Bindi), sono trascorsi
ventuno anni, per cui, non si tratta più di fare una “messa a punto”, ma di dare vita a una vera
ristrutturazione dalle fondamenta!
Questo significa rivedere il ruolo e la funzione gestionale del Distretto Sanitario (es. la committenza
e la produzione, da inserire nelle competenze del distretto in modo organico), la Medicina Generale,
la Medicina Specialistica Ambulatoriale, le Cure Domiciliari, questo perché bisogna definire quale
spazio deve ricoprire la Sanità Distrettuale, affrontare il vecchio tema dell’integrazione ospedale –
territorio, a cosa deve realmente rispondere e come garantire tale impegnativo percorso.
L’integrazione ospedale – territorio introduce un tema molto importante che è ormai discusso a tutti
livelli, ma che non trova ancora una precisa dimensione organizzativa, le “Cure Domiciliari” una
entità strategica per il territorio, ma vanno strutturate in modo preciso, con una propria autonomia di
personale e di attrezzature in quanto per la tipologia di pazienti da assistere, vi è la necessità che tale
entità possa operare come un vero reparto ospedaliero, però territoriale alle dirette dipendenza della
direzione sanitaria aziendale. Le Cure Domiciliari, anche per la mia personale esperienza in tale
settore, le tratterei a parte in una sessione ad hoc, data l’importanza della tematica.
La Medicina Generale con l’epidemia di COVID-19, ha dimostrato la propria totale inadeguatezza, in quanto con i triage telefonici, le prescrizioni on line, con la giustificazione della mancanza di
presidi anti COVID-19, si è in realtà tirata indietro, non è intervenuta in modo massiccio, facendo
emergere un ruolo molto marginale, anzi, la sua scomparsa non ha destata alcuna protesta da parte dei cittadini.
La Medicina Specialistica Ambulatoriale, che rappresenta una realtà, che se fornita di attrezzature
adeguate e moderne, offrirebbe un contributo decisivo nel dare risposte valide sul territorio.
Riorganizzata su di un modello nuovo, come potrebbe essere quello dei poli specialistici, in cui più
specialisti di una determinata branca assicurerebbero percorsi diagnostici e terapeutici di II livello,
più complessi e appropriati, sicuramente decongestionerebbero gli ospedali e garantirebbe la qualità
dell’offerta sanitaria territoriale. Questa risorsa va rafforzata sicuramente. Il Collega Diego Pini
Specialista Ambulatoriale, purtroppo non presente alla videoconferenza per un improvviso e
inaspettato impegno, dovrà farsi carico nell’offrire delle proposte in merito seguendo lo schema
suggerito.
Un aspetto importante al fine di garantire in modo certo, le risorse finanziarie alla Sanità distrettuale,
è di scorporare i presidi ospedalieri presenti nelle Aziende Sanitarie Locali, in quanto una
direzione strategica sarà sempre più attenta e tesa a non far mancare le risorse agli ospedali, che agli
ambulatori distrettuali, sottraendo e distraendo le risorse destinate alla Sanità territoriale verso quella ospedaliera.
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Questo atteggiamento ha sottratto e sottrae risorse preziose destinate al territorio, per cui scorporando
i presidi ospedalieri dalle Aziende Sanitarie Locali, si assicurerebbero i flussi finanziari destinati al
distretto senza che siano più distratti.
L’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia e alle Scuole di Specializzazione è una altro
importante tema, che è emerso nella drammaticità del COVID-19, dove si è scoperto il numero dei
medici e di alcune branche specialistiche sottodimensionate al fabbisogno dell’organizzazione
sanitaria nazionale e regionale, per cui il famoso numero programmato va rivisto, realmente applicato
alle necessità del servizio sanitario nazionale e regionale e non va calibrato alle esigenze
organizzative e strutturali delle facoltà di medicina.
La Sanità Ospedaliera, anch’essa presenta aspetti che il COVID-19 ha fatto emergere, una notevole
e drastica diminuzione dei ricoveri standard dagli ospedali, ciò ha rappresentato una evidente prova
della notevole inappropriatezza dei ricoveri in tempi normali, questo fa riflettere ancor di più
dell’assenza di una sanità distrettuale che risponda concretamente alle esigenze di cure che dovrebbe
e potrebbe essere sostenuta a domicilio, attraverso gli ambulatori specialistici distrettuali e la
medicina generale.
Una analisi più attenta ha fatto rilevare il notevole numero di reparti sovrapponibili, tra i vari ospedali
presenti nei territori regionali, escludendo naturalmente le Aziende Ospedaliere di Rilievo Nazionale.
La presenza di più reparti con le stesse competenze clinico-chirurgiche e diagnostiche, comporta uno
spreco di risorse professionali, che potrebbero essere impegnate in modo diverso, più appropriato e
di conseguenza permettendo una razionalizzazione delle risorse anche economico – finanziarie, con
notevoli risparmi.
La Medicina Generale anch’essa va riorganizzata, in modo tale da poter rispondere alle richieste di
assistenza e cure, che sempre più il Distretto Sanitario dovrà garantire, a causa dell’invecchiamento
della popolazione, ma cosa più importante da avviare è la drastica riduzione delle incombenze
burocratiche a cui oggi la Medicina Generale deve rispondere, distraendola dal compito esclusivo
della cura e dell’assistenza!
Un aspetto che si dovrà affrontare nei prossimi incontri, sarà l’accoglienza nelle strutture sanitarie,
sia pubbliche che private, ma in particolare quelle pubbliche e la qualità dell’offerta alberghiera,
valutata in modo molto insufficiente da parte degli utenti nostri conterranei, per cui emigrano verso
le strutture del nord, arricchendole ulteriormente. A fronte delle eccellenze anche qui presenti perché
questa situazione?
Infine, l’impegno finanziario per la Sanità da parte dello Stato e delle Regioni Meridionali, che fa
scaturire una domanda molto importante, in seguito all’esperienza del COVID-19, la società italiana
e del Mezzogiorno, in una scala di priorità o d’importanza, per l’interesse di tutta la nostra comunità,
dove va collocata la Sanità, in che posizione? Se come è giusto pensare, anche alla luce dell’epidemia
da COVID-19, la Sanità deve essere tutelata come interesse e bene primario della società italiana e
del Mezzogiorno, questo comporterà che il sostegno finanziario da parte dello Stato e delle Regioni
Meridionali, deve essere consistente e garantito, mai da consideralo eccedente. Nel futuro,
augurandoci che non ci saranno più emergenze come le attuali, non vi potranno più essere piani di
rientro che andrebbero a togliere i finanziamenti alla Sanità.
I temi appena richiamati andranno approfonditi, analizzando anche i contesti delle regioni Abruzzo,
Molise, Puglia. Basilicata, Calabria e Sicilia, per poi predisporre un documento unico per la Regione
Mezzogiorno.
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Questo documento, oltre che essere testimonianza di un importante confronto tra tecnici, è anche l’avvio di una attenta riflessione per potenziare e rendere la Sanità del Mezzogiorno parimente valida
e apprezzata, come quella delle regioni del Nord.
Dott. Stanislao Napolano
