Un modello di Sanità partecipata di Guglielmo Rizzo
UN MODELLO DI SANITA’ PARTECIPATA di Guglielmo Rizzo
E’ da tempo che l’arte medica è passata da una posizione di riferimento assoluto, con un ruolo improntato ad un senso solenne di sacralità o devozione, quasi ieratico, ad un rapporto di “Alleanza Terapeutica”, quasi a cedere progressivamente, a volte fino alla subordinazione delle pressioni sociali che non si riconoscono con l’esercizio della professione medica, con il rischio di sprofondare nella irrilevanza.
In una situazione critica, come quella che si sta vivendo, emerge l’importanza del medico, con la sua capacità di diagnosi e di decisione.
Nel recente pregresso, si è andata diffondendo la considerazione di irrilevanza verso il medico e la struttura sanitaria, per cui si tende ad estendere questa convinzione nei riguardi di tutti, mentre, contemporaneamente è cresciuta la aggressività nei suoi confronti, ( vds. i reiterati fatti nei pronto soccorso e nelle guardie mediche ) o peggio la minaccia quotidiana di rivolgersi alla Procura della Repubblica, con la conseguenza che viene aperto il fascicolo come atto dovuto per eseguire gli atti non ripetibili, con l’inizio del calvario e con la preoccupazione oltre dell’azione penale che della responsabilità civile “ risarcimento ”
(con la prescrizione decennale quindi, “MAI” ) le Compagnie di Assicurazioni per la copertura assicurativa “ R.C.T. ” professionale applicano una tariffa esorbitante e spesso se non presentato il Professionista Medico, non viene assunto il rischio.
Con quale serenità il Medico a qualsiasi livello può lavorare ? E’ necessario che il legislatore intervenga subito.
Ovviamente, la problematica non può e non deve essere posta in maniera semplicistica è necessario approfondire con indagine conoscitiva in particolare attraverso le statistiche presentate dell’ANIA.
Vero è che alla base dell’Arte Medica c’è il Giuramento di Ippocrate ed al centro c’è il Paziente, nel senso del rispetto della Vita e della Dignità del Malato, che prevede da una parte l’utilizzo delle evidenze scientifiche nell’approccio diagnostico-terapeutico al Paziente, anche con l’utilizzo di quanto di più moderno la tecnologia possa offrire, dall’altro
la costruzione di un solido rapporto empatico tra Medico e Paziente, che vada oltre la richiesta alleanza terapeutica.
Proteggere e valorizzare la figura professionale dell’Arte Medica, significa certamente creare valore alla protezione sociale, per puntare ad una Sanità Qualificata che sia in grado di fronteggiare qualsiasi evento avverso.
Stiamo vivendo una pandemia che ha messo a nudo la struttura della società del Terzo Millennio, cui non abbiamo senz’altro contribuito ad edificare, ma che si è dimostrata assai fragile, per mano di u n nemico invisibile, colpisce tutti ed in ogni direzione, dimostrando una maggiore virulenza nei confronti dei più deboli: “ANZIANI” figure che una società civile avrebbe dovuto preservare, non solo a parole ….. una nanoparticella che ci fa ritrovare in un senso di solitudine, all’interno di uno spazio “vuoto” inatteso, con una sospensione della quotidianità, al punto che il modus vivendi e le abitudini ne risultano sconvolte.
La speranza è che sentimenti di alto valore etico, quali la solidarietà, l’amicizia, le appartenenze, soprattutto in questo particolare momento, siano garantiti dal singolo, che ne deve essere garante e curatore.
Ricordando una affermazione di Norbert Elias, Sociologo tedesco di origini ebraiche, il quale ebbe a scrivere, quasi vaticinando il futuro “ MAI COME OGGI GLI UOMINI SONO MORTI SILENZIOSAMENTE E IGIENICAMENTE E MAI SONO STATI COSI’ SOLI”.
EINSTEIN ALBERT: “ di due cose sono certo dell’esistenza dell’Universo e della stupidità Umana”.
In una sfida per la sostenibilità, all’orizzonte, una certezza esiste : la eroica dedizione di Medici, infermieri, Operatori Sanitari in genere, in grado di svolgere prestazioni al massimo delle capacità professionali ed umane, in strutture sanitarie spesso fragili e depotenziate.
Quando riusciremo a superare il tunnel, i nostri pensieri devono essere certamente indirizzati a correggere contraddizioni, violenze, debolezze, per un futuro migliore per le generazioni che verranno.
Questo è il momento in cui è d’obbligo riflettere, tutti indistintamente.
Bisogna andare per il verso giusto e riconoscere il merito, sempre, al di la delle appartenenze, soprattutto farsi l’autocritica ed agire nella massima obiettività di comportamento, considerando il prossimo, in ogni luogo ed in qualsiasi circostanza.
Aristotele evocava la Fhronesis, cioè quel comportamento che caratterizza la saggezza.
Fhronesis è saggezza, buon senso.
In definitiva, una Sanità pubblica ed universale, sostenuta dalle tasse pagate dal popolo. Un ruolo complementare del privato, che si occupi di attività non strategiche, ribaltando la progressiva sostituzione che si stava operando in campo di offerta sanitaria, laddove il privato non faceva quello che il pubblico non riusciva a fare certamente non quello che il pubblico non può fare, ma che il pubblico non era stato messo nelle condizioni di fare.
E’ sotto gli occhi di tutti la spoliazione fatta alla Sanità pubblica, dimenticando il diritto alla salute per tutti i Cittadini, senza distinzione, vds. l’art. 32 della Costituzione (sotto finanziamenti, pressioni indebite sul lavoro del personale sanitario condizioni di lavoro spesso inadeguate), che hanno fatto si che avvenisse l’epocale esodo dei professionisti medici verso gli Stati Esteri (accolti a braccia aperte, avendo ricevuto un ”regalo” dall’Italia impagabile, senza avere speso un solo Euro, per gli studi e la formazione) o il privato, dove l’unica cosa che conta è il risultato.
Prima di entrare nel merito delle proposte per la soluzione, mi piace ricordare proprio nel fare risaltare l’art. 32 della nostra Carta Costituzionale, sopra richiamato, per non cadere
nella rete di chi negli ultimi anni, in particolare il mondo della finanza, si è introdotto con forza in un settore che non gli appartiene, creando delle strutture Ospedaliere, chiamate “private”, dove nella logica, il pubblico non doveva entrare, mentre subito dopo avere ottenuto le preventive autorizzazioni, con la capacità manageriale che appartiene, sempre al dio denaro…, sono diventate prestatori d’eccellenza, con l’aggravante di essere “convenzionate” con il pubblico, reclutando il meglio che operava nel pubblico, avendo ricevuto quest’ultimi, dal S.S.N. la possibilità di formarsi, diventando veri scienziati dell’arte Medica, come ricercatori, chirurghi etc. a spese dello Stato Italiano: “dei Cittadini contribuenti”.
Per aiutarci a capire meglio la materia è utile fare un cenno sul funzionamento del Sistema Sanitario Americano. Nazione classificata la più democratica del “Mondo” con le sue contraddizioni proprio in tema di ASSISTENZA SANITARIA.
Come è noto, contrariamente ai paesi Europei, dove la sanità è un diritto universale garantito per legge dallo Stato.
Negli Stati Uniti il sistema sanitario si fonda, sin dalle origini, su criteri di natura essenzialmente privatistica.
E’ proprio la filosofia ispiratrice che si è ribaltata rispetto all’Europa, mentre nel vecchio continente, come abbiamo detto sopra l’accesso alle cure è garantito a tutti, a prescindere dal reddito.
Il Cittadino Americano può curarsi soltanto se preventivamente ha stipulato una copertura Assicurativa o ha i soldi sufficienti per far fronte ai costi.
Più Presidenti hanno tentato di introdurre il sistema di copertura universalistico, almeno negli scopi, come negli anni 60 da L. Johnson che riuscì nella riforma per gran parte della popolazione, mai modificata da allora fino all’Obamacare del 2010, con un sistema sanitario misto che ha esteso il diritto alla copertura assicurativa a fasce di reddito che prima non rientravano nei criteri stabiliti dal MEDICAID degli anni 60 voluto dal Presidente L. Johnson.
L’obama care ha introdotto incentivi fiscali per favorire la stipula delle polizze sanitarie, obbligando altresì i datori di lavoro a contribuire alle spese per l’acquisto delle polizze da parte dei lavoratori ed altri provvedimenti favorevoli a quella fascia di Cittadini, circa trenta
milioni, che non rientravano ed oggi hanno accesso alle cure.
Nell’era Trump, si riparla dopo pochi anni dell’espansione del Medicaid voluta da Obama, una controriforma.
Donald Trump vorrebbe introdurre la Trump care che ha l’obiettivo di eliminare o ridurre progressivamente i sussidi per gli Americani poveri, sostituendoli con un parziale credito d’imposta, con la conseguenza che finirebbe per produrre un incremento progressivo dei premi assicurativi da pagare, ritrovandosi senza copertura assicurativa circa 60 milioni di
Cittadini USA, quindi senza copertura sanitaria di sorta.
Di questo breve excursus, non si può ignorare che dietro l’Assistenza sanitaria, vi sono interessi di natura lobbistica legate a big pharma o alle assicurazioni.
Per concludere, per evitare di cadere nella rete di volere privatizzare tutta la Sanità Italiana, propongo l’esame della seguente soluzione :
1) La Sanità deve tornare a fare il suo unico e vero mestiere, cioè prendersi cura delle persone, e non rispondere ad altre esigenze, fornito di tutto quanto sia necessario per assolvere alla sua missione principale, in termini di Strutture, Attrezzature e Personale;
2) Chi lavora in Sanità deve essere messo nelle condizioni di lavorare bene e raggiungere le proprie soddisfazioni personali;
3) Tutti devono contribuire al finanziamento della Sanità. La scelta di una assicurazione privata non esime alcuno dal contribuire alla Sanità Pubblica, in una logica solidaristica;
4) Il Privato interviene in stretto accordo con il Pubblico, occupandosi di quelle attività che il Pubblico per scelta non esegue, preferendo occuparsi di attività più strategiche o che meglio rispondano alle esigenze del territorio assistito;
5) Il Personale operante nella Sanità Pubblica deve potere avere più voce in capitolo nella gestione della sanità e non essere un mero esecutore, mediante la creazione di un Consiglio Sanitario, che rappresenti le diverse Figure Professionali quivi operanti, nel rispetto delle diverse professionalità, con potere di indirizzo (e forse anche di veto) nelle scelte strategiche. In particolare le attività di indirizzo puramente medico vanno discusse con la parte medica del Consiglio.
Premesso che la gestione della politica richiede un pronunciamento chiaro e non ipocrita, in quanto le mediazioni si devono ricercare solo quando sono al sicuro le questioni fondamentali, il momento contestuale di crisi economica e di tagli di risorse finanziarie del S.S., impone da parte di chi riveste incarichi di responsabilità nell’ambito della gestione della cosa pubblica, soprattutto i Responsabili ai vertici, ma anche i Dirigenti Medici e Sanitari del S.S., la messa in campo di obiettivi e di assetti organizzativi del sistema che penso debbano essere integrati ai fini di garantire equità, continuità ed omogeneità di accesso alle prestazioni sanitarie e a servizi di qualità su tutto il territorio.
Il trattamento moderno richiede una presa in carico “globale” del Paziente, con una forte integrazione tra risorse ospedaliere e territoriali.
Quindi necessita una Rete Ospedaliera basata sulla collaborazione tra strutture e professionisti, stilata come risposta alle difficoltà economiche in cui purtroppo versa il sistema, in parte a causa di chi negli anni, ha gestito il Sistema Sanità con la politica del sopravvivere, quella di arginare un fiume in piena, operando una selezione del personale e delle risorse in genere basata non su criteri di riguardo, ma su criteri marginali, legati ad
operazioni a perdere per il sistema salute.
La integrazione tra gli ospedali ed il territorio della provincia deve essere, se ben articolata, foriera di benessere, soprattutto mentale, per gli operatori, considerando prioritaria la soddisfazione delle necessità dell’utente, con la garanzia di uno standard di qualità ed equità di accesso alle cure.
Per un miglioramento della erogazione e della attuazione dei servizi sanitari e socio assistenziali del territorio, in primis deve vigere la necessità di attuare un’idea di massima di governo del sistema, una sorta di Federalismo Territoriale Sanitario, in quanto emerge la necessità di distinguere, con grande chiarezza, il Decentramento dal Federalismo.
Il Decentramento è un’idea di trasferimento di poteri dal centro alle istituzioni periferiche.
Il Federalismo, di converso, ha come suo caposaldo il valore della comunità,
espressione del popolo.
Mentre il Decentramento è una dottrina sociale che ha come suo fondamento quello di demandare i poteri dalle istituzioni centrali per affidarle a quelle periferiche, affinché queste li ridistribuiscano alla comunità.
Questa condotta significa partecipazione collettiva, decisione paritaria, condivisione degli obiettivi e ruolo decisionale degli operatori.
Gli elementi del territorio potrebbero rientrare, a pieno titolo, nel concetto di Sussidiarietà, nel rispetto dell’Articolo 118 della Costituzione, caratteristica fondamentale del processo di decentramento che implica lo sviluppo di forme ed ambiti per il governo e la gestione dei servizi vicini ai luoghi della cittadinanza e della formazione dei bisogni, ponendo in ogni caso l’attenzione sulla domanda, piuttosto che sull’offerta. Non
spogliando con la chiusura di strutture Ospedaliere del territorio ben funzionanti, concentrando nel capoluogo i reparti, creando solo confusione. Decongestionare la centralità, nelle strutture già esistenti con reparti di eccellenza.
Aiutare la crescita di chi esprime idealità, volontà e disponibilità di
servizio in ambito sanitario.
Tutto ciò potrebbe portare ad indubbi vantaggi come la responsabilizzazione della parte che finanzia il servizio e la vicinanza del cittadino alle istituzioni responsabili della Sanità.
Si creerebbe, in tal senso, un meccanismo atto a favorire una migliore rappresentazione dei bisogni sanitari che si tradurrebbe, in pratica, in una organizzazione di controllo democratico.
Ribadendo che la tutela della salute non può essere delegata a logiche personali o condizionata da interessi campanilistici o da interpretazioni soggettive che non abbiano un concreto supporto di base, dettato da uno studio mirato che ponga in essere il “bisogno” e le “problematiche del territorio” ( condizioni di benessere della popolazione, condizioni della
rete viaria, etc ), il tutto in relazione al funzionamento della rete sanitaria.
Quindi si impone, non una rimodulazione, ma una attenta visione, una disamina della domanda afferente dal territorio, per potere, di converso, porgere una offerta sanitaria e assistenziale che sia a soddisfazione e delle necessità dell’utente (CUSTOMER SATISFACTION) e che faccia prevalere la mobilità attiva a discapito di quella passiva.
Mobilità Passiva che, al giorno d’oggi, in pieno Terzo Millennio, è in relazione allo scarso grado di comunicazione tra i vari operatori della Sanità e la popolazione, che si trasforma, in sintesi, in una insoddisfacente qualità della offerta sanitaria e soprattutto, in un capitolo
di spesa oneroso per il S.S. ma, va fronteggiata, non solo con soluzioni di tipo organizzativo, coprendo gli organici carenti, ma “proponendo” all’utenza personale dotato di capacità professionali e umane, in grado di attirare e concretizzare la continuità assistenziale tra Territorio, Presidi Ospedalieri organizzati in Dipartimenti strutturali o funzionali integrati Ospedale-Territorio, organizzati , per intensità e complessità di cura, in
grado di offrire una offerta specifica alle diverse tipologie patologiche, con strutture Ospedaliere dedicate al trattamento del paziente in fase acuta ed una Rete Territoriale in grado di fornire la presa in carico del Paziente una volta esaurita la fase acuta, erogando altresì prestazioni di media e bassa intensità di cura e domiciliari, in una logica di rete e integrazione delle funzioni e delle risorse.
Obiettivo principale è concretizzare la continuità assistenziale tra il POLO OSPEDALIERO, organizzato in un sistema HUB and Spoke (Ospedale Hub e Ospedali di Rete) con una precisa suddivisione di compiti, evitando doppioni (e quindi sprechi) e la RETE TERRITORIALE
rappresentata dai Presidi Socio-Sanitari Territoriali.
Il Polo Ospedaliero , organizzato con Ospedali diversi per livelli per intensità e complessità di cura, dedicato al trattamento del Paziente in fase acuta, è sede della offerta sanitaria specialistica.
La Rete Territoriale che eroga prestazioni di media e bassa intensità di cura e domiciliari, in una logica di rete e di integrazione delle funzioni e delle risorse.
La Organizzazione Dipartimentale deve essere trasversale, in grado di seguire il Paziente nelle diverse fasi della sua malattia, dalla fase acuta alla fase riabilitativa, dove il Paziente è al centro di una Rete Organizzativa che, anche se prevede il trasferimento del Paziente da
una struttura fisica ad un’altra, ne mantiene la presa in carico e la organizzazione della soddisfazione dei suoi bisogni.
Certo tipo di ragionamento, soprattutto nei territori sicuramente decentrati, garantendo l’efficienza dei servizi, significa poter evitare lo spopolamento dei centri minori, con adeguate politiche di valorizzazione del territorio, garantendo il controllo democratico e partecipato del sistema, da effettuare attraverso i Dipartimenti, atti a favorire lo sviluppo omogeneo e dinamico della rete, nel concetto di Rete Integrata, cui compete una rilevante
implicazione di politica sanitaria, in quanto nega la competizione tra le singole unità operative e ne richiede la loro cooperazione, secondo diversi livelli di complessità dell’intervento loro attribuito, attivando processi di complementarietà per le strutture, in cui un servizio può svolgere un ruolo ottimale dal punto di vista funzionale ed economico.
Gli Ospedali di II livello non possono farsi carico della gestione
complessiva delle patologie croniche e recidivanti come la maggioranza
delle patologie internistiche oggi osservate.
Tale tipo di patologia può essere espletata dagli ospedali di territorio, intesi in tal senso come strutture intermedie di assistenza, inserite nella rete integrata ospedaliera.
Una forte Integrazione di Personale tra Ospedale di II Livello (Hub) ed Ospedali di Rete (Spoke), con la possibilità di far lavorare gli Operatori nelle diverse strutture, consentirà di ovviare alle difficoltà di reperimento di personale negli ospedali di rete.
L’uso estensivo delle Telemedicina, del Fascicolo Sanitario Elettronico, della Teleradiologia, consentirà di avere le informazioni dei singoli pazienti sempre aggiornate, garantendo altresì che al processo di diagnosi e cura partecipino anche Specialisti non presenti fisicamente nel luogo di cura, ma in grado di accedere facilmente alle informazioni sanitarie
del Paziente e fornire un eventuale parere.
Ciò garantirebbe la possibilità di trasferimenti molto precoci, in condizioni di sicurezza, a far fronte alle eventuali complicazioni.
In definitiva, spostare la attenzione dalla singola prestazione all’intero percorso assistenziale, con l’obiettivo che questo possa svolgersi in maniera “unitaria”, anche se le singole prestazioni sono assicurate da strutture diverse.
Guglielmo Rizzo
Portavoce Regione Sicilia UDC delle Politiche Sanitarie e Socio-Assistenziali
