Peste, incertezza, nuovo rinascimento di Maurizio Ballistreri

Peste, incertezza, nuovo rinascimento di Maurizio Ballistreri

LA PESTE, L’INCERTEZZA DEL FUTURO, IL NUOVO RINASCIMENTO di Maurizio Ballistreri

La drammatica diffusione della pandemia da Covid-19 ha riproposto, tra l’altro, l’attualità degli interrogativi e delle analisi contenute in una raccolta di saggi del 2001 di uno dei maggiori sociologi contemporanei, Ulrich Beck, che nel suo “La società globale del rischio” si interrogava su diverse questioni di grande attualità nel nostro tempo: che cos’è l’ambiente? Cosa la natura? Lo stato naturale? L’essere umano?

Siamo in presenza di uno dei maggiori periodi di rischio e di incertezza sul futuro nella storia dell’umanità, nelle nostre città desertificate divenute non-luoghi in cui il tempo sembra sospeso e lo spazio svuotato, con immagini che richiamano alla memoria la letteratura apocalittica e distopica, che ha trovato una splendida rappresentazione cinematografica in “Blade runner” di Ridley Scott.

Una condizione nella quale le misure dei governi di sospensione delle forme ordinarie della vita sociale fanno discutere circa i rischi di vulnus alla democrazia, con la distinzione tra lo stato di emergenza, qual è quello che stiamo vivendo, in cui una situazione oggettiva, la terribile diffusione del coronavirus, impone misure straordinarie, e lo “stato di eccezione”, atto soggettivo di un potere sovrano che sospende le leggi. Una condizione, quest’ultima, che evoca le teorie di uno dei maggiori filosofi del diritto del Novecento, Carl Schmitt, secondo il quale lo “stato di eccezione” è il paradigma costitutivo della sovranità e, quindi, dell’ordine giuridico.

E questa peste del XXI Secolo ha riproposto anche altri temi dialettici, come quello tra potere politico-istituzionale e ruolo della scienza e, in quest’ultima, tra le varie scuole di pensiero, un po’ come nel frontespizio del “Leviatano” di Hobbes, in cui compare la figura del mostro biblico che tiene in una mano la spada, simbolo del potere, e nell’altra del pastorale, con nel busto del corpo una moltitudine di figure, tra le quali quelle di due medici con la maschera a becco d’uccello, in uso a chi curava la peste, con un inequivocabile richiamo a Tucidide. E sì, perché le leggi eccezionali adottate nel mondo per fronteggiare l’epidemia, sembrano proprio prendere spunto dalla regolazione determinista delle società secondo il modello-medico, sostenuta dal grande storico ateniense.

Senza alcun indugio palingenetico l’umanità è a un bivio, o coglie l’opportunità da questa immane tragedia mondiale di ridiscutere il dogma della globalizzazione, di cui il virus altro non è che il viaggiatore oscuro e beffardo inseritosi nella riduzione dei rapporti spazio-tempo, oppure la prospettiva sarà ulteriormente tragica.

Si devono sostituire all’ideologia mercatistica e all’egoismo, come quello di quei paesi, in testa la Germania, che in Europa vogliono per miope interesse nazionale, in verità solo di breve periodo, bloccare la solidarietà nell’Unione attraverso la fine dell’austerity e delle bieche regole del Patto di stabilità, i valori di un nuovo umanesimo, con regole economiche e sociali che pongano al centro il valore della persona.

Ecco, quindi, l’esigenza di assegnare il primato al sostegno di politiche di sicurezza sociale e sanitaria da finanziarsi con uno strumento globale di intervento del Fondo Monetario Internazionale e l’obbligo di rispettare la clausola sociale per tutti gli Stati, a tutela dei diritti dei lavoratori, e in Europa sostenere lavoratori, famiglie e imprese con iniezioni di liquidità monetaria.

Insomma, tra i sovranismi, più correttamente neo-nazionalismi, e il cosmopolitismo liberista, serve una “terza via” della solidarietà tra i popoli e le nazioni, con regole che al primato del capitale sostituiscano quello dell’uomo, ricordando che alla terribile “peste nera” del XIV secolo seguì il Rinascimento e la diffusione della civiltà umanistica.

lwzws