MONDONUOVO LIBRI Romana Romano “Preludi di Armonia”, Giuliano Landolfi editore, 2025
Romana Romano Preludi di Armonia.Giuliano Landolfi editore , 2025
In un mondo così caotico, drammaticamente crudele e violento, pieno di contraddizioni, liquido ed artificiale, ha ancora un posto la poesia?
In un mondo dominato dall’angoscia, dal vuoto, dove le risposte, talora, si cercano nel fondamentalismo religioso, in un mondo occidentale dove si registra perdita di senso del sacro, di memoria storica, il poeta, già dal Secondo Ottocento, ha perso il suo ruolo.
Sembra, invece, che il poeta continui ad esercitare un ruolo importante, legato alla sfera spirituale e anche alla natura e alla comunità, nelle società meno industrializzate.
Allora ha ancora senso parlare di poesia nella nostra società e rivendicare il ruolo del poeta?
Mi sono venute in mente le parole di Mussapi:” La poesia non salva, non guarisce, ma accompagna, ci spinge a riflettere, a ritrovarci, allarga il nostro orizzonte. E in questo momento di guerra “mondiale e a pezzi”, usando la definizione di Papa Francesco, a proposito della poesia mi sono venute in aiuto, per dare ulteriore forza e senso ad essa, le parole di Ungaretti:” La poesia è poesia quando porta in sé un segreto”, “essa è un viaggio nella profondità dell’Essere per cogliere l’Essenza “, e soprattutto “ La poesia è una parola molto amorevole rivolta alle persone che l’ascoltano perché diventino più umane”.
Mi piace, dunque, inserire questo libro in questa cornice ungarettiana; si tratta di un’occasione che ci induce a fermarci dalla frenetica vita quotidiana e ci mette in rapporto con il Mistero che è il nocciolo della raccolta poetica di Romana Romano Preludi di Armonia .
Inizio la presentazione proprio dal titolo. Il termine preludio, preso a prestito dalla musica dove indica un breve brano musicale di carattere libero e improvvisativo posto all’inizio di un’opera più complessa e più ampia, indica bene la caratteristica fondamentale di questa raccolta: la vita in tutti i suoi aspetti, liberi e imprevedibili, fragili, precari, come premessa per un’armonia più grande , completa, difficile da definire, ma profondamente sentita dall’autrice.
Non a caso la raccolta si apre con la poesia Attesa, che costituisce il motivo ricorrente del libro, declinato in vari modi, e si conclude con il testo Il ritmo e la danza ( pag.71) in cui gli ultimi versi richiamano
“ l’attesa silente del cuore il cui “ritmo e la danza “ sono condotti da una presenza Superiore.
“Nel pacato tempo/ senile/ il cuore si nutre/ di affetti / pensando /al domani”….” Cresce il desiderio /cede l’azione./ Altri conduce/ il ritmo e la danza/nutrendo l’attesa/ silente del cuore.
Già in queste due poesie si possono notare non solo il tema dominante (l’attesa, il mistero), ma anche le caratteristiche linguistiche e stilistiche. La poetessa, sulla scia della lezione ungarettiana, riduce il verso e la punteggiatura all’essenziale, lo scarnifica; le parole si stagliano nella pagina isolate, spesso in anastrofe, talvolta una parola costituisce un verso; si riempiono di significato pregnante in accostamenti analogici o attraverso metafore e similitudini. “ L’attesa /cifra del tempo/ riempie l’occhio/ come la pioggia/feconda /la terra arida./Sughero masticato/ il gusto/ delle cose/…, (Attesa pag.9).
Il linguaggio attinge spesso al quotidiano, ma viene rivissuto in maniera originale in accostamenti, ossimori, litoti non comuni che rimandano ad altro: per esempio ricorre in più testi l’espressione “caparra di salvezza”, legata al tema dominante , l’attesa, l’Oltre, il mistero. Il termine, preso a prestito dal linguaggio comune e giuridico, indica il preludio della salvezza, la speranza, ma nel suono duro allude, forse, anche alle difficoltà del vivere terreno, tematica presente in molte poesie.
L’attesa di Romana Romano non è un abbandono mistico e irrazionale, è un bisogno profondo, sofferto, un desiderio di abbandono, una ricerca dell’essenziale nell’esistenza, consapevole del dolore, della malattia, delle ingiustizie, della fragilità dell’uomo e della sua estrema precarietà, dell’inquietudine e dell’angoscia.
In Notti ( pag. 25) leggiamo: “Notti spezzate/ dal sonno/inquieto. / Chi chiede ragione/ di quest’ora? Il respiro non placa/ il cuore /il silenzio / è desiderio/ vivo dell’alba….”Nell’attesa / che invade l’anima/ l’istante/ germoglia/ in un tempo donato.
Il tempo è donato, non ci appartiene; anche questa consapevolezza emerge in diverse poesie.
Nel testo IL dono (pag. 38) il sorriso della bimba, che guarda con stupore il volto sofferente del padre che dona un regalo inatteso, diventa lo spunto per la gioia di un istante , preludio e premessa di un altro Padre. In diverse poesie la presenza dei bambini è un motivo per parlare dell’esistenza e del rapporto con il mistero.
Un dono è la vita: il donare noi stessi agli altri, la fratellanza danno senso alla vita : “ uscire dal luogo protetto che ci consola”, come l’ autrice dice nella poesia Trincea , significa “cambiare il ritmo”,” partecipare” , non rimanere inerti e indolenti , rischiare in un mondo caratterizzato dal dolore , da” giovani vite spezzate”, come evidenzia nell’omonima poesia. Molto pregnante, nella poesia che ho citato, il paragone fra la trincea e l’uomo che invece si apre alla vita.
Nelle poesie nulla della vita viene trascurato: dal dolore per le vite prematuramente spezzate, alla guerra, alla perdita delle persone care; tuttavia c’è sempre la speranza, la possibilità di superare “ il varco”, immagine montaliana, che nel poeta ligure resta solo un’ aspirazione, un’idea, perchè, come lui afferma, “resta ancorato alla terra”, mentre nella nostra poetessa è certezza di un Oltre, attesa di superamento del confine.
Un posto di rilievo ha anche la natura, ora utilizzata come metafora, similitudine, ora nella sua essenza.
In Rocce (pag.54) ….“ il cosmo salino/donando refrigerio/ nutre l’attesa/”, dà attimi di gioia.
L’Etna in Montagna di fuoco (pag.35) rappresenta la potenza della Natura (“ Il vulcano/ illumina la notte/ fra bellezza e paura/…); La poetessa esprime bene la potenza e il fascino del sublime.
Nella 4° e 5° strofa scrive : “ la pioggia/ illude la terra riarsa./
La pioggia mescola insieme lava e terra, rendendo più fertile il mondo; la chiusa, strettamente legata all’immagine precedente della fertilità, si riferisce all’anima che vive fra gioia e timore, attendendo il dono che compirà l’attesa.
La presenza degli animali (la lepre, gli uccelli) anima molte poesie; anche in queste c’è sempre un rapporto di identità o di opposizione.
Il linguaggio onomatopeico, usato in molte di queste poesie, non solo in quelle dove si registra la presenza degli uccelli, è un retaggio pascoliano (zirlano, bisbigliano, sussurrano—), così come l’espressione ricorrente “ segnano il sereno”.
La fatica del ricordo che non sempre è consolatorio, tema presente in varie composizioni, richiama Montale, così come l’uso di alcuni vocaboli dal suono duro e alcune immagini ( meriggio, falco).
La ricerca dell’essenza della vita rimanda alla ricerca e alla religiosità di Ungaretti. Il richiamo continuo alla quotidianità mi ha fatto venire in mente Saba e la sua poetica dell’onestà.
Nelle opere degli scrittori e degli artisti, come dice Bachtin, la lettura dei poeti e degli artisti del passato agisce a livello di memoria conscia e inconscia.
In Romana Romano le allusioni agli altri poeti sono sempre strettamente legate al suo vissuto e alla sua poetica, rivivono di vita nuova, creando un ritmo musicale dovuto non alla rima, ma alle frequenti assonanze e allitterazioni.
Prof.ssa Carmelita Paradiso
