I nipoti Mubarak e i discendenti di Federico II di Giovanni Frazzica

I nipoti Mubarak e i discendenti di Federico II  di Giovanni Frazzica

Sembra che, per fortuna, le attività di devastazione e di saccheggio, collaterali alle recenti manifestazioni di protesta siano terminate. Tuttavia il cambio di passo dei movimenti giovanili, che recentemente si sono astenuti dal praticare violenza, potrebbe essere solo una tregua, ma non una pace, considerato che i temi alla radice della mobilitazione non sono stati presi in considerazione, in quanto messi in secondo piano dalle intemperanze delinquenziali che però hanno fatto notizia. Una nota interessante appare quella che fa intravvedere una sorta di ritorno alla goliardia e all’ironia, che è forse più effecace di un colpo di mazza contro una vetrina. Fu la strada intrapresa dai movimenti giovanili del tardo ’68 che affermarono contro le classi dirigenti che contestavano “una risata vi seppelirà” e quella frase segnò l’inizio di un nuovo percorso che segnava la fine del confronto muscolare nelle piazze ed il ritorno al dialogo politico. C’è da ritenere che probabilmente una parte di questi giovani che si sono mobilitati adesso risente delle narrazioni di una certa politica che parla di remigrazione, come obiettivo da conseguire per dare soluzione ai problemi del Paese. Qelli che risentono maggiormente di queste minacce sono i cosiddetti giovani di seconda generazione povenienti da paesi islamici. Ma indubbiamente una linea che nelle declaratorie appare come iper securitaria non piace neanche a tanti giovani italiani che sono scesi in piazza per la Palestina e che sono solidali con i loro colleghi che, anche se incolpevoli, si sentono nel mirino di entità politiche che vogliono far fortuna sulla loro pelle. Inoltre per tutti i giovani, italiani e stranieri, che vivono i disagi delle stesse periferie viene a mancare la luce della speranza per il futuro. Le risposte ai problemi italiani, pur considerando le difficoltà del momento, non possono essere quelle proposte da formazioni di destra che competono tra di loro per mostrare il volto più feroce possibile a beneficio di telecamera. Se è vero che Hisoria est Magistra Vitae, diamo uno sguardo al nostro passato per vedere come gli antichi romani hanno risolto la questione multietnica o quello che ha fatto 800 anni fa l’imperatore Federico II di Svevia. Orbene dobbiamo considerare preliminarmente che Federico II fu un intellettuale dal pensiero profondo e che questa sua caratteristica lo portò a diventare protettore di artisti e studiosi: la sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, germanica, araba ed ebraica. Federico II parlava ben sei lingue latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo ed ebbe un ruolo importante nel promuovere le lettere e le arti. Nella sua corte soggiornarono uomini di gran cultura di quei tempi quali il poeta errante Tannhäuser, Michele Scoto, che tradusse alcune opere di Aristotele, l’ebreo francese Jacob Anatoli, traduttore di testi scientifici arabi e che diffuse la conoscenza in Europa di testi arabi, l’arabo cristiano Teodoro da Antiochia e Juda ben Salomon Cohen, enciclopedista ebreo. Inoltre va detto che Fedeico II di Svevia, nipote di Ruggero II, governando nel solco di una continuità multiculturale già adottata dallo zio, riuscì anche a lasciare il segno nell’arte e in quelle costruzioni in stile arabo-normanno che ritroviamo ancora in tante opere di grande pregio architettonico e che sono parte importante del patromonio monumentale italiano. Certamente erano altri tempi, ma erano anche quelli in cui i Saraceni non sbarcavano sulle coste italiane armati di smartphone, per cui l’equilibrio raggiunto da Federico II partendo dalla cultura divenne poi un successo politico e sociale. Forse oggi, non conoscendo o non ricordando la nostra Storia, si percorrono strade simili a quelle intraprese nella Germania degli anni 30 e non c’è necessità di sottolineare quanto quelle strade fossero sbagliate e pericolose. Per questo oggi, piuttosto che guardare a modelli di hitleriana memoria, sarebbe più utile e salutare studiare e cercare di adattare al nostro momento la politica federiciana, non tralasciando anche di considerare la straordinaria inclusività dell’Impero romano.

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