ARTE & CULTURA Mooscollection e la parola custodita nell’ oro

ARTE & CULTURA Mooscollection e la parola custodita nell’ oro

Mooscollection e la parola custodita nell’oro – Tratto da Betapress

La raccolta di Dean Hamerly invita a conoscere le arti dell’Africa occidentale attraverso la memoria, l’autorità e le relazioni che gli oggetti rendono visibili.

Un uomo aiuta un altro a salire su un albero. La scena compare sulla sommità di un bastone Asante presentato nella galleria online Mooscollection. Il catalogo la collega a un proverbio sul sostegno che si offre a chi intraprende una buona azione. Nel legno scolpito, sotto il rivestimento d’oro, un gesto quotidiano diventa una riflessione sulla cooperazione. È un buon punto da cui cominciare a conoscere questa raccolta, perché obbliga a soffermarsi su ciò che una forma vuole comunicare. 

Mooscollection è una galleria e un archivio online dedicati alle arti dell’Africa occidentale, con particolare attenzione alle culture Akan del Ghana e della Costa d’Avorio. La raccolta, situata a New York, è stata fondata ed è curata da Dean Hamerly. Nel racconto pubblicato sul sito, il suo interesse prende avvio dall’incontro con un bastone Asante al Virginia Museum of Fine Arts e si approfondisce attraverso gli studi, i viaggi e due anni e mezzo trascorsi in un villaggio Dogon del Mali, durante il servizio nei Peace Corps. Una storia di frequentazione dei luoghi e delle persone accompagna dunque il percorso collezionistico. al commercio dell’oro e teste commemorative compongono un percorso che permette di avvicinarsi a funzioni sociali differenti. Ogni categoria apre una domanda. Chi poteva indossare quel gioiello? Quale incarico rendeva riconoscibile un’insegna? A chi era destinato un ritratto? Quando queste domande entrano nell’osservazione, la bellezza acquista profondità e il visitatore comincia a ricostruire il mondo umano nel quale l’oggetto aveva senso. 

I bastoni degli okyeame meritano un’attenzione particolare. La parola, spesso resa con «linguisti», indica figure di corte le cui responsabilità comprendevano la mediazione della parola del sovrano, il consiglio e la diplomazia. Le schede del Metropolitan Museum of Art ne descrivono la conoscenza dei proverbi e della tradizione orale, necessaria per interpretare e trasmettere discorsi complessi. Le immagini poste sui bastoni contribuivano a quel linguaggio pubblico, richiamando idee sull’autorità e sui rapporti fra governanti e comunità.

Da giornalista, trovo particolarmente significativa questa relazione fra competenza, parola e responsabilità. Parlare a nome di qualcuno comporta il dovere di comprenderne il pensiero e di rispondere della sua trasmissione. È una questione che riguarda anche il nostro mestiere, soprattutto quando la velocità della comunicazione induce a ripetere formule prima di averne verificato il contenuto. Quegli oggetti sollecitano una domanda molto attuale sulla preparazione di chi occupa lo spazio pubblico.

Quanto sapere sostiene le parole che pronunciamo?

Anche l’oro, attraversando la raccolta, assume significati che richiedono una lettura attenta. I pettorali akrafokonmu, presentati come «dischi dell’anima», sono descritti in relazione al rango, all’appartenenza alla corte e alla protezione spirituale. La loro luminosità prende parte a una concezione dell’autorità nella quale il corpo di chi indossa l’oggetto rappresenta legami e responsabilità. Fermarsi alla preziosità del materiale lascerebbe fuori proprio la ragione per cui quel materiale ha ricevuto una determinata forma. 

La sezione dedicata al commercio dell’oro introduce un’altra dimensione. Bilance, pesi, contenitori e cucchiai per la polvere d’oro documentano operazioni concrete di misurazione e scambio. Il catalogo ne spiega gli usi e, in alcuni casi, i motivi figurativi. Sono oggetti che consentono di interrogare l’organizzazione economica attraverso gli strumenti del lavoro quotidiano. La storia diventa più comprensibile quando possiamo osservare come si pesava una merce, come la si custodiva e quali conoscenze rendevano possibile una transazione. 

Le teste commemorative in terracotta, indicate come nsodie o mma, conducono invece alla memoria dei defunti. La presentazione della raccolta ricorda il lavoro delle ceramiste Akan e la realizzazione di immagini destinate a commemorare sovrani e persone di alto rango, inserite in pratiche funerarie e nel rapporto con gli antenati. Di fronte a questi volti, la domanda riguarda anche il modo in cui una comunità preserva la presenza di chi è scomparso. Il ritratto rende visibile un legame che la morte ha trasformato. 

Occorre avvicinarsi a queste testimonianze con la disponibilità a studiare società complesse, attraversate da gerarchie e conflitti, oltre che capaci di produrre opere di grande interesse. Ammirarle non impone di idealizzare il loro contesto. Impone, semmai, di riconoscere che quel contesto merita la stessa precisione che chiediamo quando vengono raccontate le nostre vicende. La parola «Africa», usata senza ulteriori distinzioni, rischia di cancellare differenze essenziali. Nominare i luoghi, le culture e le funzioni degli oggetti è già un esercizio di rispetto.

Per questo vedo in una raccolta accessibile online anche un’opportunità educativa. Un insegnante potrebbe partire dal bastone con le due figure e chiedere agli studenti di descriverlo, formulare ipotesi, confrontarle con la scheda e cercare altre interpretazioni documentate. Potrebbe poi interrogare la classe sui simboli con cui la nostra società rappresenta il potere o la solidarietà. Il passaggio dall’impressione alla ricerca rende l’incontro con l’opera un esercizio di pensiero, nel quale l’osservatore impara a distinguere ciò che vede da ciò che presume di sapere.

Un elemento particolarmente interessante è la collaborazione fra Mooscollection e Kweku Okokroko, pittore e scrittore ghanese. Il progetto mette in relazione elementi culturali presenti nei suoi dipinti con manufatti della raccolta. Il lavoro dell’artista, così come viene presentato, si concentra sulla cultura, sull’identità e sulla storia delle comunità del Ghana e delle aree vicine. Accostare questa ricerca agli oggetti storici permette di seguire la trasformazione dei riferimenti culturali e il loro ingresso in nuove composizioni.

È una scelta che considero culturalmente feconda. Il passato continua a essere interpretato da persone che producono immagini e attribuiscono nuovi significati ai simboli ereditati. L’artista contemporaneo porta dentro il percorso la propria voce, rendendo più difficile relegare quelle culture in un tempo immobile. Una collezione acquista interesse anche attraverso le domande che il presente le rivolge, e il confronto con chi oggi lavora su quelle eredità amplia le possibilità di lettura.

La qualità di un archivio dipende poi dalla cura delle informazioni che accompagna. Diverse schede di Mooscollection riportano materiali, misure, precedenti collezioni e riferimenti a pubblicazioni o esposizioni. Sono elementi che consentono al lettore di andare oltre la fotografia e di iniziare una verifica. Questo lavoro documentario merita attenzione, perché una parte importante della conoscenza si costruisce proprio attraverso dettagli apparentemente secondari, collegamenti bibliografici e attribuzioni formulate con prudenza. 

Il collezionismo assume così una responsabilità che riguarda la possibilità di studiare quanto viene conservato. A mio giudizio, il suo contributo culturale cresce con la trasparenza delle provenienze, con la disponibilità al confronto e con lo spazio riconosciuto alle competenze delle comunità d’origine. È un criterio di lettura applicabile a qualunque raccolta. Conservare un oggetto significa anche permettere che la sua storia venga indagata, discussa e, quando emergono nuove evidenze, corretta.

Per Betapress, raccontare un’esperienza come Mooscollection significa proporre ai lettori un’occasione di conoscenza che richiede tempo e attenzione. È un compito editoriale preciso. L’informazione culturale può aiutare a vedere meglio, offrendo il contesto necessario per comprendere un’immagine e invitando a cercare ciò che ancora manca. La curiosità diventa più solida quando incontra nomi, luoghi e documenti. E il rispetto per una cultura cresce quando le riconosciamo il diritto alla complessità.

Torniamo allora alle due figure sul bastone. Una persona sale e un’altra la sostiene. Possiamo leggere in quel gesto anche un invito rivolto a chi raccoglie, studia e racconta le opere. Rendere accessibile una conoscenza significa aiutare qualcuno a raggiungere un punto di osservazione prima precluso. Il valore di Mooscollection, per come emerge dal suo percorso online, sta nella possibilità di favorire questo incontro.

L’oro attira lo sguardo. Comprendere ciò che custodisce richiede la nostra partecipazione.

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