Stefano Cirillo querela il sen. Calenda per diffamazione
Questo il testo della denuncia-querela che contiene le sofferte motivazioni del dr. Cirillo:
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI
PALERMO
DENUNCIA-QUERELA
Il sottoscritto Stefano Cirillo, nato a Siracusa il 24.08.1962, elettivamente
domiciliato presso lo studio del difensore, avv.to Marco Traina, sito in Palermo,
via P.pe di Belmonte n. 80, con la presente dichiara di proporre formale
denuncia-querela nei confronti del senatore Carlo Calenda per i seguenti
motivi:
In data 20 aprile 2024, ho partecipato alla presentazione del libro scritto
dall’on. Calenda, titolato “Il Patto”, che si è tenuta, in una sala gremita di
gente, presso il casale San Lorenzo, sito in Palermo, p.zza Stazione San Lorenzo
n. 17.
Premetto di rivestire la carica politica di segretario regionale della Democrazia
Cristiana, il cui segretario nazionale è l’ex presidente della Regione siciliana,
Salvatore Cuffaro.
A tale evento era presente non solo l’on. Calenda, ma anche l’ex sindaco di
Cinisi, Giangiacomo Palazzolo e l’ex europarlamentare Sonia Alfano.
L’evento era moderato dal giornalista Emanuele Lauria.
1Iniziata la presentazione del libro al senatore Carlo Calenda sono state poste
una serie di domande da parte del moderatore.
Una di queste aveva ad oggetto il rientro in politica di Salvatore Cuffaro e
veniva chiesto, conseguentemente, di esprimere una opinione in tal senso.
Il senatore Calenda nel rispondere alla domanda, faceva riferimento al fatto
che gli era stata comunicata la mia presenza in sala, in qualità di segretario
regionale della Democrazia Cristiana, alché io alzavo la mano facendomi
vedere.
L’on. Calenda, quindi, rivolgendosi al sottoscritto rispondeva alla domanda
postagli dichiarando testualmente: “il caso Cuffaro non è il caso di uno che forse ha
fatto, è il caso di uno che è stato condannato in via definitiva per favoreggiamento dei
mafiosi e in un Paese che non è un Paese del terzo mondo una persona del genere non
ha la faccia di presentarsi in pubblico per il resto dei suoi giorni, non si rimette a fare
politica perché se è così per favore non celebriamo Falcone e Borsellino come grandi eroi.
Ce ne stiamo tutti in silenzio e diciamo che va bene tutto”.
Calenda poi nel prosieguo del suo discorso si è infervorato e mettendosi in
piedi, rivolgendosi sempre al sottoscritto, ha testualmente affermato: “uno che
torna e dice, si guarda io ho favorito i mafiosi, ma adesso ho 140 mila voti, e tieniteli,
duecentomila… me ne fotto. In nessun Paese civile, in nessun posto come la Sicilia che
ha avuto i morti che ha avuto, uno oserebbe dire ho 140 mila voti. Tu non hai niente.
Perché i voti sono liberi e non ti devi permettere, per dignità dei siciliani, di dire che
controllo 200 mila voti, non controlli un beato nulla, perché i voti sono dei cittadini”.
Ebbene a seguito di queste dichiarazioni, legittime, in quanto ognuno ha le
proprie idee ed è giusto che vengano offerte al pubblico, sempre però nel
2rispetto reciproco, della dignità e dell’onore altrui, il sottoscritto ha chiesto
all’on. Calenda di poter rispondere alle sue dichiarazioni, tuttavia il senatore,
rivolgendosi sempre al sottoscritto, ha risposto negativamente affermando
testualmente: “ti posso dire che avrai altri 25 mila di eventi, al nostro evento
(ossia alla presentazione del libro) alla nostra iniziativa, io persone che
favoriscono i mafiosi non li voglio”.
A quelle parole il sottoscritto si è alzato in piedi e rivolgendosi all’on. Calenda
gli ha risposto che si doveva vergognare perché rispondendo in quel modo
offendeva l’intelligenza di circa 200 mila siciliani che, secondo le parole di
Calenda, si farebbero controllare da Salvatore Cuffaro.
Il senatore Calenda, alle mie parole, rispondeva testualmente che “non si fa
intimidire dagli amici dei mafiosi”.
Ebbene appare evidente che le parole del Calenda pronunciate nei miei
confronti sono state offensive e diffamatorie, in quanto dinanzi ad una sala
piena di gente, mi ha apostrofato dapprima come una persona che favorisce i
mafiosi e successivamente come un soggetto amico dei mafiosi.
Tali dichiarazioni sono altamente lesive della mia onorabilità e della mia
persona.
Il senatore Calenda nel pronunciare quelle frasi ha inteso dire che il sottoscritto
sarebbe un favoreggiatore, amico dei mafiosi e quindi un mafioso.
Ognuno è libero di avere idee politiche diverse e il confronto politico, il dibattito
pubblico, quando si svolge in modo sano e leale è sempre positivo, tuttavia le
parole del Calenda hanno oltrepassato il limite del diritto di critica politica e
3sono sfociate in una vera e propria offesa personale nei confronti del
sottoscritto.
Ho cercato, ribattendo alle parole di Calenda, di difendere una comunità di
persone che non la pensano come il senatore, e che non devono per tal motivo
essere ritenute “controllate” da Cuffaro o da qualsiasi altro politico.
Ho cercato di rispondere al Calenda che non era vero il fatto che Cuffaro avesse
mai detto di controllare 140 mila voti, atteso che il giornale “Il Riformista” che
aveva riportato per prima la notizia, aveva a sua volta titolato quell’articolo del
giorno 11.04.2024, che ha fatto discutere molti commentatori politici, con un
virgolettato che in realtà non corrispondeva al contenuto dell’articolo e alle
reali parole pronunciate dal Cuffaro, il quale peraltro ne aveva preso le distanze
pubblicamente.
E’ pacifico in giurisprudenza che il diritto di critica politica può essere esercitato
anche mediante l’utilizzo di espressioni forti, pungenti, di disapprovazione
verso esponenti di opposte ideologie o di opposti partiti politici, tuttavia non
deve mai sfociare in attacchi personali, alla persona che si sostanziano nella
ingiuria, nella contumelia o nella lesione della reputazione.
Nel caso di specie l’on. Calenda mi ha attribuito un fatto oggettivamente falso,
penalmente rilevante e lesivo della mia reputazione.
Per ultimo non può ravvisarsi nel caso di specie la causa di non punibilità di cui
all’art. 68 della Costituzione, per essere il Calenda senatore della Repubblica.
Infatti la insindacabilità prevista dalla norma citata per i parlamentari opera
solo per quelle opinioni espresse nell’esercizio delle proprie funzioni.
Nel caso di specie, le opinioni espresse dal senatore Calenda non rientrano tra
4quelle tutelate dalla Costituzione proprio perché manca il nesso funzionale con
l’attività parlamentare.
La giurisprudenza di legittimità e quella costituzionale hanno più volte stabilito
che gli atti di funzione posti in essere dai membri del Parlamento, per i quali
vige il principio di insindacabilità, sono quelli relativi all’esercizio delle funzioni
proprie di membro del Parlamento, ossia gli atti tipici del mandato
parlamentare. Ne consegue che non possono farsi rientrare nella attività
coperta dalla prerogativa della insindacabilità tutte quelle manifestazioni del
pensiero che, espresse in eventi, comizi, cortei, trasmissioni radio-televisive ed
altro, non siano in rapporto funzionale con l’attività parlamentare.
Da ciò discende che le attività extraparlamentari (nel caso di specie si trattava
della presentazione del libro di Carlo Calenda) non costituiscono funzioni
proprie dei membri del Parlamento, conseguentemente nel campo della
propaganda politica il parlamentare deve ritenersi sottoposto agli stessi limiti di
ogni altro cittadino.
Per tali motivi, alla luce di quanto sopra esposto, non potendosi ravvisare la
tutela costituzionale di cui al citato art. 68 Cost., sporgo formale denuncia
querela nei confronti del senatore Carlo Calenda per il reato di diffamazione e
chiedo che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo persegua
il responsabile di tale condotta, per il reato sopra indicato e/o per tutti gli altri
reati che verranno eventualmente individuati, riservando di costituirmi parte
civile nell’instaurando procedimento penale.
Nomino come difensore della persona offesa l’avv.to Marco Traina, con
studio in Palermo, via P.pe di Belmonte n. 80, ove eleggo domicilio, al
5quale conferisco procura speciale per depositare la denuncia-querela
che precede per il reato di diffamazione aggravata e per tutti quelli che
dovessero emergere nel corso delle indagini.
Chiedo di essere avvisato, ai sensi dell’art. 408, co. 2°, e seg. del c.p.p., della
eventuale richiesta di archiviazione e ai sensi dell’art. 406, co. 3°, c.p.p. della
eventuale richiesta di proroga delle indagini.
Si allega video.
Palermo lì
Dott. Stefano Cirillo
vera la firma
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