SANDRO MAZZOLA IL “BAFFO” DEL CALCIO MONDIALE di Maurizio Ballistreri

SANDRO MAZZOLA IL “BAFFO” DEL CALCIO MONDIALE di Maurizio Ballistreri

SANDRO MAZZOLA IL “BAFFO” DEL CALCIO MONDIALE di Maurizio Ballistreri

Sandro Mazzola è stato onorato, giustamente, dalle istituzioni italiane come una leggenda del calcio e dello sport, non solo del nostro paese ma a livello mondiale. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa, quello della Camera Lorenzo Fontana, la Premier Giorgia Meloni (ma non il Capo dello Stato, nonostante, tra l’altro, Mazzola fosse stato insignito delle onorificenze di Cavaliere prima e di Commendatore dopo, dell’Ordine al Merito della Repubblica), i vertici del Coni e della Figc, con il minuto di silenzio prima delle partite del 19 e del 20 settembre scorsi.

Di lui si è ricordato il peso del papà Valentino, altra leggenda del nostro calcio, il capitano del Grande Torino, che è riuscito ad eguagliare (e anche a superare), i 4 scudetti vinti, le 2 Coppe dei Campioni e le 2 Intercontinentali con la Grande Inter del Mago Helenio Herrera; la Coppa Europa vinta con la Nazionale nel 1968 contro la Jugoslavia grazie soprattutto alla sua prestazione a tutto capo, e la finale contro il Brasile di Pelè nella Coppa Rimet del 1970; le 70 presenze con la maglia azzurra e i 22 goals; la rivalità con Gianni Rivera, i due goals nella storia del calcio planetario: quello alla Svizzera, con la Nazionale italiana, il 17 ottobre 1970, dopo sei palleggi aerei, e quello al Vavas di Budapest l’8 dicembre 1966, dopo avere dribblato più volte la difesa degli ungheresi – ritenuto il più bello della storia della competizione della Coppa dei Campioni – il ruolo di dirigente sportivo e di commentatore televisivo, ma molte omissioni sono state fatte.

Non si è ricordato che ha vinto nel 1964 non solo la Coppa dei Campioni al Prater di Vienna, con due goal che affondarono il Real Madrid di Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas, ma anche la classifica dei cannonieri della competizione, vinta anche in Italia nell’anno 1964-1965; si è omesso di citare che il suo nome figura nella Hall of fame del calcio italiano e in quella dell’Inter, nonché nella classifica dei “Migliori calciatori del XX secolo IFFHS” e in quella dei 100 calciatori più forti di ogni epoca stilata da ForForTwo e che fece parte nel 1967 della formazione del Resto del Mondo, nella partita contro la Spagna per onorare il mitico portiere iberico Ricardo Zamora, segnando una rete.

Di Mazzola disse Omar Sivori, che certamente non amava l’Inter, che “era il più forte attaccante al mondo tra il 1964 e il 1967”.

E non si è sottolineato abbastanza che Sandro Mazzola è stato un calciatore universale, in grado di giocare in tutti i ruoli: attaccante (ma non “falso nueve”), trequartista, ala destra, regista e che il Pallone d’Oro edizione 1971, in cui arrivò secondo dopo Crujff, gli fu scippato da una manovra carica di odio del giornalista italiano membro della giuria. E di recente alla Rivista “France Football” era stato proposto di assegnare a Mazzola il Pallone d’Oro alla carriera e farebbero bene le autorità sportive italiane a proporlo per attribuirglielo alla memoria.

Ma ciò che andava sottolineato anche è che con Sandro Mazzola sparisce non solo un fuoriclasse che appartiene all’Olimpo del calcio mondiale, ma anche una figura luminosa di sportivo, quella della Belle Époque di un calcio genuino, senza procuratori, sponsor e giri di denaro milionari, con giocatori attaccati alla maglia e non mercenari, come il grande “Baffo”, che ha giocato solo per la beneamata Inter, resistendo alle sirene della Juventus di Gianni Agnelli ed alle sue proposte fiabesche nel 1967. E già, perché a Sandro Mazzola gli si poteva fare solo un baffo!

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