IL FISCO IN ITALIA AMA IL LORDO. IL PICCOLO PROPRIETARIO, UN PO’ MENO
Quando affittare una stanza diventa quasi un esercizio di resistenza fiscale
C’era una volta il piccolo proprietario. Aveva una casa, magari tre camere, pagava IMU, manutenzione, bollette, assicurazione, biancheria, pulizie e riparazioni. Poi gli dissero: “Mettila a reddito, il turismo è una risorsa.”
Arrivarono piattaforma, commissioni, IVA sulle commissioni, costi di transazione e ritenuta fiscale.
Ed ecco la magia.
Nel pagamento Booking che abbiamo esaminato, gli ospiti spendono 1.547,10 euro. Al proprietario ne arrivano 854,16.
Non è un refuso: il 55,2%.
La piattaforma trattiene 278,48 euro di commissioni, altri 23,20 di costi di transazione e 66,36 euro di IVA collegata ai servizi. Il Fisco, nel frattempo, preleva alla fonte 324,90 euro, praticamente il 21% del corrispettivo lordo.
Naturalmente commissioni e IVA non sono tutte “tasse”: sarebbe scorretto sostenerlo. Ma il conto corrente non studia diritto tributario. Conosce soltanto una sottrazione: 1.547 entrano nel sistema, 854 arrivano all’host.
Il capolavoro è tassare il lordo e “ mettere le mani nelle tasche degli italiani “
Per le locazioni brevi l’intermediario che interviene nel pagamento applica una ritenuta del 21%. Dal 2024 la cedolare è al 21% per una sola unità immobiliare scelta dal contribuente e sale al 26% per le ulteriori unità; oltre quattro appartamenti destinati a locazione breve opera inoltre la presunzione di attività imprenditoriale.
Sono regole che l’Agenzia delle Entrate conferma anche nella documentazione fiscale attuale.
Il particolare interessante è che il proprietario non viene tassato su ciò che effettivamente gli resta dopo avere pagato il sistema distributivo: il prelievo parte dal corrispettivo lordo.
La casa però è sua.
Il climatizzatore pure.
La caldaia che si rompe a Ferragosto, curiosamente, resta sua.
Le lenzuola non vengono lavate dal Ministero dell’Economia e Booking, per quanto efficiente, non viene personalmente a ridipingere la stanza a marzo.
E poi ci sono i gruppi di pressione
Qui conviene smetterla con l’ingenuità.
Il lobbying delle multinazionali digitali esiste ed è perfettamente documentato.
Booking.com risulta, per esempio, nel registro ufficiale del Bundestag tedesco: dichiara per il 2025 250.001-260.000 euro di spese per rappresentanza di interessi e indica tra i propri settori d’intervento anche fiscalità e finanza pubblica, turismo, abitazione, PMI, commercio elettronico e concorrenza.
A livello europeo, i dati provenienti dalle dichiarazioni del Registro UE mostrano per Booking.com e Airbnb spese dichiarate nell’ordine di 1,25 milioni di euro annui ciascuna per attività di rappresentanza degli interessi, oltre a numerosi incontri dichiarati con Commissione ed europarlamentari.
Quindi no: parlare di gruppi di pressione non significa evocare oscuri complotti in una cantina di Bruxelles. Il lobbying è una componente riconosciuta e regolamentata del processo politico europeo.
Quello che i registri non dimostrano, da soli, è che una determinata aliquota italiana sia stata “scritta da Booking” o che una singola norma sia il risultato diretto di quella pressione. Sostenere questo senza documenti specifici indebolirebbe, anziché rafforzare, la critica.
IL CITTADINO PAGA E GOLIA INCASSA
Rimane però un problema politico ed economico enorme.
Il piccolo proprietario non dispone di uffici di public affairs, consulenti istituzionali, fiscalisti internazionali e accesso permanente ai tavoli europei. Dispone di un appartamento, di qualche risparmio e, nei giorni fortunati, di un idraulico che risponde al telefono.
La grande piattaforma, invece, ha dimensioni tali che la stessa Commissione europea ha classificato Booking.com come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act, riconoscendone il ruolo di importante porta d’accesso fra imprese e consumatori.
Ed è qui che nasce la domanda seria.
Possiamo continuare ad accumulare ritenute, comunicazioni, CIN, certificazioni, adempimenti, aliquote e presunzioni sul piccolo proprietario e poi stupirci se il mercato turistico diventa sempre più dipendente da pochi giganteschi intermediari?
Combattere l’evasione è necessario. Trasformare ogni cittadino che affitta una stanza in un sospetto fiscale permanente è un’altra cosa.
Perché la concorrenza non si uccide soltanto vietando a qualcuno di lavorare.
A volte basta rendergli il lavoro costoso, burocratico e poco conveniente.
E mentre Davide compila moduli, versa ritenute e cambia la lavatrice della camera 2, Golia ha già prenotato il prossimo incontro con il legislatore. AG R IZZO
alle settembre 20, 2026
