Palermo, Ospedale Cervello senza cappellano Cuffaro: rivedere scelta
Ospedale Cervello di Palermo senza cappellano, Cuffaro: “Invitiamo l’amministrazione a rivedere la scelta”
“La ‘politica’ – riporta un articolo apparso su ‘I nuovi Vespri’ – ha
deciso che all’ospedale Cervello di Palermo non ci deve essere un
cappellano per la Santa Messa e i Sacramenti. Perché e quale politica lo
avrebbe deciso? Invitiamo gli organi amministrativi della struttura
ospedaliera a rivedere la determinazione che lede il diritto del
paziente alla possibilità di un conforto spirituale e alla fruizione di
uno spazio di meditazione”. Lo dichiara il segretario nazionale della
Dc, Totò Cuffaro.
“Ritenere che non sia più necessario avere un cappellano in una delle
più grandi strutture ospedaliere siciliane equivale a negare la
complessità della natura umana, fatta di corpo e anima, e dimenticare la
nostra tradizione culturale dalla quale sono nati gli ospedali.
Ippocrate, fondatore della scienza medica greca e occidentale, già
cinque secoli prima di Cristo, aveva introdotto un giuramento, che noi
medici prestiamo all’inizio della nostra carriera, attraverso il quale i
medici si facevano responsabili delle loro azioni davanti agli déi e
rispettavano la vita come valore fondamentale. Ma ricordo che bisogna
aspettare l’avvento del Cristianesimo per vedere la nascita degli
ospedali. Furono i monaci a cominciare ad ospitare i malati anche se
questo, in quell’epoca, poteva significare morire per aver contratto
un’infezione, che era la causa più frequente dell’invalidità. Gli
ospedali non sono nati perché si sapesse curare ma per assistere, per
essere presenti vicino a chi soffre e a chi muore, consapevoli che
l’ultima parola sulla vita non è più la morte. Nel mentre si studiava la
medicina antica e si gettavano le basi per una medicina futura, non
legata alle superstizioni popolari”, ricorda.
“Adesso sembra che ci sia bisogno solo della scienza, ma l’esperienza
ci dice che non è così. Nonostante i progressi della medicina, la
malattia e la morte rimangono esperienze gravi e tante volte
drammatiche. Tutti, direttamente o indirettamente, ci siamo passati e
abbiamo sentito il bisogno di un ascolto fraterno, di un dialogo
comprensivo, di condividere le paure, le sofferenze, le speranze. Siamo
assolutamente convinti – continua Totó Cuffaro – che la cura del corpo
sia indispensabile e che la scienza debba moltiplicare i propri sforzi
per raggiungere traguardi sempre più alti, ma, ispirati alla politica di
Sturzo, sappiamo bene che la cura del corpo va di pari passo con
l’attenzione alla persona nella sua interezza”.
“Nel tumultuoso susseguirsi di tragiche e ferali notizie, riflettere
sulla decisione presa all’ospedale Cervello di Palermo di privare i
degenti dell’assistenza spirituale di un sacerdote può sembrare
irrilevante, quasi pretestuoso – afferma -. Ma non è un semplice
j’accuse verso una Amministrazione dell’ospedale Cervello disattenta,
non si tratta semplicisticamente di assicurare al malato di poter
continuare a pregare nella cappella ospedaliera, si tratta, piuttosto,
di verificare quanto della nostra storia rimane ancora a governare
scelte e decisioni in periodi che non si preannunciano semplici per la
comunità umana, sempre più pronta a delegare a ‘sovrastrutture
artificiali’ le proprie fondamentali scelte. Ma senza amore e senza
speranza si arriva a pensare che sia meglio morire. Le aspirazioni
all’eutanasia attiva sono una pietra tombale per i rapporti umani”.
“Piuttosto che ‘a togliere’, quindi, l’invito è a recuperare quella
concezione della vita e dell’uomo che, agendo nella realtà, è stata
capace di trasformarla e di porre i fondamenti di una civiltà che ha
segnato la nostra storia. Questa occasione – prosegue Cuffaro –
rappresenta pertanto una provocazione non solo a mantenere ma ad
ampliare gli ambiti dedicati specificamente alla cura dello spirito, con
l’eventuale creazione di nuovi spazi di raccoglimento e preghiera
dedicati alla pratica delle altre religioni. Quando si sta vicino a un
malato le differenze vengono meno. Se una persona sta male a nessuno
interessa se va a messa, se è credente e a che cosa crede. Quello che
interessa è come fare per farlo stare meglio”.
“Rappresenta anche un richiamo a migliorare le relazioni tra personale
sanitario, pazienti e quanti si trovano a vivere negli ospedali, in
direzione di un sempre più significativo legame che permetta ad ogni
persona di cogliere una solidarietà nella condizione in cui si trova.
Anche in questa chiave più propriamente sociale va vissuto il richiamo
di Papa Francesco in occasione della Giornata del malato, l’11 febbraio
scorso, un impegno che si riassume nell’invito, tratto dal Vangelo di
Luca: ‘Abbi cura di lui’. Se vissuta nell’isolamento e nell’abbandono la
malattia può diventare disumana. Auspichiamo che nella cappella
dell’ospedale Cervello torni il cappellano”, conclude Cuffaro.
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