L’ultimo dei giapponesi di Cosimo Recupero
Aleggia una atmosfera strana, sospesa, intorno al movimento di Cateno De Luca.
Il leader sembra scomparso ed i suoi sostenitori e seguaci sembrano spersi, senza una direzione.
In questo scenario quasi surreale un altro pezzo di “deluchismo” si sgretola. Ludovico Balsamo, eletto all’Assemblea Regionale Siciliana nelle liste di Sud Chiama Nord, lascia il movimento fondato dal sindaco di Taormina per approdare all’MPA di Raffaele Lombardo.
E con quest’ultima defezione il pattuglione di deputati regionali si riduce dagli otto iniziali a quattro, la metà esatta.
Una vera debacle che sembra segnare la strada del futuro politico dello stesso Cateno, avviato verso un declino inesorabile.
Dopo la caduta degli dei, negli anni ’90, è nata la moda dei partiti personali che altro non sono se non comitati elettorali di proprietà del loro fondatore che però deve sobbarcarsi il peso del trascinamento della truppa.
Questo è un modello inventato da Berlusconi con la sua Forza Italia ed imitato poi da tanti come Di Pietro o Beppe Grillo e Renzi.
Ma se Berlusconi aveva abbastanza soldi e televisioni per poter pompare il sistema per anni, altri non avevano le stesse possibilità ed infatti i risultati si vedono.
Renzi pensava di privatizzare il PD che però, pur con tutti i suoi difetti, resta un partito pluralista e quindi non soggiogabile. E così ha fondato Italia Viva che, oggettivamente, è distantissima dai fasti che il suo leader sognava.
Lo stesso Movimento 5 Stelle, più strutturato quanto ad uomini e mezzi, ha iniziato un lento declino.
Il citato Di Pietro, quello che come magistrato durante Mani Pulite aveva il consenso del 95% degli italiani, è sparito.
Per non parlare dei vari partiti e partitini personali nati come funghi negli anni passati (si pensi al movimento di Toti “Cambiamo”) di cui non è rimasta traccia nell’orbe terraqueo, per usare un termine caro alla Meloni.
Le ragioni di questa moria delle vacche, per dirla con Totò, è dovuta al fatto che questi movimenti personali non hanno nessuna base culturale e ideologica. Non sono inquadrabili nelle classiche aree culturali e politiche. Non sono né di destra né di sinistra. Hanno come comun denominatore solo il (presunto) carisma del capo o piuttosto la sua spregiudicatezza nell’insultare chiunque non sia con lui e, in qualche caso, delle buone risorse finanziarie da investire in questa campagna elettorale permanente fatta di urla, insulti e minacce di querele.
In pratica il nulla cosmico o, in qualche caso, il nulla comico, urlato così forte da tramortire schiere di elettori disorientati che pensano che l’onestà sia direttamente proporzionale ai decibel delle grida del capo.
Ma non dura assai. Non può durare ed infatti per molti non è durato, come abbiamo appena detto.
Anche De Luca sembra ormai avviato su questo abbrivio.
Una campagna elettorale senza fine logora dal punto di vista finanziario ma anche della stessa salute fisica e mentale, specie se poi i risultati elettorali sono molto lontani da quelli sperati, come quelli di De Luca alle europee, per esempio, o alle suppletive di Monza e Brianza dove il sindaco di Taormina si è fermato a meno del 2% in un collegio nel quale, peraltro, ha votato solo il 19% degli aventi diritto.
A questo punto però il fenomeno inizia la sua discesa che può essere persino più veloce e travolgente dell’ascesa.
Perché una volta, se un leader di un grande partito falliva un giro elettorale, succedeva che si dimetteva. Il capo passava ma il partito restava, anzi. A quel punto partiva la corsa alla successione.
Coi partiti personali, al contrario, succede l’opposto. Dopo un fallimento elettorale, specie se non è il primo, il leader resta ma scompare il partito. E Sud chiama Nord sembra ormai avviato a questo declino. De Luca non è uno che molla. Ma chi non molla, prima o poi, sarà mollato. Chi riempie le liste di questi partiti personali lo fa come uno che prende il bus al volo. Se il bus si guasta nessuno scende e spinge. Semplicemente cambia bus, come ha fatto Balsamo, che non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo.
Le defezioni saranno sempre di più. E più aumentano le defezioni più difficile sarà trovare dei rimpiazzi. Il tutto in una spirale perversa che porta un partito o un movimento a squagliarsi come neve al sole nel giro di qualche mese.
Ma come in ogni organizzazione umana ci sono quelli più spregiudicati, che scappano per primi, e quelli che invece magari ci credono davvero ma che non sono essi stessi destinati a restare in eterno. Resteranno finché l’illusione cederà il passo alla delusione. Fino a quando non capiranno che, nonostante la buona fede e l’impegno ormai è finita.
Hiroo Onoda era un soldato giapponese che ancora nel 1974 credeva che la seconda guerra mondiale non fosse finita e per questo dovettero arrestarlo per farlo uscire dal suo rifugio nella giungla. Certo, questo forse è un caso limite ma probabilmente in tanti nel movimento di De Luca si rifiutano di credere che la guerra sia finita e che quindi è arrivato il momento del “rompete le righe”. E’ così. Potete starne certi. Resta solo da capire chi sarà quello che resisterà fino alla fine. Resta da capire soltanto chi sarà l’ultimo dei giapponesi.
- nella foto Hiroo Onoda, l’ultimo dei giapponesi
