L’incubo peggiore di Cosimo Recupero
A nove giorni dal maccheronico attentato che avrebbe subito per mano di
uno squinternato ventenne americano Trump porta ancora sull’orecchio
un cerotto. Nemmeno certi interventi chirurgici richiedono medicazioni
così lunghe ma a Trump quel cerotto serve perché porta voti,
prendendoli in quella America profonda, grossolana, che pensa che la
politica sia una battaglia di wrestling e le elezioni il luogo ed il momento
per consumare vendette.
Ma dopo quel colpo di fucile sulla scena politica americana ne è stato
sparato un altro, anzi due. Il primo è stato quello del ritiro di Biden dalla
competizio. Il secondo è stato l’indicazione che lo stesso Biden ha fatto
della Harris come nuova candidata democratica per la casa Bianca.
Una bomba politica, non c’è che dire, che ha fatto sembrare il colpo
sparato in Pennsylvenia più un peto che uno sparo.
In questa mossa del ritiro c’è tutta la sostanza della democrazia
americana.
Negli Stati Uniti, prima che nel resto del mondo, la politica e le
campagne elettorali si sono giocate più sulla comunicazione che sui
contenuti. Nixon perse le elezioni contro Kennedy per il colore della sua
camicia che, nella TV in bianco e nero di allora, faceva risaltare il pallore
del candidato repubblicano accentuando, anche visivamente, l’evidente
inferiorità comunicativa di Nixon rispetto al suo avversario. Quello fu il
primo dibattito televisivo della storia e già allora certi dettagli facevano
la differenza, figuriamoci adesso.
Questo lo sanno bene entrambi e forse Trump è apparentemente il più
attrezzato dei due. Fox News, il canale TV conservatore degli USA, fu
creato proprio da Trump per preparare la sua discesa in campo (a volte
le coincidenze).
E non è un caso se lo stesso Trump abbia chiesto che il confronto
televisivo con la Harris si tenga proprio sulla Fox e non su ABC.
Evidentemente vuole sfruttare il fattore campo, per usare una metafora
sportiva.
Questo però tradisce il fatto che Trump ha paura della Harris.
La vicepresidente in carica non possiede TV ma non ha, almeno non
sembra averne, scheletri nell’armadio.
Biden ne aveva. Fra questi l’imbarazzante intreccio di affari del figlio su
strane negoziazioni nel settore delle armi.
La Harris ha vissuto nei tribunali, arrivando ad essere persino il
procuratore capo della California. Trump anche ha frequentato tanti
tribunali, specialmente di recente, per difendersi da accuse di
subornazione di testimoni, frodi fiscali e ripetuti fallimenti che hanno
danneggiato tanti risparmiatori ed investitori.
La Harris non deve difendersi dall’accusa di aver orchestrato o,
quantomeno, strizzato l’occhio ad un assalto alla democrazia americana.
Trump sì.
Trump non può accusare la Harris di essere vecchia e rimbambita.
Adesso il vecchio è lui.
Anche sul tema degli immigrati la Harris può essere un bel dilemma
comunicativo per Trump. Primo perché lei può sempre rivendicare con
orgoglio le sue origini per metà giamaicane e per metà indiane,
dimostrando da sé stessa che gli immigrati possono farcela, come ce la
fece il nonno di Trump che era anche lui un immigrato come anche
Melania.
Inoltre proprio su questo a Trump può essere rinfacciato un argomento
forte. Il tycoon parla sempre di America First, di sogno americano, di
America da rendere nuovamente grande. Ma se c’è qualcosa che ha fatto
grande l’America nei secoli è proprio la sua capacità di accogliere tutti e
prendere il meglio di qualunque cultura. Chiudere le porte può essere un
modo per privarsi dei contributi di tanti e, quindi, fare retrocedere gli
USA ad una grande provincia ripiegata su sé stessa.
Trump è nervoso e si vede. Lui sperava che Biden non rinunciasse
perché era ovvio che contro di lui sarebbe stata una passeggiata di
salute.
Dalla Harris, invece, può partire un fuoco di fila che lo costringerà a
ripiefare sulla difensiva, togliendogli larga parte del consenso, a
cominciare da quello di donne (che lui continua ad insultare e trattare
come sgualdrine) ed afroamericani.
Trump adesso dovrà rivedere completamente la propria strategia
elettorale ma il rischio è che lui, come quelli che si sentono migliori degli
altri, non ascolti i propri consiglieri e continui con gli insulti e gli attacchi
frontali. Ma alla lunga questa strategia potrebbe non funzionare e
Kamala Harris, da diafana vicepresidente, potrebbe fiorire e
rappresentare la vera novità della politica mondiale.
E questo per Trump è l’incubo peggiore.
