ATTUALITA’ I Vandali 2.0 fanno rivalutare i Movimenti storici ed anche il ’68 italiano di Giovanni Frazzica
I Vandali 2.0 fanno rivalutare i Movimenti storici e il ’68 italiano di Giovanni Frazzica
La cattiva fama dei Vandali, che si è codificata con la definizione di “vandalismo”, deriva dal tristemente famoso sacco di Roma del 455 d.C., quando il popolo germanico dei Vandali, guidato dal re Genserico, invase e saccheggiò la città eterna abbandonandosi anche a furiose distruzioni di strutture simboliche e opere d’arte. Quello che avviene oggi in alcune città del nord Italia, soprattutto a Milano, è difficilmente assimilabile ad altre situazioni che il Paese ha vissuto in passato come ad esempio i Vespri siciliani, l’assalto ai forni, mirabilmente descritto dal Manzoni, o il più recente Movimento studentesco del ‘68. Come è noto il movimento del Sessantotto in Italia fu un “Movimento di contestazione politica e sociale” che si sviluppò inizialmente tra i giovani a partire dall’anno 1968 iniziando proprio dal movimento studentesco universitario, arrivando poi a coinvolgere anche il movimento operaio durante il cosiddetto autunno caldo del 1969 e tanta opinione pubblica. In effetti il ‘68 non riuscì a sovvertire i vigenti equilibri politivi e istituzionali del tempo, i governi guidati dalla Democrazia Crisiana continuarono a gestire il Paese ancora per circa 25 anni, ma introdusse nell’Agenda pubblica nazionale tanti temi che erano rimasti sopiti per decenni e che, portati a democratico confronto, fecero scaturire un diverso modo di concepire la realtà, in linea con altre esperienze più avanzate che si manifestavano contemporaneamente negli Usa ed in alcune nazioni europee. Tutto quel fermento di idee portò evolutivi cambiamenti nel costume e nella mentalità degli italiani, che transitarono da modelli tradizionali, incentrati sull’autoritarismo, verso sistemi comportamentali basati sull’autorevolezza e sul dialogo che hanno spinto l’Italia verso una dimensione più moderna. Quindi, al netto delle innegabili turbolenze di quel periodo, si può ritenere che il Movimento del ‘68 abbia contribuito a promuovere un salto di qualità utile al progresso sociale e culturale dell’intera comunità italiana. Non si può certo dire invece che dai sommovimenti che quei numerosi giovani hanno prodotto in questi giorni nelle vie del centro di Milano sia pervenuta una qualche idea degna di approfondimento e quindi capace di generare dibattito. Rimane piuttosto l’amarezza di dover constatare che, sotto gli occhi sbalorditi di tutti, è stato rappresentato un grave episodio di decivilizzazione, ed è stato abbozzato il grafico di una parabola discendente che potrebbe portare verso il baratro del regresso. I ragazzi che hanno devastato il centro di Milano non brandivano le alabarde, erano (all’inizio) armati di cellulare, strumento che, attivato da remoto, è servito per organizzare quelle manifestazioni. La constatazione che vien fatta vedendo i filmati è che questi giovani non assaltavano i “forni” per procurare pane per la famiglia bisognosa, ma attenzionavano le boutiques dove erano esposti oggetti di quel turbo capitalismo che, secondo certi buonisti di professione, li dovrebbe opprimere e che invece sembra essere irresistibilmente attrattivo, tant’è che hanno arraffato capi e scarpe firmate, oggetti del desiderio di chi è immerso strutturalmente nel sistema del consumismo e che crede di raggiungere l’apoteosi salendo, sia pure con la violenza, sul gradino del lusso. E’ giusto che questi minorenni debbano essere ascoltati e capiti, ma è anche doveroso, viste le modalità con cui sono avvenute queste adunate, scoprire se c’è qualche entità che soffia sul fuoco del ribellismo adolescenziale e per quale fine sta operando.
