Capo d’Orlando, il fututo in 10 domande a Renato Mangano: dall’opposizione alla proposta

Capo d’Orlando, il fututo in 10 domande a Renato Mangano: dall’opposizione alla proposta

CAPO D’ORLANDO, IL FUTURO IN DIECI DOMANDE – Renato Mangano: Dall’opposizione alla proposta

Tanti protagonisti, tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale; vuole dare spazio e voce sia a chi si metterà in gioco, come potenziale candidato, ma a ncora c’è tempo, sia a chi – ancora –  non vuole etichette, ma anche a chi sente di avere qualche cosa da dire. Oggi parliamo con Renato Carlo Mangano, è stato candidato a sindaco e oggi rappresenta una voce dell’opposizione.

“La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”

La politica allo specchio – Capo d’Orlando ha vissuto stagioni politiche molto diverse. Oggi, guardando la città e chi la governa, che voto darebbe alla politica orlandina? E qual è l’errore che continua a ripetersi, indipendentemente da chi occupa il Palazzo?

Risposta:

Il voto è gravemente insufficiente. C’è poco da stare allegri per le conseguenze che i cittadini pagano ogni giorno a causa della cosiddetta “finanza creativa” che ci ha trascinati in un Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale di ben 46 milioni di euro, arrivato al termine di una “asfissiante” attività ispettiva e propositiva, avviata nella scorsa consiliatura dai “quattro moschettieri di Operazione Verità”, dopo che la Giunta aveva approvato un fittizio avanzo di amministrazione di 750.000 euro. 

Qui si impone una distinzione di verità che inspiegabilmente l’Amministrazione Attiva cela, minimizza, a differenza di CambiAmo Capo che, oggi, pur criticando aspramente la politica del Sindaco Ingrillì, ha sempre evidenziato con la massima onestà intellettuale perché:

a) un conto sono coloro che nel passato hanno scatenato questo disastro finanziario con il conseguente stato di pre-fallimento;

b) altre responsabilità vanno attribuite a coloro che, nel presente, amministrando, subiscono gli effetti di un bilancio drammaticamente “ingessato” dai pesanti accantonamenti obbligatori per legge, che azzerano la capacità di spesa per l’amministrazione attiva, anche se in continuità politica con le precedenti.

Quindi, senza dubbio, l’errore che continua a ripetersi, indipendentemente da chi occupa il Palazzo, è proprio quello di non sradicare la cultura della “navigazione a vista” cioè  l’assenza di una vera strategia di lungo periodo. Nel passato recente l’errore suicida – duramente combattuto dalle opposizioni e da CambiAmo Capo – è stato l’ostinazione folle nel ricorrere a mutui e alla svendita del patrimonio immobiliare comunale, unicamente per alimentare la “politica dell’apparire” e cavalcare l’onda dell’anti-politica (con lo slogan “non chiediamo soldi alla politica per mantenere la libertà delle scelte”), finanziando opere di facciata e pagando fornitori per logiche di consenso. Tutto ciò ha portato a bilanci “inveritieri” (oggi certificati nero su bianco dalla Corte dei Conti), alla drastica riduzione dei servizi essenziali e all’aumento dei tributi al massimo di legge.

Oggi, pur riconoscendo l’impegno lodevole degli uffici nel ricercare finanziamenti pubblici, manca una visione politica capace di dare un’anima ed un futuro certo a Capo d’Orlando, a tutt’oggi sprovvisto degli essenziali strumenti di pianificazione territoriale. Quando abbiamo aperto il “Vaso di Pandora” con l’Operazione Verità, lo abbiamo fatto proprio per rompere questo sistema opaco: la politica non deve essere occupazione di potere o gestione di facciata, ma servizio umile, trasparente, rigoroso e profondamente programmato per il bene della nostra comunità.

02. Sindaco per ventiquattr’ore – Immagini di svegliarsi domani mattina con la fascia tricolore. Ha ventiquattr’ore per prendere una decisione che lasci il segno. Qual è il primo provvedimento che firma? E quale scelta del passato cancellerebbe senza esitazioni?

Risposta:

Prima di firmare qualsiasi atto amministrativo, la mia scelta prioritaria sarebbe di carattere etico e politico: lanciare un appello e un impegno formale per la “pace sociale” e la ricostruzione dell’armonia tra i cittadini. Capo d’Orlando ha bisogno di voltare pagina rispetto a quel clima di odio politico, figlio di una pianificata e accurata strategia del passato che ha sistematicamente trasformato l’avversario in “nemico”, alimentando le divisioni anche ad urne chiuse e ben oltre la conclusione della campagna elettorale. La fascia tricolore appartiene a tutti e deve tornare ad essere il simbolo dell’unità e del rispetto reciproco. Subito dopo, sul piano dei provvedimenti concreti da firmare nelle prime ventiquattr’ore, disporrei due azioni chiave:

L’attivazione immediata della rubrica “Il Sindaco Risponde”, strutturata    come appuntamento periodico ed accessibile sia sul portale istituzionale del Comune sia sulla pagina Facebook, per spiegare direttamente ai cittadini la genesi della carenza di risorse, condividere lo stato dell’ente e renderli partecipi e protagonisti delle scelte amministrative;

 L’istituzione dell’Anagrafe Pubblica e Digitale della Trasparenza, per garantire la tracciabilità puntuale degli incassi da strisce blu, multe per infrazioni urbanistiche e al codice della strada, e dagli oneri di urbanizzazione e costruzione, nonché delle relative procedure di spesa ed investimenti, affinché siano consultabili in tempo reale da chiunque, abbattendo ogni barriera tra Palazzo e Cittadinanza.

Quali scelte del passato cancellerei senza esitazioni?

Se guardiamo indietro, sotto l’aspetto etico e finanziario, cancellerei senza esitazioni la scelta amministrativa della “finanza creativa”, vera causa del noto disastro economico, dei documenti contabili infedeli e del macigno del Piano di Riequilibrio.

Sotto l’aspetto urbanistico ed ambientale, cancellerei la decisione di realizzare sia il depuratore che l’elipista a ridosso del mare: opere collocate in siti palesemente inidonei, in contrasto con il buon senso e con le stesse previsioni del PRG, sfregiando la vocazione turistica e paesaggistica della nostra costa.

(Nota bene: la vicenda dell’Ex ITCG Merendino, invece, non appartiene al passato da cancellare, ma è la testimonianza viva della battaglia quotidiana ed intransigente del gruppo di opposizione “CambiAmo Capo” a tutela del patrimonio pubblico, come dimostrato dalla nostra attività ispettiva che ne ha scongiurato la vendita (come nel film di Totò con la   “Fontana di Trevi”), tutelando il patrimonio immobiliare comunale e facendo incamerare la cauzione di circa 125.000 euro).

03. La città che non le piace – C’è qualcosa di Capo d’Orlando che proprio non sopporta? Un luogo trascurato, un’abitudine, un modo di amministrare, persino un difetto degli orlandini. E quale angolo della città, invece, non cambierebbe per nulla al mondo?

Risposta:

Ciò che più non sopporto è la rassegnazione silenziosa dei nostri concittadini, l’abitudine remissiva a pensare in negativo, convincendosi che non esista alcuna speranza di reale ripartenza. Questo pessimismo diffuso è l’effetto di un vuoto civico preoccupante: l’assenza di una società civile organizzata e propositiva che si batta per un vero miglioramento ambientale, urbanistico e sociale della città, con l’obiettivo comune di elevare la qualità della vita. Nonostante a Capo d’Orlando vi siano numerose e meritorie associazioni socio-culturali, esse quasi sempre si trovano ad operare in modo frammentato e settoriale – che si tratti di musica, sport, cultura o teatro – senza però riuscire ad esprimere un’azione o un’attività che possa definirsi autenticamente politica, alta e propositiva sulle grandi scelte strategiche del territorio.

E per quanto riguarda l’angolo della città che non cambierebbe per nulla al mondo? Dire che va tutto bene anche solo in qualche angolo della città sarebbe un’ipocrisia che non posso permettermi. Non serve a nulla la sterile caccia al responsabile dello scempio urbanistico; non dobbiamo perdere tempo nel puntare il dito indietro, bensì dobbiamo guardare avanti. Ciò di cui Capo d’Orlando ha disperatamente bisogno non è la conservazione dell’esistente patrimonio territoriale o la recriminazione per ciò che non è stato fatto, ma una massiccia ed urgentissima azione di riqualificazione globale – materiale e immateriale – che restituisca dignità ai luoghi, rigore all’amministrazione e concreta fiducia ai cittadini.

4. Tre priorità, un solo euro – Economia, occupazione e turismo: sono le tre parole che ritornano in ogni campagna elettorale. Ma se le risorse consentissero di puntare decisamente soltanto su una, quale sceglierebbe? E quale progetto concreto potrebbe cambiare la vita economica della città nei prossimi cinque anni?

Risposta:

Se dovessi scegliere un’unica grande direttrice strategica con le risorse disponibili, punterei decisamente sul Turismo, facendo i conti con la realtà del nostro Piano di Riequilibrio. In un momento in cui le casse comunali sono blindate e non possiamo permetterci promesse di sgravi fiscali impossibili, la prima mossa concreta è un patto di lealtà e trasparenza con gli operatori turistici: dobbiamo incentivarli e responsabilizzarli a far emergere le effettive presenze, così da implementare realmente gli incassi della tassa di soggiorno. Quei proventi non devono disperdersi nel bilancio generale, ma essere vincolati e co-programmati insieme alle categorie per finanziare servizi e attività turistiche mirate, coinvolgendo l’Osservatorio Comunale per il Turismo.

L’obiettivo irrinunciabile è duplice: rendere la città più bella, accogliente e vivibile promuovendo la qualità della vita sia per i residenti che per i turisti, e destagionalizzare l’offerta, coniugando il turismo con l’arte, la cultura, l’enogastronomia, il teatro e la valorizzazione ambientale. Il progetto concreto per cambiare la vita economica nei prossimi cinque anni:

. La svolta economica e occupazionale passa attraverso la valorizzazione e il recupero funzionale del patrimonio pubblico salvaguardato, a partire dall’Ex ITCG F.P. Merendino, tutelando la messa in sicurezza antisismica – già realizzata con fondi pubblici. Su questo immobile – situato in una posizione strategica sul lungomare A. Doria – Ligabue e in stretta vicinanza con il Cine-Teatro Comunale e prestigiose strutture turistico-ricettive,  realizzeremo un polo multifunzionale a forte vocazione civica e turistica;

. Il Museo del Mare al piano terra: Arredando e attrezzando adeguatamente gli spazi del piano terra, daremo vita a un’esposizione permanente dedicata alla nostra storia identitaria e alla tradizione marinara, creando un punto di riferimento culturale e turistico vivo tutto l’anno;

. L’incubatore d’impresa giovanile e gli uffici assessoriali: a) Svilupperemo spazi dedicati a un moderno incubatore per supportare le start-up e le idee innovative dei nostri giovani nel settore turistico-ricreativo. b) Destineremo l’ultimo piano della struttura a sede degli Assessorati al Turismo e alle Politiche Giovanili, portando l’amministrazione direttamente sul territorio, a stretto contatto con i giovani e con il motore economico della città.

5. La città di chi ha meno voce. Bambini, anziani e persone con disabilità: tre realtà che misurano la civiltà di una comunità. Se dovesse scegliere un intervento urgente per una di queste categorie, da chi partirebbe? E come renderebbe Capo d’Orlando una città davvero accessibile e inclusiva?

Risposta:

Partirei dalle persone con disabilità, dai bambini e dalle loro famiglie, che subiscono il peso doppio dell’inciviltà architettonica e dei tagli ai servizi sociali dovuti alle limitazioni di spesa imposte dal Piano di Riequilibrio finanziario. Renderei Capo d’Orlando inclusiva approvando subito il P.E.B.A. (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), finanziandolo con quota parte dei proventi dei parcheggi e della tassa di soggiorno.

Per dare risposte strutturate e non assistenzialistiche, promuoveremo il massimo coinvolgimento delle associazioni del Terzo Settore, con l’istituzione di una Consulta o Forum permanente per supportare l’Ufficio Servizi Sociali e il Distretto Socio-Sanitario nella co-programmazione dei servizi, valorizzando al contempo il ruolo fondamentale della Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Inoltre, istituiremo lo “Sportello del Cittadino Fragile” per agevolare l’erogazione dell’assistenza domiciliare, con il supporto burocratico e l’integrazione scolastica qualificata per i bambini con bisogni educativi speciali.

06. La guerra del parcheggio – A Capo d’Orlando trovare parcheggio può diventare un’impresa. È soltanto una questione di posti auto o il sintomo di una città che deve ripensare mobilità, centro urbano e rapporto con il commercio? Parcheggi nuovi, isole pedonali o trasporto pubblico: quale strada sceglierebbe, anche a costo di scontentare qualcuno?

Risposta:

Non è una semplice “guerra di posti auto”, ma il sintomo grave di una città che continua a subire un pesante carico urbanistico. Sono tuttora in corso numerose ristrutturazioni e nuove costruzioni che porteranno un aumento dell’intensità abitativa, con un inevitabile moltiplicarsi di nuovi appartamenti e di altrettanti automobili appartenenti a residenti, domiciliati e turisti. Oggi si rischia il vero e proprio collasso viario perché per anni si è amministrato senza alcuna visione d’insieme, usando le strisce blu ovunque come mero strumento di cassa anziché come risorsa per regolare la mobilità. Di fronte a questa inarrestabile pressione edilizia e demografica, diventa inderogabile e non più rinviabile l’adozione organica e coordinata del Piano Urbano del Traffico, del Piano dei Parcheggi e del Piano del Verde, Piano del Suono, strumenti che devono essere finalmente armonizzati per tutelare la vivibilità e la qualità della vita della città.

La nostra visione della Capo d’Orlando del futuro è chiara:

1) Nuove Infrastrutture per la Sosta: Realizzazione di parcheggi cruciali, valutando soluzioni in elevazione (come in Piazza Trifilò) e interrati (come in Piazza IV Luglio). 2) Un Terminal per i Pullman Funzionale ed Efficiente: Prevedere un’area dedicata al capolinea e al transito dei pullman urbani ed extraurbani in arrivo e in partenza, ma senza sosta stabile; non possiamo permetterci di sprecare spazi pubblici preziosissimi a ridosso dell’isola pedonale e del centro storico. 3) Pianificazione e Mobilità sostenibile: Navette di collegamento gratuite e ad alta frequenza dai parcheggi periferici verso il centro, la spiaggia e le zone commerciali. 4) Vivibilità e Commercio: Ampliamento dell’isola pedonale programmato, studiato e concordato con le categorie produttive, i commercianti e le associazioni dei consumatori, senza interventi calati dall’alto, all’improvviso o utilizzati come spot elettorali. 5) Sosta intelligente: Piani tariffari differenziati e agevolati, tariffe di favore per i residenti e sosta breve gratuita (con disco orario) per incentivare gli acquisti veloci e dare concreto respiro alle attività commerciali del centro cittadino.

07. La colonna sonora della politica – Mettiamo da parte delibere, comizi e consigli comunali. Quale musica ascolta quando vuole stare bene? Quale canzone rappresenta il suo carattere? E se dovesse scegliere una colonna sonora per la Capo d’Orlando di oggi, quale sarebbe?

Risposta:

Amo la musica che trasmette energia e determinazione, il cantautorato italiano e il rock classico. Se dovessi indicare i brani che descrivono il mio carattere e il mio modo di vivere l’impegno civile, penserei a “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero, a “La storia siamo noi” di Francesco De Gregori, o a una canzone straordinaria per la sua carica di resilienza, che proporrei quale colonna sonora di Capo d’Orlando “Ho imparato a sognare” (portata al successo dai Negrita e interpretata con intensità anche da Fiorella Mannoia). Il nostro percorso politico e l’amore per questa terra si specchiano esattamente in quei versi che parlano di sogni, di ostacoli da superare, di cadute da cui ci si rialza sempre e della volontà incrollabile di non arrendersi mai.

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CAPO D’ORLANDO, IL FUTURO IN DIECI DOMANDE –  Renato Mangano: Dall’opposizione alla proposta

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CAPO D’ORLANDO, IL FUTURO IN DIECI DOMANDE – Renato Mangano: Dall’opposizione alla proposta

Tanti protagonisti, tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale; vuole dare spazio e voce sia a chi si metterà in gioco, come potenziale candidato, ma a ncora c’è tempo, sia a chi – ancora –  non vuole etichette, ma anche a chi sente di avere qualche cosa da dire. Oggi parliamo con Renato Carlo Mangano, è stato candidato a sindaco e oggi rappresenta una voce dell’opposizione.

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La politica allo specchio – Capo d’Orlando ha vissuto stagioni politiche molto diverse. Oggi, guardando la città e chi la governa, che voto darebbe alla politica orlandina? E qual è l’errore che continua a ripetersi, indipendentemente da chi occupa il Palazzo?

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Il voto è gravemente insufficiente. C’è poco da stare allegri per le conseguenze che i cittadini pagano ogni giorno a causa della cosiddetta “finanza creativa” che ci ha trascinati in un Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale di ben 46 milioni di euro, arrivato al termine di una “asfissiante” attività ispettiva e propositiva, avviata nella scorsa consiliatura dai “quattro moschettieri di Operazione Verità”, dopo che la Giunta aveva approvato un fittizio avanzo di amministrazione di 750.000 euro. 

Qui si impone una distinzione di verità che inspiegabilmente l’Amministrazione Attiva cela, minimizza, a differenza di CambiAmo Capo che, oggi, pur criticando aspramente la politica del Sindaco Ingrillì, ha sempre evidenziato con la massima onestà intellettuale perché:

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a) un conto sono coloro che nel passato hanno scatenato questo disastro finanziario con il conseguente stato di pre-fallimento;

b) altre responsabilità vanno attribuite a coloro che, nel presente, amministrando, subiscono gli effetti di un bilancio drammaticamente “ingessato” dai pesanti accantonamenti obbligatori per legge, che azzerano la capacità di spesa per l’amministrazione attiva, anche se in continuità politica con le precedenti.

Quindi, senza dubbio, l’errore che continua a ripetersi, indipendentemente da chi occupa il Palazzo, è proprio quello di non sradicare la cultura della “navigazione a vista” cioè  l’assenza di una vera strategia di lungo periodo. Nel passato recente l’errore suicida – duramente combattuto dalle opposizioni e da CambiAmo Capo – è stato l’ostinazione folle nel ricorrere a mutui e alla svendita del patrimonio immobiliare comunale, unicamente per alimentare la “politica dell’apparire” e cavalcare l’onda dell’anti-politica (con lo slogan “non chiediamo soldi alla politica per mantenere la libertà delle scelte”), finanziando opere di facciata e pagando fornitori per logiche di consenso. Tutto ciò ha portato a bilanci “inveritieri” (oggi certificati nero su bianco dalla Corte dei Conti), alla drastica riduzione dei servizi essenziali e all’aumento dei tributi al massimo di legge.

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Oggi, pur riconoscendo l’impegno lodevole degli uffici nel ricercare finanziamenti pubblici, manca una visione politica capace di dare un’anima ed un futuro certo a Capo d’Orlando, a tutt’oggi sprovvisto degli essenziali strumenti di pianificazione territoriale. Quando abbiamo aperto il “Vaso di Pandora” con l’Operazione Verità, lo abbiamo fatto proprio per rompere questo sistema opaco: la politica non deve essere occupazione di potere o gestione di facciata, ma servizio umile, trasparente, rigoroso e profondamente programmato per il bene della nostra comunità.

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02. Sindaco per ventiquattr’ore – Immagini di svegliarsi domani mattina con la fascia tricolore. Ha ventiquattr’ore per prendere una decisione che lasci il segno. Qual è il primo provvedimento che firma? E quale scelta del passato cancellerebbe senza esitazioni?

Risposta:

Prima di firmare qualsiasi atto amministrativo, la mia scelta prioritaria sarebbe di carattere etico e politico: lanciare un appello e un impegno formale per la “pace sociale” e la ricostruzione dell’armonia tra i cittadini. Capo d’Orlando ha bisogno di voltare pagina rispetto a quel clima di odio politico, figlio di una pianificata e accurata strategia del passato che ha sistematicamente trasformato l’avversario in “nemico”, alimentando le divisioni anche ad urne chiuse e ben oltre la conclusione della campagna elettorale. La fascia tricolore appartiene a tutti e deve tornare ad essere il simbolo dell’unità e del rispetto reciproco. Subito dopo, sul piano dei provvedimenti concreti da firmare nelle prime ventiquattr’ore, disporrei due azioni chiave:

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L’attivazione immediata della rubrica “Il Sindaco Risponde”, strutturata    come appuntamento periodico ed accessibile sia sul portale istituzionale del Comune sia sulla pagina Facebook, per spiegare direttamente ai cittadini la genesi della carenza di risorse, condividere lo stato dell’ente e renderli partecipi e protagonisti delle scelte amministrative;

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 L’istituzione dell’Anagrafe Pubblica e Digitale della Trasparenza, per garantire la tracciabilità puntuale degli incassi da strisce blu, multe per infrazioni urbanistiche e al codice della strada, e dagli oneri di urbanizzazione e costruzione, nonché delle relative procedure di spesa ed investimenti, affinché siano consultabili in tempo reale da chiunque, abbattendo ogni barriera tra Palazzo e Cittadinanza.

Quali scelte del passato cancellerei senza esitazioni?

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Se guardiamo indietro, sotto l’aspetto etico e finanziario, cancellerei senza esitazioni la scelta amministrativa della “finanza creativa”, vera causa del noto disastro economico, dei documenti contabili infedeli e del macigno del Piano di Riequilibrio.

Sotto l’aspetto urbanistico ed ambientale, cancellerei la decisione di realizzare sia il depuratore che l’elipista a ridosso del mare: opere collocate in siti palesemente inidonei, in contrasto con il buon senso e con le stesse previsioni del PRG, sfregiando la vocazione turistica e paesaggistica della nostra costa.

(Nota bene: la vicenda dell’Ex ITCG Merendino, invece, non appartiene al passato da cancellare, ma è la testimonianza viva della battaglia quotidiana ed intransigente del gruppo di opposizione “CambiAmo Capo” a tutela del patrimonio pubblico, come dimostrato dalla nostra attività ispettiva che ne ha scongiurato la vendita (come nel film di Totò con la   “Fontana di Trevi”), tutelando il patrimonio immobiliare comunale e facendo incamerare la cauzione di circa 125.000 euro).

03. La città che non le piace – C’è qualcosa di Capo d’Orlando che proprio non sopporta? Un luogo trascurato, un’abitudine, un modo di amministrare, persino un difetto degli orlandini. E quale angolo della città, invece, non cambierebbe per nulla al mondo?

Risposta:

Ciò che più non sopporto è la rassegnazione silenziosa dei nostri concittadini, l’abitudine remissiva a pensare in negativo, convincendosi che non esista alcuna speranza di reale ripartenza. Questo pessimismo diffuso è l’effetto di un vuoto civico preoccupante: l’assenza di una società civile organizzata e propositiva che si batta per un vero miglioramento ambientale, urbanistico e sociale della città, con l’obiettivo comune di elevare la qualità della vita. Nonostante a Capo d’Orlando vi siano numerose e meritorie associazioni socio-culturali, esse quasi sempre si trovano ad operare in modo frammentato e settoriale – che si tratti di musica, sport, cultura o teatro – senza però riuscire ad esprimere un’azione o un’attività che possa definirsi autenticamente politica, alta e propositiva sulle grandi scelte strategiche del territorio.

E per quanto riguarda l’angolo della città che non cambierebbe per nulla al mondo? Dire che va tutto bene anche solo in qualche angolo della città sarebbe un’ipocrisia che non posso permettermi. Non serve a nulla la sterile caccia al responsabile dello scempio urbanistico; non dobbiamo perdere tempo nel puntare il dito indietro, bensì dobbiamo guardare avanti. Ciò di cui Capo d’Orlando ha disperatamente bisogno non è la conservazione dell’esistente patrimonio territoriale o la recriminazione per ciò che non è stato fatto, ma una massiccia ed urgentissima azione di riqualificazione globale – materiale e immateriale – che restituisca dignità ai luoghi, rigore all’amministrazione e concreta fiducia ai cittadini.

4. Tre priorità, un solo euro – Economia, occupazione e turismo: sono le tre parole che ritornano in ogni campagna elettorale. Ma se le risorse consentissero di puntare decisamente soltanto su una, quale sceglierebbe? E quale progetto concreto potrebbe cambiare la vita economica della città nei prossimi cinque anni?

Risposta:

Se dovessi scegliere un’unica grande direttrice strategica con le risorse disponibili, punterei decisamente sul Turismo, facendo i conti con la realtà del nostro Piano di Riequilibrio. In un momento in cui le casse comunali sono blindate e non possiamo permetterci promesse di sgravi fiscali impossibili, la prima mossa concreta è un patto di lealtà e trasparenza con gli operatori turistici: dobbiamo incentivarli e responsabilizzarli a far emergere le effettive presenze, così da implementare realmente gli incassi della tassa di soggiorno. Quei proventi non devono disperdersi nel bilancio generale, ma essere vincolati e co-programmati insieme alle categorie per finanziare servizi e attività turistiche mirate, coinvolgendo l’Osservatorio Comunale per il Turismo.

L’obiettivo irrinunciabile è duplice: rendere la città più bella, accogliente e vivibile promuovendo la qualità della vita sia per i residenti che per i turisti, e destagionalizzare l’offerta, coniugando il turismo con l’arte, la cultura, l’enogastronomia, il teatro e la valorizzazione ambientale. Il progetto concreto per cambiare la vita economica nei prossimi cinque anni:

. La svolta economica e occupazionale passa attraverso la valorizzazione e il recupero funzionale del patrimonio pubblico salvaguardato, a partire dall’Ex ITCG F.P. Merendino, tutelando la messa in sicurezza antisismica – già realizzata con fondi pubblici. Su questo immobile – situato in una posizione strategica sul lungomare A. Doria – Ligabue e in stretta vicinanza con il Cine-Teatro Comunale e prestigiose strutture turistico-ricettive,  realizzeremo un polo multifunzionale a forte vocazione civica e turistica;

. Il Museo del Mare al piano terra: Arredando e attrezzando adeguatamente gli spazi del piano terra, daremo vita a un’esposizione permanente dedicata alla nostra storia identitaria e alla tradizione marinara, creando un punto di riferimento culturale e turistico vivo tutto l’anno;

. L’incubatore d’impresa giovanile e gli uffici assessoriali: a) Svilupperemo spazi dedicati a un moderno incubatore per supportare le start-up e le idee innovative dei nostri giovani nel settore turistico-ricreativo. b) Destineremo l’ultimo piano della struttura a sede degli Assessorati al Turismo e alle Politiche Giovanili, portando l’amministrazione direttamente sul territorio, a stretto contatto con i giovani e con il motore economico della città.

5. La città di chi ha meno voce. Bambini, anziani e persone con disabilità: tre realtà che misurano la civiltà di una comunità. Se dovesse scegliere un intervento urgente per una di queste categorie, da chi partirebbe? E come renderebbe Capo d’Orlando una città davvero accessibile e inclusiva?

Risposta:

Partirei dalle persone con disabilità, dai bambini e dalle loro famiglie, che subiscono il peso doppio dell’inciviltà architettonica e dei tagli ai servizi sociali dovuti alle limitazioni di spesa imposte dal Piano di Riequilibrio finanziario. Renderei Capo d’Orlando inclusiva approvando subito il P.E.B.A. (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), finanziandolo con quota parte dei proventi dei parcheggi e della tassa di soggiorno.

Per dare risposte strutturate e non assistenzialistiche, promuoveremo il massimo coinvolgimento delle associazioni del Terzo Settore, con l’istituzione di una Consulta o Forum permanente per supportare l’Ufficio Servizi Sociali e il Distretto Socio-Sanitario nella co-programmazione dei servizi, valorizzando al contempo il ruolo fondamentale della Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Inoltre, istituiremo lo “Sportello del Cittadino Fragile” per agevolare l’erogazione dell’assistenza domiciliare, con il supporto burocratico e l’integrazione scolastica qualificata per i bambini con bisogni educativi speciali.

06. La guerra del parcheggio – A Capo d’Orlando trovare parcheggio può diventare un’impresa. È soltanto una questione di posti auto o il sintomo di una città che deve ripensare mobilità, centro urbano e rapporto con il commercio? Parcheggi nuovi, isole pedonali o trasporto pubblico: quale strada sceglierebbe, anche a costo di scontentare qualcuno?

Risposta:

Non è una semplice “guerra di posti auto”, ma il sintomo grave di una città che continua a subire un pesante carico urbanistico. Sono tuttora in corso numerose ristrutturazioni e nuove costruzioni che porteranno un aumento dell’intensità abitativa, con un inevitabile moltiplicarsi di nuovi appartamenti e di altrettanti automobili appartenenti a residenti, domiciliati e turisti. Oggi si rischia il vero e proprio collasso viario perché per anni si è amministrato senza alcuna visione d’insieme, usando le strisce blu ovunque come mero strumento di cassa anziché come risorsa per regolare la mobilità. Di fronte a questa inarrestabile pressione edilizia e demografica, diventa inderogabile e non più rinviabile l’adozione organica e coordinata del Piano Urbano del Traffico, del Piano dei Parcheggi e del Piano del Verde, Piano del Suono, strumenti che devono essere finalmente armonizzati per tutelare la vivibilità e la qualità della vita della città.

La nostra visione della Capo d’Orlando del futuro è chiara:

1) Nuove Infrastrutture per la Sosta: Realizzazione di parcheggi cruciali, valutando soluzioni in elevazione (come in Piazza Trifilò) e interrati (come in Piazza IV Luglio). 2) Un Terminal per i Pullman Funzionale ed Efficiente: Prevedere un’area dedicata al capolinea e al transito dei pullman urbani ed extraurbani in arrivo e in partenza, ma senza sosta stabile; non possiamo permetterci di sprecare spazi pubblici preziosissimi a ridosso dell’isola pedonale e del centro storico. 3) Pianificazione e Mobilità sostenibile: Navette di collegamento gratuite e ad alta frequenza dai parcheggi periferici verso il centro, la spiaggia e le zone commerciali. 4) Vivibilità e Commercio: Ampliamento dell’isola pedonale programmato, studiato e concordato con le categorie produttive, i commercianti e le associazioni dei consumatori, senza interventi calati dall’alto, all’improvviso o utilizzati come spot elettorali. 5) Sosta intelligente: Piani tariffari differenziati e agevolati, tariffe di favore per i residenti e sosta breve gratuita (con disco orario) per incentivare gli acquisti veloci e dare concreto respiro alle attività commerciali del centro cittadino.

07. La colonna sonora della politica – Mettiamo da parte delibere, comizi e consigli comunali. Quale musica ascolta quando vuole stare bene? Quale canzone rappresenta il suo carattere? E se dovesse scegliere una colonna sonora per la Capo d’Orlando di oggi, quale sarebbe?

Risposta:

Amo la musica che trasmette energia e determinazione, il cantautorato italiano e il rock classico. Se dovessi indicare i brani che descrivono il mio carattere e il mio modo di vivere l’impegno civile, penserei a “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero, a “La storia siamo noi” di Francesco De Gregori, o a una canzone straordinaria per la sua carica di resilienza, che proporrei quale colonna sonora di Capo d’Orlando “Ho imparato a sognare” (portata al successo dai Negrita e interpretata con intensità anche da Fiorella Mannoia). Il nostro percorso politico e l’amore per questa terra si specchiano esattamente in quei versi che parlano di sogni, di ostacoli da superare, di cadute da cui ci si rialza sempre e della volontà incrollabile di non arrendersi mai.

  1. A tavola con il nemico    – Qual è il piatto al quale non rinuncerebbe mai? E, passando dalla cucina alla politica, con quale politico italiano, di ieri o di oggi, non accetterebbe neppure un pranzo? Viceversa, chi inviterebbe volentieri a tavola, anche se appartiene a uno schieramento opposto al suo?

Risposta:

A tavola non rinuncerei mai ai sapori schietti della nostra tradizione marinara: i primi piatti con la pasta con le sarde, con il nero di seppia o con le uova di pesce spada, oltre a un buon pesce fresco del nostro mare, cotto arrosto o al sale e condito con olio e limone. In politica non siederei mai al tavolo con chi ha trasformato la gestione della cosa pubblica in un affare personale, svuotando le casse dei Comuni e prendendo in giro i cittadini con false promesse ed infedeli rappresentazioni della realtà economica finanziaria. Inviterei invece volentieri qualsiasi avversario politico, di qualunque schieramento, che dimostri onestà intellettuale, rispetto per le leggi e per il prossimo, e amore vero per la propria terra. Si può essere divisi sulle idee, ma si deve essere profondamente uniti sulla tutela dell’interesse pubblico ed il rispetto delle regole.

  1. Chi butterebbe dalla torre? – Se potesse liberare Capo d’Orlando da un vizio della sua classe dirigente, quale butterebbe dalla torre: personalismi, trasformismo, promesse mai mantenute, immobilismo o sete di potere? E, se proprio dovesse fare un nome politico, chi sceglierebbe di aver al suo fianco?

Risposta:

Butterei senza esitazione il trasformismo e l’opportunismo politico; la pessima abitudine di cambiare casacca per pura convenienza personale o per un posto “al sole” (scelta peraltro spesso priva di successo finale), dimenticando il mandato ricevuto dagli elettori. È questo il vizio che ha devastato la politica nazionale e regionale, avvelenando purtroppo anche le istituzioni orlandine. Al mio fianco ho e voglio persone libere, competenti e trasparenti. Più che un singolo nome, scelgo un modello: la memoria di quei politici, amministratori e cittadini onesti del passato che hanno servito il Comune con rigore ed estrema umiltà, senza mai arricchirsi o posizionare amici e parenti, privi di  etica e trasparenza amministrativa.

  1. La Capo d’Orlando che verrà – Immagini Capo d’Orlando nel 2036. Come vorrebbe trovarla? E soprattutto: sarebbe disposto a rimettersi in gioco personalmente per contribuirvi?

Risposta:

Vedo una Capo d’Orlando che è tornata a sorridere perché ha raggiunto la pace sociale, superando le divisioni del passato. Vedo il ritorno dei figli della nostra terra che, dopo la formazione universitaria e/o le esperienze lavorative, rientrano per mettere a frutto le competenze acquisite in un mondo globalizzato. E soprattutto vedo una comunità che è riuscita a rientrare in anticipo dal Piano di Riequilibrio Finanziario ventennale; anche con la lungimirante adozione delle normative vigenti “Pace Fiscale”    per i contribuenti morosi,  desiderosi di regolarizzare le proprie pendenze tributarie e con gli “incentivi” per i cittadini virtuosi con gli sgravi sui tributi locali con oneri a carico del bilancio regionale.  Una realtà risanata nei conti, viva, attrattiva per i giovani, ecologicamente sostenibile e punto di riferimento culturale ed economico dell’intero Comprensorio Nebroideo. Una città dove i tributi corrispondono a servizi eccellenti e dove la trasparenza non è un’eccezione, ma la regola quotidiana. Un gratificante traguardo di “Operazione Verità”.

Sulla mia disponibilità a rimettermi in gioco, rispondo con la massima umiltà e senso di responsabilità: la mia storia parla per me. Ho vissuto la politica sempre come servizio alla comunità. Anche le mie precedenti candidature – che qualcuno potrebbe superficialmente definire “prive di successo finale” – sono state in realtà candidature di servizio e di coraggio, messe in campo per non lasciare la città senza un’alternativa libera, un’opposizione che desse voce a chi non l’aveva e sbarrare la strada all’arroganza del potere. Sì, sono pronto e a disposizione per promuovere una coalizione di cittadini onesti e competenti, guidata da una figura autorevole, determinata e dotata della capacità di ascolto per condurre questa fase di riscatto e di vera ricostruzione.

La domanda numero undici

Renato Carlo Mangano — Dall’opposizione alla proposta – È stato candidato a sindaco e oggi rappresenta una voce dell’opposizione. Qual è il confine tra controllare chi governa e costruire un’alternativa credibile? E se domani si votasse, sarebbe nuovamente disponibile a provarci ancora?

Risposta:

Il confine risiede nell’insegnamento che abbiamo dato con l’esperienza di CambiAmo Capo: l’opposizione non è stata un mero esercizio di protesta o di sterile polemica, ma una minoranza illuminata, vigile e intransigente. Controllare ha significato difendere il patrimonio dei cittadini, bloccando operazioni illegittime come la svendita dell’Ex ITCG Merendino, denunciando i bilanci fittizi e dimostrando con i numeri che il costo della gestione dei rifiuti poteva diminuire di oltre 2 milioni di euro. Costruire un’alternativa significa tradurre questa stessa rigida competenza in un Programma di Governo trasparente, sostenibile e coraggioso.

Nella prossima primavera, quando i cittadini saranno chiamati alle urne per scegliere la classe dirigente che amministrerà Capo d’Orlando, dovranno farlo con la consapevolezza che la tanto criticata Amministrazione Ingrillì, in continuità con le precedenti, è stata votata dal 70% degli elettori e che la nostra città ha bisogno di un radicale cambiamento e di una guida autorevole e competente, al servizio esclusivo della comunità e senza alcuna distinzione di appartenenza. Con l’umiltà di chi ha sempre dato la propria disponibilità per amore del territorio e la fermezza di chi ha  la coscienza a posto, Noi di CambiAmo Capo siamo pronti a governare la Capo d’Orlando del futuro. “Dall’Operazione Verità alla Ricostruzione di Capo d’Orlando”.

Due righe sul format.

CAPO D’ORLANDO, IL FUTURO IN DIECI DOMANDE “La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”,

La politica senza cravatta. Tanti protagonisti tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale né da “vivere” , per chi si meterà in gioco, come potenziale candidato. Ancora c’è tempo e nessuno vuol mettere etichette. L’obiettivo è mettere a confronto chi ha amministrato Capo d’Orlando, chi ha tentato di conquistarne la guida, chi si oppone all’attuale amministrazione e chi potrebbe candidarsi alle prossime elezioni, e chi semplicemente vuol dire la sua forte delle sue esperienze, di vita, di politica, dal guradre la cittadina da osservatori privilegiati. Un racconto politico, ma anche umano. Con domande che costringano gli intervistati a scegliere, esporsi, magari sorridere. E soprattutto a dire qualcosa di concreto sul futuro della città. Dare delle idee che poi possano diventare patrimonio di tutti. Parlare e “narrare” la città da punti di vista originali, nuovi, particolari, differenti. Il punto di forza è quello di porre a tutti le stesse dieci domande, riservando però a ciascuno una domanda aggiuntiva, personalizzata e più pungente. Nessuna censura sulle risposte.

  • tratto da scomunicando.it

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