UNA SERIA RIFORMA FISCALE PER L’EQUITA’ SOCIALE

UNA SERIA RIFORMA FISCALE PER L’EQUITA’ SOCIALE

UNA SERIA RIFORMA FISCALE PER L’EQUITA’ SOCIALE di Maurizio Ballistreri

E’ sembrata assolvere ad una funzione propagandistica la proposta del segretario Dem Enrico Letta di una severa tassa sulle successioni, come del resto quelle su ius soli e voto ai sedicenni, da utilizzare anche in chiave anti-Salvini, che da tempo, invece, sostiene la flat-tax.

La proposta, immediatamente respinta al mittente dal premier Draghi, in realtà sembra muoversi nel solco dei provvedimenti congiunturali e punitivi per il ceto medio di alcuni governi del passato: ISI sui conti correnti e ICI sulle case, istituite dal Governo Amato nel 1992 come dono sacrificale offerto sull’altare del Moloch dell’Europa di Maastricht, poi IMU del governo Monti offerta vent’anni dopo sullo stesso altare. Il problema è che il Pd, contrariamente a tutta l’esperienza della socialdemocrazia in Europa, non ha mai prospettato proposte per una riforma organica del fisco, all’insegna dell’equità sociale e della redistribuzione del reddito verso il basso.

Per avere traccia di iniziative per l’equità fiscale nel dibattito pubblico italiano, bisogna risalire indietro nel tempo alla metà degli anni Ottanta del secolo passato, quando la Uil, guidata da uno dei leader storici del sindacalismo italiano, Giorgio Benvenuto, realizzò una serie di azioni dal titolo “Io pago le tasse e tu?”.

In realtà, l’unica grande riforma fiscale, all’insegna proprio dell’equità, è stata quella del 1973, volta a modernizzare e razionalizzare la tassazione dei redditi e la riscossione dei tributi, il cui impulso politico venne da un socialdemocratico moderato come Luigi Preti – al cui confronto il Pd appare come un partito di centro – al tempo ministro delle Finanze nella fase finale dell’esperienza del primo (e vero sotto il profilo riformatore!) centro-sinistra, con l’architettura giuridica di Bruno Visentini e Cesare Cosciani, con l’applicazione del principio di progressività dell’imposta previsto dall’art. 53 della Costituzione.

Esiste però un tema che deve essere affrontato in chiave europea, quello della tassazione dei capitali nell’Unione.

Infatti, uno dei pilastri dell’architettura istituzionale economica europea è rappresentato dalla libertà di circolazione dei capitali, un vero e proprio scudo contro le giuste istanze di redistribuzione del reddito attraverso la leva del fisco.

E’ necessaria quindi, un intervento nell’ambito dell’Unione europea, approfittando dell’esigenza di recuperare risorse in chiave di solidarietà a fronte della tragedia della pandemia, attraverso cui imporre il pagamento delle tasse nei paesi dove si produce e un’uniformità dei sistemi fiscali alle multinazionali e alle società dell’industria 4.0, oltre che alla speculazione finanziaria (nel lessico della sinistra di un tempo, si sarebbe detto della “rendita parassitaria”), quale ulteriore criterio economico assieme a quelli sul debito e deficit statali e inflazione.

Ma su questi temi Letta e il Pd cosa pensano?

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