Ponte a 3 campate o gioco delle 3 carte? di Giovanni Frazzica

Ponte a 3 campate o gioco delle 3 carte? di Giovanni Frazzica
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 Ponte a tre campate o gioco delle tre carte? di Giovanni Frazzica

Tempo fa ho visto una simulazione che mostrava il Viale della Libertà che nel 2050 diventava navigabile. Una immagine che ha suscitato in me una certa curiosità, ma anche una immensa tristezza nel vedere una bella e importante via di comunicazione trasformata in  un canalone melmoso, la Fiera Campionaria, i Cantieri navali, la Sede delle Caronte&Tourist ed il Club Tennis e Vela completamente inghiottiti da un mare cresciuto per effetto del cambiamento climatico. Mentre i palazzi della riva destra, l’ex Ospedale Margherita ed il Museo Regionale apparivano protetti da robusti e orribili muraglioni di cemento armato. Un pensiero ha lenito, ma solo in parte, la mia angoscia: per quella data, se mai fossi ancora vivo, dovrei aver superato i cento anni. In quella proiezione non c’era traccia del Ponte sullo Stretto. Coloro che per diversi motivi in questi ultimi anni hanno osteggiato quella realizzazione non ancora pensato di utilizzare questo argomento, ma hanno fatto e stanno facendo ben altro. Dopo aver teorizzato il potenziamento delle navi traghetto, quale soluzione miracolosa del tema della continuità territoriale,  i diversi progetti di tunnel, ormai accantonati, si giunge oggi alle “tre campate”, una sorta di gioco delle “tre carte”, utile sostanzialmente ad azzerare il lavoro e gli studi già fatti per fare ripartire tutto da zero. Certo l’eventuale innalzamento del livello del mare tra una trentina d’anni non fa tanto gioco, bagnerebbe solo i piedi dei piloni, è più efficace creare panico e dire che con tre campate c’è più sicurezza. Poi c’è un altro piccolo dettaglio: ci sono almeno tre punti in cui in cui potrebbe essere ubicato, secondo le ipotesi che fanno circolare. Questo aumenta in maniera esponenziale la confusione. Ormai non c’è più bisogno di essere No Ponte, è roba preistorica, basta che ognuno degli attivisti contrari alla grande Opera scelga un sito diverso da quello proposto e si batta strumentalmente fino alla morte per sostenerlo, magari chiedendo un bel referendum, e la perdita di tempo è assicurata. Questa strategia anti ponte, che è anche anti mezzogiorno e contro la Città di Messina in particolare, sembrerebbe pensata da un pugno di buontemponi maligni in un bar di periferia, tuttavia c’è il sospetto che a dare una mano può esserci stato anche qualcuno che negli ultimi anni è stato membro della Global Commission on the Future of Work dell’Organizzazione internazionale del lavoro, dell’High-Level Expert Group on the Measurement of Economic Performance and Social Progress. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, certi ministri degli ultimi governi, che avrebbero dovuto sostenere le ragioni del Sud sul dossier Ponte hanno manifestato incapacità e malafede.

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