Tiro alla fune di Cosimo Recuperoe

Tiro alla fune di Cosimo Recuperoe

Mercoledì al senato e giovedì alla camera. Sono questi i due appuntamenti che aspettano il presidente del consiglio Mario Draghi per dare piena operatività costituzionale al suo esecutivo.

Eppure, benché manchino ancora alcuni giorni a questo appuntamento, la maggioranza mostra già segni di scollamento. Salvini critica la scelta del confermato ministro della salute Speranza di comunicare la chiusura delle piste di sci a poche ore dalla scadenza del precedente divieto. La cosa in sé non sarebbe drammatica. C’è un intero paese fermo. Se alcuni operatori di un settore che interessa solo alcune aree del paese restano chiusi per qualche altro giorno la differenza sul totale dell’economia nazionale si noterà poco. La cosa grave è che, rispetto al precedente governo, sembra sia ancora vigente il principio in base al quale le cose si fanno alla rinfusa, all’ultimo momento, senza una visione complessiva dei problemi. Insomma, l’approssimazione che è stata la cifra del governo Conte-bis, specie negli ultimi mesi, sembra farla ancora da padrona. E questa è la prima grana per Draghi.

L’altra grana è quella dei grillini, la cui faglia interna sembra aprirsi sempre di più. Lo stesso Casaleggio, che giura e spergiura di non avere nulla a che fare con il Movimento, da però indicazione ai dissidenti di astenersi dal voto di fiducia a Draghi, continuando ancora una volta in quella politica del tentennamento e della giravolta a cui l’allegra brigata grillina ci ha abituato in questi anni. Dal canto suo Luigi Di Maio ha chiesto di votare la fiducia al governo per “continuare a difendere i valori del movimento”. Quali siano questi valori sinceramente non lo abbiamo capito bene, visto che per il momento hanno cambiato idea su tutto, dai decreti sicurezza di Salvini, prima approvati e poi abrogati con lo stesso piglio teutonico, alla questione TAV, TAP e così via. Fino ad adesso, l’unica cosa che Di Maio sembra essere riuscito a difendere da tutto e da tutti è la propria poltrona. Ed è da qui che partirà il redde rationem nelle prossime settimane.

Qualche giorno fa un giornalista esperto di politica, parlando su Sky, ha detto che Draghi ha creato una “compagine di rivali”. Tale formula politica sarebbe sconosciuta alla tradizione governativa italiana. In effetti questo governo mette dentro praticamente tutti, tranne Fratelli d’Italia e una esigua minoranza della già esigua LeU. Secondo quel giornalista, questa sarebbe la formula del successo per il governo Draghi, perché lo stare tutti insieme porterebbe i vari protagonisti a lavorare per ottenere il massimo, in termini elettorali, dall’azione di governo.

Probabilmente, però, non sarà così semplice. Forse questa idea avrebbe avuto una sua logica in condizioni normali. Ma qui si tratta di spartirsi una torta da 209 miliardi. I partiti, più che lavorare al successo unitario dell’operazione recovery plan, tenteranno di portare la maggior quantità possibili di risorse sui progetti di proprio interesse o verso i propri territori di riferimento. E su questo tema,  già nella scelta dei ministri, Draghi ha commesso un grave errore di grammatica, escludendo il Sud dalla compagine di governo e relegandolo ad una marginalità ancora maggiore rispetto a quella di prima. Speriamo che corregga il tiro con la nomina dei sottosegretari.

Detto questo, quindi, pensiamo che il dibattito interno al governo si svolgerà grosso modo in un continuo pendolare fra il tentativo di accaparrarsi più risorse e quello di scaricare agli altri le responsabilità degli errori.

E per SuperMario, nonostante le sue riconosciute qualità personali e professionali, non sarà certo facile fare in modo che non si spezzi la corda di questo tiro alla fune.

lwzws