Tempi difficili: confronto con gli avv. Delia e Leanza
“Tempi difficili” 2: confronto con gli avv. Delia e Leanza di Giovanni Frazzica
Viviamo in tempi difficili, anche i nostri lettori frastornati anche da informazioni non corrette, sono spesso preda di incertezze e disorientamento. Per questo abbiamo deciso di proseguire il confronto con dei professionisti che possano aiutarci a fare degli approfondimenti andando oltre il clamore dell’attualità. A seguire le riflessioni degli avv. Santi Delia e Calogero Leanza, avvocati con esperienze diverse, quotidianamente a diretto contatto con un vasto pubblico.
Calogero Leanza, avvocato civilista, dottorando di ricerca e cultore della materia per diritto dei consumatori, Legal Advisor per UniTaMente.
L’emergenza sanitaria ha accentuato i problemi già esistenti nel tessuto socio-economico? “Incontro decine di clienti ogni settimana – ci dice l’avv. Calogero Leanza – il minimo comune denominatore è sempre lo stesso, che essi siano cittadini che chiedono un ricorso per risarcimento danni o componenti di board societari: una situazione di difficoltà economica unita ad un senso di sfiducia verso le Istituzioni. In tal senso gioca un ruolo decisivo l’assenza di stabilità politica. La politica non riesce a dare risposte alle esigenze dei cittadini, né quella di prossimità, né quella nazionale. Manca, salvo rarissime eccezioni, chi è in grado di interpretare gli interessi e i bisogni dei singoli. Guardi, per esempio al tema giustizia, si cambia indirizzo ogni due anni. Sono assolutamente contrario all’utilizzo in periodi non emergenziali dei mezzi informatici per il funzionamento della giustizia. Il contatto tra avvocato e Giudice è ineliminabile in un Paese civile.
È cambiato anche il modo di fare l’avvocato? “Per me è stato semplice essendo da sempre abituato all’utilizzo di piattaforme social informatiche – afferma l’avv. Calogero Leanza – Ma se da un lato questo mi ha consentito di elidere le distanze per mantenere relazioni in tutta Italia, dall’altro ho dovuto anche “istruire” alcuni clienti a interloquire su Zoom, Google etc., per non far mancare loro il supporto costante durante lo svolgimento delle controversie. Ho cercato e cerco tutt’ora di non dimenticare il retaggio che la mia famiglia (Calogero è figlio dell’avv. Vincenzo Leanza, ex Presidente della Regione siciliana, ndr.) mi ha trasmesso, per me fare l’avvocato è più di una professione, è anche un modo di aiutare chi ha bisogno, il provvedimento favorevole al cliente è solo l’ultimo atto di un’attività di supporto, tanto tecnico-giuridico, quanto sociale. Per mia indole cerco di trarre una lezione positiva da ogni esperienza, anche da questa. Ho sfruttato i periodi di lockdown per studiare. È stato l’unico dato positivo in questa situazione: trovare tempo per potenziare le mie conoscenze per affrontare meglio la ripartenza.
L’avv. Santi Delia, nel 2018 insignito del titolo di Avvocato dell’Anno nell’ambito degli Italian Legal community awards, nel 2020 menzionato da Forbes tra i 100 legali italiani più influenti.
”Nonostante una sempre più crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni, della politica, dei partiti, il populismo dilagante e la speranza di riposta della “democrazia diretta” dei movimenti – dice l’avv. Delia – gli italiani, prima del Covid, credevano che, in caso di difficoltà, lo Stato avrebbe saputo cosa fare. La pandemia ha fatto venir meno anche questa certezza, lo Stato, non si è fatto trovare pronto, il “piano pandemico”, ha mostrato come i tagli al SSN non sono stati una scelta oculata, i mancati investimenti sulla formazione dei giovani medici e, forse anche l’introduzione del numero chiuso
a Medicina. Non può tararsi un Sistema sanitario che
funziona al 110% delle proprie capacità in situazione ordinaria senza
pensare che, in caso di emergenza, lo stesso sarà totalmente incapace di assorbire tale necessità. Da qui il senso di smarrimento verso una guida, quella dello Stato, che sapeva sempre cosa doveva fare in caso di emergenza. L’Italia si era
sempre rialzata, oggi invece c’è la sensazione
che le Istituzioni non sappiano cosa fare.
Che messaggio vorrebbe dare a colleghi, clienti e amici in un momento così difficile?
“A fronte di questi cambiamenti, di questo smarrimento, strutturale, la guida del professionista non può che essere fondamentale per il cittadino. Il rispetto dei principi costituzionali di uno Stato democratico, dimostra proprio come in questi momenti, in cui è la paura a farla da padrone, non possa consentirsi derogare ai cardini costituzionali della nostra carta. La legislazione dell’emergenza, ha provato a tener per sé la gestione strategica della “profilassi sanitaria” ma è noto come non poche sono state le iniziative, talvolta pittoresche, locali o regionali, volte a presuntuosi tentativi di risoluzione del fenomeno. Mezzi, risorse e risposte, in tal senso, devono essere resi, da parte dell’Avvocato ai propri clienti, ancora più efficaci. A questo abbiamo provato a tendere innovando i nostri siti web, per consentire teleconferenze immediate così da evitare gli spostamenti dei nostri clienti e, infine, …mettendoci il cuore. Abbiamo rafforzato le nostre iniziative convinti che, soprattutto in momenti così difficili, che chi può ed ha competenze, deve metterle a disposizione di chi oggi non riesce a farcela. E’ il caso della chiusura delle scuole in taluni Comuni, che ci ha visto scendere al fianco delle famiglie per veder garantito il diritto ad un’istruzione in presenza”.
- Tratto dal settimanale I VESPRI
