SVOLTA: PAROLE NUOVE E NON FOGLIE MORTE
LA SVOLTA DEL POTERE: SERVONO PAROLE NUOVE E NON FOGLIE MORTE di Gianfranco Fisanotti
Gli addetti
ai lavori sostengono che tutto è possibile a patto che sia davvero possibile: come dire che le
foglie si muovono solo se le muove il vento. Invece, le foglie si muovono anche restando
ancorate alle loro radici sulla pianta: è un tremito, un tremolio che non rende conto a
nessuno, nemmeno al potere in vigore. E non c’è norma che tenga perché tutto si può aggirare
senza interrompere il suo legame con la radice fondante del potere. Così, non serve scuotere
l’albero del Parlamento, della Giustizia, delle Istituzioni perché l’albero è il potere in sé ed il
potere – il vero potere – è indifferente verso l’imprevedibile andamento dei rapporti di forza.
Ricordate la bellissima canzone “Les feuilles mortes” scritta da Joseph Kosma su versi di Jacques
Prévert ?. “Les feuilles mortes se ramassent à la pelle” (le foglie morte sono ramazzate) sono un
richiamo nostalgico alla Parigi che fu e ad un amore finito, che lascia i ricordi ai margini delle
strade, proprio come le foglie sparse qua e là. Tu puoi urlare verità, rompere la legge del
silenzio, misurare la distanza tra i fatti compiuti e loro ricadute – oltre 300 parlamentari hanno
cambiato idea e partito – ma ad un certo punto prevale l’impatto neutro di un obiettivo certo,
quello della sopravvivenza. Poi, interviene la nebbia che tutto pervade, persino le risultanze
reali ed i giardini del potere. La cronaca di questi due anni di pandemia non sarà mai
abbastanza cruda e sincera e non riuscirà a sconfiggere le ombre del “sistema” che ha un solo
obiettivo: sopravvivere a se stesso, a qualsiasi legge, ad ogni elezione, ad ogni rivelazione.
Nessuno si chiede più per quale ragione chi non vince le elezioni si ritrova poi a governare,
come se il voto fosse una mera scommessa già vinta in partenza. Le ultime uscite della politica
a ranghi sciolti, le divisioni, i digiuni programmatici, la sudditanza a regole non scritte ci
dicono che la crisi economica, sociale, sanitaria ha superato il livello di guardia, anzi lo ha
ignorato, proprio come le foglie quando nemmeno il vento riesce a strapparle dall’albero.
Prendi la legge elettorale: se vai con il maggioritario, obblighi a fare convergenze di sola
convenienza; se vai con il proporzionale, abbiamo un “libera tutti” che sterilizza il voto. In un
caso come nell’altro si può cambiare appartenenza politica senza perdere la posizione perché
non esiste un vincolo di mandato. Forse, è giunto il momento di cambiare passo, di dare un
verso nuovo al linguaggio del potere. Servono, dunque, parole nuove… “Les feuilles mortes se
ramassent à la pelle”. Gianfranco Fisanotti, Turismo news
