Stretto di Messina: il tunnel torna alla ribalta?
Stretto di Messina: il tunnel torna alla ribalta? Per bloccare tutto si riesumano soluzioni scartate
Pare sia imminente la riesumazione di una vecchia ipotesi di attraversamento dello Stretto di Messina: il tunnel subalveo (sotto il fondo del mare). Per evitare di aumentare la con fusione dei lettori, tentiamo di fornire qualche informa- zione utile a gui- dare comprensibili ma affrettate risposte emotive. La prima perplessità non è tecica ma di banale buon senso: perché adottare, o solo pren- dere in considerazione, solu- zioni che non arrecano alcun beneficio turistico, soprattutto se messe a confronto con quel formidabile attrattore rappre- sentato dal Ponte sospeso? Sono veramente pochi a conoscere – o proporsi di visitare – Cheriton e Coquelles, i due comuni nei quali sbuca il Tunnel sotto la Manica. Passando a considerazioni tecniche, le conclusionidelle commissioni che, a metà degli anni Ottanta, esaminarono le diverse soluzioni di attraversamento dal punto di vista tecnico-economico, sconsigliarono la scelta di strutture subalvee, giudicando addirittura inutili studi più approfonditi. Consideriamo l’Eurotunnel: unisce due territori privi di ri- lievi montuosi, ciononostante, benché lungo la direttrice della galleria, la Manica sia larga circa 40 chilometri, il tunnel è lungo 50, cioè “sbuca”, da un lato e dall’altro, a parecchi km dalla costa. Da questo punto di vista, la situazione sullo Stretto è di gran lunga peggiore perché la sponda calabrese è sormontata da montagne che impongono di allungare la parte sotterranea del tracciato, stante la necessità di contenere la pendenza della linea ferroviaria ben al di sotto di 10 m. ogni km. Il nuovo tunnel del Bren nero, ad esempio, realizzato proprio per essere attraversato da treni ad Av e, soprattutto, da convogli merci lunghi 750 metri, che nel vecchio non pos- sono transitare, ha pendenza massima del 6,7 per mille. Ag- giungiamo che ragioni di natura geologica sconsigliano di realizzare lo scavo a una pro- fondità inferiore a 250 metri. sotto la superficie del mare; oltre un centinaio di metri più in basso di quello tra la Gran Bretagna e la Francia. Questi insormontabili vin- coli imposti da Madre Natura, inducono a ipotizzare un tun- nel lungo una cinquantina di chilometri – per un braccio di mare di meno di 4 – che sbuca oltre Bagnara calabra da un lato e a una ventina di chilo- metri dalla costa messinese dall’altro. Immaginiamo la fe- licità di reggini, messinesi e villesi dall’adozione di una struttura che, oltre aprivarli di qualsiasi richiamo turistico, rende praticamente inutilizza- bile l’opera ai fini dell’attraversamento del traffico locale. In sintesi, appare evidente che chi pensa di sostituire il ponte sospeso con un tunnel subalveo è un ingenuo disinformato o mira solo a ritardare il colle- gamento stabile.
Giovanni Mollica
