Risiko ospedaliero al tempo del Covid di Giovanni Frazzica
Risiko ospedaliero al tempo del Covid di Giovanni Frazzica
Il Direttore Generale dell’Asp Messina, Paolo La Paglia, è riuscito a raffreddare la tensione che si era accumulata sul caso dell’Ospedale di Barcellona, attenzionato anche da la Repubblica, Tg1 e OndaTv. In alleggerimento della sua posizione è intervenuto l’on. Beppe Picciolo, già componente della Commissione Sanità dell’Ars. L’antefatto la lunga intervista che il Direttore Generale dell’Asp Messina ha rilasciato al quotidiano Gazzetta del Sud nel corso della quale, tra l’altro, ha avuto modo di dire che ne il sindaco di Catania ne quello di Palermo aggrediscono i Dirigenti delle Asp, diversamente da quello che fa il sindaco di Messina, malgrado che in questi momenti le criticità si appalesino ovunque. Beppe Picciolo si è inserito nel dibattito con questo commento: ”Direttore, siamo stanchi di essere ogni giorno sui giornali per guerre che, prendendo spunto da temi sanitari, sono invece pretesti per girare vecchi coltelli arrugginiti nelle piaghe. Messina ha bisogno di altro: ha bisogno di un ricambio generazionale della propria classe Dirigente ai vari livelli. Ha bisogno di grande competenza e professionalità (la scelta di Dino Alagna quale Direttore Sanitario va in tal senso, ma forse andava fatta prima). Ha bisogno di un Manager, di sicuro onesto come lei, che però parli di più al cuore dei Cittadini e faccia sentire forte la sua presenza in una simile grave pandemia. E non soltanto per operatività tecnica ma più per presenza costante sul territorio. È vero ad esempio che per la casa di riposo Lei non ha alcuna competenza! Ovvio. Ma la presenza della Istituzione è altro! Forse solo facendosi lei promotore della azione di soccorso o solidarietà questa polemica si sarebbe placata a costo zero per Lei. Giusto non mollare! Bene cercare di cambiare le inefficienze e le mediocrità, ma i cittadini lo devono sapere. Provi a valorizzare i pochi giovani di cui può disporre! Messina, quella buona e sana, che è la stragrande maggioranza, vuole il cambiamento di cui Lei correttamente parla. Ma vuole soprattutto i risultati! E vuole che i bravi medici ed funzionari siano valorizzati e che i “ fannulloni “ vadano a casa! Se Lei è pronto a fare ciò, al netto delle polemiche e dei biasimi, certo lascerà un segno in Città. Buon Lavoro dunque!“. Invece il deputato regionale Tommaso Calderone ha aperto un più vasto fronte di polemiche ed ha aperto le danze sul risiko ospedaliero presentando un disegno di legge tendente ad accorpare l’ospedale Papardo all’Asp, scorporare l’ospedale Piemonte dall’Ircss e annetterlo a sua volta alla stessa Asp. Su tale argomento si è scatenata la ferma opposizione di Uil e Uil-Fpl che hanno immediatamente bocciato la proposta. “Siamo venuti a conoscenza del Disegno di legge del deputato messinese Tommaso Calderone – affermano Ivan Tripodi, Pippo Calapai e Corrado Lamanna, rispettivamente segretario generale Uil, segretario generale Uil-Fpl e Coordinatore provinciale area medica – che riteniamo inattuabile. L’on. Calderone propone di accorpare il Papardo e il Piemonte (dopo lo scorporo dall’Irccs-Neurolesi), all’Asp. Una proposta fine a se stessa, che intenderebbe concentrare la gestione degli ospedali cittadini in una sola azienda. La stessa azienda che si è dimostrata incapace di gestire l’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19 e che non sarà mai in grado di governare, sotto il profilo economico, altri due ospedali. Piuttosto, Calderone che propone di modificare la Rete sanitaria messinese, impieghi la sua influenza e le sue capacità politiche per il potenziamento dell’Asp, finita al centro del gorgo mediatico per il presunto ‘Reparto fantasma’ di Terapia intensiva dell’ospedale della sua Barcellona. E si impegni anche affinché il Papardo divenga un Dea di Secondo livello. Tenuto conto che la medesima proposta prevede l’accorpamento dell’Irccs-Neurolesi al Policlinico, abbiamo il fondato sospetto che il tesoretto di 91 mln di euro dell’Istituto di Ricerca possa fare gola a qualcuno. L’assetto della Sanità messinese non va toccato e da parte della Uil ci sarà una ferma opposizione al disegno di legge in questione. Auspichiamo che le forze sociali e le forze politiche di buona volontà respingano tale proposta”. Contrari alla proposta Calderone anche i dirigenti della Cgil Giovanni Mastroeni, Segretario Generale della Cgil Messina, Francesco Fucile, Segretario della FpCgil Messina, assieme ad Antonio Trino, Segretario Fp con delega alla Sanità, e Guglielmo Catalioto Responsabile dei Medici FpCgil. “Dall’esame del Ddl proposto dal Calderone” dichiara la Cgil “non si riesce a comprendere quale sia la ragione di tale provvedimento, se non quella di voler proporre un’ulteriore diminuzione dell’offerta sanitaria nella nostra provincia, già stremata dalla copiosa cura dimagrante imposta dalla Regione. La Cgil ritiene irrazionale quanto proposto nel Ddl, vuol capire perché si senta l’esigenza di introdurre solo nel territorio di Messina questi criteri di economicità e funzionalità, bisogno non avvertito affatto in altre province. Come si concilia questa presunta riorganizzazione con il principio della centralità del cittadino/paziente?”. “Ci si sarebbe aspettati – continua il documento – una denuncia sul fatto che l’area metropolitana di Messina ha subito una sostanziosa decurtazione delle risorse finanziarie destinate alla sanità (circa 20 milioni), anziché proporre un’ulteriore anacronistica contrazione”. Ed ancora come mai l’On. Calderone non entra, né lo ha fatto in fase di predisposizione della rete ospedaliera, nel merito dell’offerta sanitaria dei privati convenzionati, unici a non aver subito decurtazioni”. La proposta non sembra inoltre suffragata da una seria indagine epidemiologica che dimostri le reali esigenze sanitarie. Non vorremmo, invece, che dietro il DDL vi siano altre motivazioni, anche perché le coincidenze strane sono tante. Innanzitutto ricordiamo l’imponente “dote” di 91mln dell’IRCCS, che sicuramente rende appetibile l’Istituto, in un momento storico che vede questa struttura “politicamente” indebolita e facilmente conquistabile. Poi mentre la soppressione di fatto dell’Azienda Papardo faciliterebbe, più di quanto non sia stato fatto, la crescita del Gruppo GIOMI, che proprio accanto a questo nosocomio sta costruendo un importantissima struttura sanitaria con 250 posti letto (forse sfugge questo particolare al deputato). Sicuramente le risorse dell’Azienda Papardo e del Piemonte andrebbero a sanare le deficienze dell’ASP, magari rimpinguando il presidio ospedaliero di Barcellona. Proporre l’ASP di Messina quale contenitore di tutta l’offerta sanitaria messinese è un suicidio tenuto conto che l’Asp di Messina non ha mai toccato un livello così basso e che presenta un altissimo grado di criticità organizzative, che ci hanno visto alla ribalta negativa della stampa nazionale. “La proposta” dichiara la Cgil “è da respingere complessivamente perché la provincia di Messina ha già dato, pagando un prezzo altissimo in termini di offerta sanitaria”. Occorre capire se questi sindacati sono le avanguardie di interessi più consistenti e di diversi soggetti interessati al risiko sanitario intorno al quale, come è noto, ruotano interessi economici e di potere notevoli. Per quanto riguarda la vicenda antica dell’Ospedale di Barcellona la soluzione va ricercata in un progetto serio che era stato discusso nel corso dell’ultima campagna elettorale, che aveva trovato disponibili i candidati a sindaco Sottile e Mamì e di cui era informato lo stesso DG La Paglia: realizzare gli Ospedali Riuniti Fogliani-Cutoni Zodda. Se si vuol fare qualcosa di serio per la serenità dei cittadini dell’area tirrenica occorre mettere in campo un fatto concreto che superi decenni di vuoti proclami elettorali.
- tratto dal settimanale regionale I VESPRI
