Riace, la Cassazione riabilita il Mimmo Lucano
Riace, la Cassazione riabilita il Mimmo Lucano
Anche il divieto di dimora potrebbe cadere
Non ci sono truffe a Riace, ruberie, ne matrimoni di comodo, così afferma la Cassazione, che nell’ordinare ai giudici di Reggio Calabria di valutare nuovamente se protrarre o meno l’esilio di Mimmo Lucano, demolisce l’impianto accusatorio che contro di lui è stato messo insieme dalla procura di Locri.
Sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e presunti illeciti nell’affidamento degli appalti per la differenziata, finito prima ai domiciliari, quindi allontanato da Riace per ordine dei giudici, Lucano incassa ora una vittoria, la più netta nella vicenda giudiziaria che lo vede vittima, per di più nelle settimane in cui a Locri si decide se dovrà o meno affrontare il processo. Lucano non si è messo in tasca un euro e non ha favorito nessuno e la Cassazione non ha neanche celebrato matrimoni di comodo fra riacesi e migranti. I magistrati della Suprema Corte lo mettono nero su bianco. È vero, ci sono elementi per sostenere che abbia aiutato la sua compagna, Lemlem Teshfaun, nel tentativo (fallito) di farsi raggiungere dal fratello in Italia. Ma in quel caso va valutata “la relazione affettiva tra i due”, non si trattava di una prassi comune. Per quanto riguarda invece i presunti matrimoni di comodo, più volte evocati dai magistrati calabresi, per la Cassazione non sono più di un vago richiamo “non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro, ma, addirittura, escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata”. E proprio perché mancavano gli elementi necessari per poterlo fare.
