Questione di opportunità di Cosimo Recupero

Questione di opportunità di Cosimo Recupero

La Procura antimafia di Messina ha disposto 86 arresti che i Carabinieri del Comando Provinciale hanno eseguito nella notte.

Dalle intercettazioni telefoniche sarebbero emersi elementi che farebbero pensare che la mafia barcellonese avrebbe orientato voti verso alcuni candidati appartenenti ad una lista che sostiene l’attuale amministrazione. Precisiamo che i candidati, uno eletto e l’altro no, non sono indagati e quindi la loro posizione è, allo stato attuale, fuori questione.

La cosa che sconcerta, però, è che alcuni fatti che sarebbero stati la contropartita del sostengo elettorale si sarebbero poi puntualmente verificati, a conferma che i sospetti degli inquirenti non sarebbero del tutto campati in aria.

Ma siccome a noi non interessano, in questa sede, i fatti giudiziari ma i fatti politici, non possiamo non rilevare che su questa città aleggia una cappa opprimente che, a prescindere dagli esiti dei processi, ritiene che la cosa pubblica possa essere asservita agli interessi di alcuni che punterebbero, stando alle intercettazioni, su una amministrazione o su un’altra solo al fine di lucrare qualche vantaggio per sé o per i propri accoliti.

E stordisce il silenzio dell’amministrazione e dei suoi maggiori azionisti politici, i quali non hanno ancora preso nemmeno le distanze da quanto accaduto. E questo non per una contiguità a questi ambienti, quanto piuttosto per il fatto che ormai certe presunte infiltrazioni non rappresentano più per nessuno nemmeno un valido motivo di scandalo.

E così tacciono il sindaco e gli assessori. Tacciono i deputati. Tacciono i partiti di maggioranza e financo quelli di opposizione. Persino quella opposizione che dell’antimafia ha fatto materia per qualche, seppur effimero, successo elettorale in passato.

Ed il tutto avviene peraltro in un momento in cui sulla poltrona di primo cittadino siede un avvocato penalista di prima grandezza che, a questo punto, potrebbe trovarsi lacerato fra il dovere deontologico di professionista e quello etico di sindaco.

In questo contesto ci auguriamo che si astenga dall’accettare incarichi di difesa di imputati che, stando alle accuse, avrebbero favorito alcuni candidati della sua maggioranza, perché questa scelta professionale, legittima sul piano giuridico, lo sarebbe molto meno sul piano dell’etica politica. Perché lui difenderebbe qualcuno che avrebbe tentato o, forse, sarebbe riuscito, a stendere l’ombra della mafia sulla città, su tutti noi.

In campagna elettorale era stato detto che non era il caso che un avvocato penalista, impegnato in numerosi e importanti processi di mafia, ambisse alla carica di primo cittadino. E questo non perché lo vieti la legge e, forse, nemmeno la morale. Ma perché, in tali condizioni, è troppo alto il rischio che un sindaco sia lacerato da interessi tutti legittimi ma confliggenti fra loro. E fra questi interessi ci sono anche quelli di tutti i cittadini. Come è stato detto, quindi, la candidatura o meno di Pinuccio Calabrò a sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto non una questione giuridica o morale. Era, piuttosto, una questione di opportunità.

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