“Populismo e Stato sociale” vanno in cattedra a Messina
“Populismo e Stato sociale” vanno in cattedra a Messina di Giovanni Frazzica
Ospite d’onore, all’Accademia dei Pericolanti dell’Ateneo di Messina, il prof. Tito Boeri, fino a qualche mese fa Presidente dell’Inps, che si è confrontato sul tema “Populismo e Stato sociale” col docente messinese Maurizio Ballistreri. Moderatore dell’evento il giornalista della Gazzetta del Sud Antonio Siracusano. I lavori sono iniziati dopo un intervento introduttivo del pro-Rettore vicario, prof. Giovanni Moschella, che ha voluto sottolineare l’importanza dell’argomento trattato, anche alla luce delle ultime vicende nazionali ed internazionali che ha reso il tema di grande attualità. In realtà “Populismo e stato sociale” è stato l’argomento del terzo incontro della rassegna “Leggere il Presente”, organizzata dall’Ateneo in collaborazione con Taobuk e l’economista e accademico italiano Tito Boeri ha dedicato un libro a questo tema, facendo una lucida analisi di una questione importante per il nostro Paese e che contiene anche una visione realistica sul tema dell’immigrazione, che si differenzia dai luoghi comuni con cui viene trattato anche a livello politico questo problema. Boeri ha spiegato che l’affermazione del populismo, un tempo prerogativa di certi Paesi sud americani, nell’ambito di nazioni anche europee con tradizioni democratiche consolidate, non è ascrivibile solo a situazioni di crisi economica, alimentate in taluni casi dal fenomeno delle migrazione, ma è figlia anche della perdita di credibilità delle classi dirigenti e di uno stato sociale che non è in grado di proteggere ampi strati della popolazione dai cambiamenti indotti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico. Occorre quindi saper dare risposte innovative, eliminare i trattamenti di favore di chi ha gestito posizioni di privilegio e di potere e, soprattutto, rendere la protezione sociale più efficiente, capace di raggiungere capillarmente chi ha davvero bisogno d’aiuto. In tal senso in cosiddetto “reddito di cittadinanza” non si può dire che abbia centrato pienamente gli obiettivi, avendo finito col dare di più ai singoli piuttosto che alle famiglie. E quella democrazia diretta, invocata dai populisti, rischia di sfociare nella dittatura della maggioranza che tende ad escludere dal dibattito politico e dal ruolo sociale i corpi intermedi della società civile: associazioni, partiti, sindacati, autorità indipendenti, amministrazioni pubbliche, che invece sono elementi essenziali per la formazione delle convinzioni e per il libero confronto delle diverse opinioni. “I populisti – ha detto tra l’altro Boeri – preferiscono cavalcare i temi semplici e istintivi, le paure, pur sapendo che non sono la verità. Due esempi per tutti: quota 100 costa 35 miliardi e non è risolutiva né del problema occupazionale, nè di quello pensionistico, perché è una finestra a tempo di cui si può usufruire solo per tre anni e non garantisce il reinserimento automatico nel posto di lavoro lasciato libero. Mentre invece non tutti sanno che gli extra comunitari ogni anno versano alle casse dell’Inps circa 8 miliardi di euro di contributi. Soldi preziosi, utili per pagare anche le “sperimentali” politiche sociali di questo governo”. Nel dibattito con l’ex presidente Boeri, il prof. Maurizio Ballistreri, giuslavorista dell’Università di Messina, ha parlato della “crisi dello Stato Sociale e del modello che, mutatis mutandis, in campo economico si definisce “Keynes-Beveridge” basato sull’intervento pubblico a fini redistributivi attraverso la leva fiscale, con avanzati sistemi di welfare state, adottato nell’ultimo dopoguerra dai laburisti in Inghilterra e dalle socialdemocrazie in Germania, Austria e nei paesi scandinavi nei “Trenta gloriosi”. La cornice del welfare state ha retto sino agli anni ‘80 per ripiegarsi poi di fronte alla crisi dello Stato nazionale e dell’economia globale, sotto la spinta di un ritorno del liberismo economico”. Secondo Ballistreri “il mutamento di scenario a seguito dei processi di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, ha prodotto la crisi degli Stati-nazione e i grandi fenomeni di migrazione di popolazioni, di capitali, di produzione, di sistemi di accumulazione, di centri decisionali; quest’ultimi, assumendo le caratteristiche di universalità hanno provocato un’erosione della statualità, peraltro già messa in questione da problemi interni anche relativi agli assetti costituzionali. La crisi della crescita economica e della redistribuzione sociale, assieme ad una grave e persistente depressione economica, ha reso, per alcuni, meno pressanti i diritti sociali e per molti altri ha mutato la percezione della loro difesa e le modalità delle forme di rappresentanza politica. In questo quadro si assiste alle mobilitazioni contro gli esiti delle politiche e riapparizione del lato oscuro della politica, sino a mettere in discussione, oggi, al centro del vecchio continente, in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, i presupposti stessi dello Stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura, con le teorie sulla “democrazia illiberale” e la “post-democrazia”. Alla base esiste, da tempo, una contestazione nei confronti della globalizzazione neoliberista, sia a destra che a sinistra dei sistemi politici secondo il tradizionale schema novecentesco, ma con caratteri molto diversi. Contro lo sfrenato sviluppo del mercato globalizzato, con i suoi devastanti effetti di smaterializzazione produttiva e svalorizzazione del lavoro si sono coalizzati operai e colletti bianchi, studenti e disoccupati, anziani e giovani, ma anche una destra populisti, che si oppone ai tratti culturali della globalizzazione con posizioni sovente razziste che confluiscono in forme di neo-nazionalismo”. Per Ballistreri “lo Stato sociale è una conquista della modernità cui non si può abdicare se vogliamo vivere in una società il più possibile equa e giusta, fondata sulla ”capacità di demercificazione”, ossia la misura con cui il welfare state riesce a sottrarre il cittadino dalla dipendenza del mercato”. La conversazione ad alto livello sviluppata dai due oratori, oltre a tenere desto per tutto il tempo l’interesse dei presenti, ha stimolato anche numerosi interventi del pubblico tra i quali ricordiamo quelli del prof. Giuseppe Sobbrio e del Direttore provinciale dell’Inps di Messina, dr. Marcello Mastrojeni.
- già pubblicato dal settimanale I VESPRI
