Ponte: gli architetti messinesi rilanciano la campata unica
Ponte: gli architetti messinesi con Siviero rilanciano la campata unica di Giovanni Frazzica
Circa 45 anni fa Oriana Fallaci con la sua “lettera ad un bambino mai nato” creò un clima di grande suggestione contro l’aborto. Tra le tante considerazioni che si potrebbero fare intorno alla mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto ce n’è una ipotetica che andrebbe fatta, quella sull’aspettativa di chi da vent’anni attende un lavoro che non arriva perché l’aborto di questa grande Opera non glielo consente. Per questi invisibili, forse lambiti in parte dal reddito di cittadinanza, ci vorrebbe una buona penna capace di scrivere “lettera ad un lavoratore mai nato”, un appello forte, capace di smuovere le coscienze di chi sta nei palazzi. In mancanza di ciò, a luglio del 2020 vi fu una manifestazione in piazza Unione Europea, con in prima linea alcune Associazioni e la Cisl, il sindacato da sempre a favore della realizzazione del Ponte. Non c’era una folla oceanica, ma a seguire vi fu la consegna in Prefettura di una lettera aperta indirizzata a Sergio Mattarella, a Giuseppe Conte, ai presidenti delle Camere ed ai governatori delle regioni meridionali, per richiedere di destinare al Mezzogiorno, proprio in funzione di una adeguata dotazione infrastrutturale, 71 miliardi di euro, il 34% dei 209 miliardi del Recovery fund assegnati all’Italia dalla UE. Le richieste non si fermavano qui, venne infatti considerata prioritaria anche la realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria fino ad Augusta per il completamento del corridoio Berlino-Palermo, la creazione di una banda larga e la completa digitalizzazione. A ciò si unì l’intenzione di rendere più competitive le Autorità portuali del Mezzogiorno. Nel dettaglio, quel Movimento spontaneo, invocò l’alta velocità/alta capacità ferroviaria da Augusta fino ai confini con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina, ossia il Ponte, già cantierabile; le zone economiche speciali e i necessari adeguamenti delle quindici Autorità di sistema portuale; il rafforzamento e l’integrazione dei sistemi aeroportuali; la digitalizzazione e la banda larga. Questo è un tassello della mai risolta Questione meridionale per la quale, si disse, è tempo di prendere coscienza e iniziare forme di mobilitazione di massa, ovviamente emergenza Covid permettendo. Passa acqua sotto i ponti, cambia il Governo, Mario Draghi succede a Giuseppe Conte ed Enrico Giovannini prende il posto di Paola De Micheli alla guida del Ministero delle infrastrutture, ma la situazione per il Ponte sullo Stretto di Messina non va verso una soluzione, si avvia sulla strada di un sofisticato peggioramento. Dapprima si perdono alcuni mesi perché viene riesumata l’ipotesi del tunnel sottomarino, già scartata al tempo in cui il Governo italiano aveva avviato la gara internazionale regolarmente vinta dal progetto presentato dal Consorzio Eurolink. Scartata questa fantasiosa soluzione si pose in essere il tema della sicurezza, la necessità di revisionare il “vecchio” progetto e di verificare nuove e più sicure ipotesi come, ad esempio, un Ponte a tre campate anziché a campata unica. Tutto questo, ovviamente, richiede un costoso studio di fattibilità e soprattutto tanto tempo prima della posa della agognata prima pietra. In assenza di una forte e adeguata reazione della classe politica messinese, per ribadire le ragioni del progetto a unica campata e della cantierabilità immediata si è riunito tutto il Comitato dell’Ordine degli Architetti di Messina, in un incontro che mirava a chiarire ogni dubbio, a chi avesse avuto voglia di porre domande, e smontare tutte le “fake news” che “sono state create ad arte per alimentare le ragioni del no”. Insieme agli architetti, l’ing. Giovanni Mollica, noto imprenditore messinese che ama definirsi meridionalista convinto, che da anni si batte per favorire la costruzione del Ponte. Alla iniziativa, voluta da Pino Falzea, rieletto recentemente Presidente e tenutasi nel salone dell’Ordine, oltre agli esperti del Comitato, c’erano l’Assessore ai lavori pubblici del Comune di Messina, ing. Salvatore Mondello, l’architetta Anna Carulli, Presidente della Fondazione Mediterraneo, ed il prof. Enzo Siviero, Rettore dell’Università E Campus e principale animatore del comitato tecnico scientifico, che ha ribadito le ragioni sintetizzate nella lettera aperta che ha inviato al Presidente Draghi qualche giorno fa. Per contrastare sotto il profilo tecnico l’infondatezza della teoria delle tre campate, il prof. Siviero ha tra l’altro detto: “Per realizzare un ponte a tre campate dovrebbero essere effettuati, nelle profondità dello Stretto, lavori simili a quelli che servono per spianare un campo di calcio e poi impilare fondamenta enormi, con correnti elevatissime e su faglie che in caso di movimento scaricherebbero direttamente sui piloni. Le strutture fondanti a terra, invece, comportano meno rischi, sono tecnicamente fattibili, hanno un impatto ambientale più contenuto”. Dopo diversi interventi, le conclusioni sono state tratte dal Presidente Falzea: “Lo sviluppo del Mediterraneo, e quindi quello delle sue infrastrutture, resta per noi un tema centrale – ha detto il presidente dell’Ordine degli Architetti – Il Ponte sullo Stretto non riguarda soltanto noi ma l’intero Paese e noi lavoriamo per quello sviluppo, più complessivamente inteso. Quello di oggi è soltanto il primo passo di un ragionamento che porteremo avanti successivamente e anche altrove”. A conclusione del suo discorso Falzea ha annunciato che a breve di Ponte si parlerà anche a Palermo, proprio nella Sede dell’Ordine degli architetti del capoluogo siciliano. Esportare la lotta fuori dal territorio messinese, mantenere alta l’attenzione, dare sostegno a chi si è impegnato, è utile per mantenere la speranza.
- tratto dal settimanale I VESPRI
