Polonia amica del Cremlino? conseguenze per l’Europa

Polonia amica del Cremlino? conseguenze  per l’Europa

Una Polonia amica del Cremlino? Le conseguenze geopolitiche per l’Europa.
di Salvatore Mammola

Le elezioni presidenziali in Polonia del 2025 non sono una semplice competizione interna: sono uno snodo cruciale per l’equilibrio politico europeo. Se Karol Nawrocki – candidato sostenuto dal partito Diritto e Giustizia (PiS) e ritenuto da molti osservatori vicino agli interessi del Cremlino – dovesse vincere il secondo turno, le conseguenze potrebbero essere profonde e durature.

Dal 2022, la Polonia è stata un pilastro dell’aiuto militare e logistico all’Ucraina. Un cambiamento di rotta a Varsavia sarebbe una vittoria strategica per Putin: l’indebolimento del corridoio di supporto ucraino attraverso la Polonia e il segnale che il sostegno europeo a Kyiv non è più scontato. Mosca potrebbe interpretare questo risultato come un’apertura per nuove operazioni destabilizzanti nei Paesi Baltici, sapendo che l’unità NATO è più fragile.

La Polonia ha già avuto attriti con Bruxelles per violazioni dello Stato di diritto, controllo sulla magistratura e limitazioni alla stampa. Un presidente allineato con il PiS potrebbe accentuare lo scontro con l’Unione Europea, isolando ulteriormente Varsavia. Non è escluso un nuovo blocco dei fondi del PNRR e, più in generale, una “guerra fredda” interna tra Bruxelles e le capitali dell’Est più illiberali.
Dal 2022, la Polonia è stata un pilastro dell’aiuto militare e logistico all’Ucraina. Un cambiamento di rotta a Varsavia sarebbe una vittoria strategica per Putin: l’indebolimento del corridoio di supporto ucraino attraverso la Polonia e il segnale che il sostegno europeo a Kyiv non è più scontato. Mosca potrebbe interpretare questo risultato come un’apertura per nuove operazioni destabilizzanti nei Paesi Baltici, sapendo che l’unità NATO è più fragile.

In Lituania, Stato frontaliero con la Bielorussia e vicino al famigerato “corridoio di Suwałki” (che separa l’enclave russa di Kaliningrad dal resto della Russia), la minaccia di un indebolimento della solidarietà NATO è percepita come esistenziale. Un’eventuale presidenza filorussa a Varsavia indebolirebbe la deterrenza in tutta la regione baltica, aumentando il rischio di provocazioni ibride, cyberattacchi o crisi di confine alimentate da Minsk e Mosca.

La Repubblica Moldova, invece, è forse il Paese più vulnerabile del continente. Il governo europeista di Maia Sandu lotta contro le pressioni separatiste a Tiraspol e contro l’influenza russa nel sud e nel Gagauz. Una Polonia meno impegnata nel sostegno all’Europa orientale potrebbe rappresentare un colpo pesante all’ambizione moldava di entrare nell’UE. Inoltre, potrebbe dare fiato ai partiti filo-russi che spingono per una neutralità ambigua o addirittura per un riavvicinamento a Mosca.

Una Polonia più vicina a Mosca consoliderebbe l’asse Orban-Nawrocki, a cui potrebbero guardare con simpatia anche altri partiti euroscettici e populisti in Europa occidentale. Il rischio è la formazione di una “quinta colonna” istituzionale dentro l’Unione, capace di paralizzare decisioni strategiche, come le sanzioni, le riforme fiscali comuni e la politica estera europea.

Nawrocki rappresenta un modello politico orientato a valori tradizionalisti, religiosi e autoritari. La sua vittoria darebbe nuova legittimità a posizioni anti-LGBTQ+, anti-aborto e anti-immigrazione. Si configurerebbe così un’Europa spaccata non solo sulle politiche, ma anche sui valori fondativi: una deriva che mina alle radici il progetto comunitario.

Il vero punto non è solo Varsavia, ma la traiettoria dell’intero continente. Se la Polonia – membro cardine della NATO, grande Paese dell’Est e voce influente nei nuovi equilibri post-Brexit – cambia direzione, tutto l’architrave della sicurezza europea rischia di oscillare. L’UE deve decidere se accettare una deriva interna o affrontare con determinazione la sfida della coesione e della sovranità condivisa.

Una Polonia più vicina a Mosca rappresenterebbe molto più di una crisi nazionale. Sarebbe un terremoto geopolitico, una cesura tra l’Europa dei diritti e quella dei nazionalismi. Non sarà solo la Polonia a scegliere il suo futuro: sarà l’Europa a scegliere se difendere la propria anima o lasciarla erodere, pezzo dopo pezzo.

lwzws