Micari, sepolcro imbiancato del Pd siciliano di Giovanni Frazzica
Micari, sepolcro imbiancato del Pd siciliano di Giovanni Frazzica
Domani tutto il Pd messinese si riunirà nel salone delle bandiere del comune di Messina per rendere omagio a Fabrizio Micari, il Rettore dell’Università di Palermo che si presta a far da candidato a Presidente della Regione siciliana su indicazione di Leoluca Orlando e con la benedizione di Matteo Renzi. Ua voltare pagina sul passato scomodo di Crocetta, una figura per ritrovare l’immagine della sinistra di una volta. Ma ormai, malgrado Micari, nel tempio delle regole e della buona politica, la sinistra non è più di casa. Un tempo, nell’immaginario collettivo, le sinistre erano le vestali che presidiavano il tempio della correttezza e delle regole. Poi giunsero i grillini a dare sostegno, si fa per dire, al loro operato. Oggi i militanti del M5S sono costretti a salire e scendere quotidianamente le scale del tribunale di Palermo per cercare di difendere la loro credibilità e lo stesso diritto a partecipare col candidato indicato in maniera non trasparente alle elezioni. Come del resto è avvenuto a Genova e come sta avvenendo con la presidenza a Di Maio. Non praticano le regole della buona democrazia e non sanno amministrare, ma fanno molta maldicenza e soffiano sul fuoco del malcontento, alimentato a questo punto anche dalla disperazione della sinistra e del Pd renziano che, immaginando di dover perdere, tenta la carta della “rettorite”. Il fenomeno, particolarmente acuto in Sicilia, avrebbe contagiato gli atenei di Messina e Palermo dove il Rettore in carica, Fabrizio Micari, non solo si è candidato alla presidenza della Regione, ma si è cimentato anche in una missione impossibile: la difesa di Crocetta. Ma chi difenderà Micari? Nessuno gli ha detto che trattandosi di elezioni a scadenza ordinaria avrebbe dovuto dimettersi con sei mesi d’anticipo dall’incarico? Si è autosospeso (o dimesso) il giorno in cui ha accettato la candidatura, ma non è stato eletto un nuovo Rettore, di fatto, agli occhi del mondo la sua figura aleggia ancora sull’Università, potrebbe tornare. Cosa diversa se si fosse dimesso sette mesi fa e si fosse proceduto con la nomina di un successore. Le regole servono, sono importanti, questi passaggi dimostrano che il Pd ha una squadra che mantiene solo il perbenismo di facciata, ma sta giocando a rubamazzetto. Nel 2008 l’on. Fortunato Romano è stato costretto alle dimissioni a seguito di un ricorso perché non si era dimesso sei mesi prima da Drigente e Amministratore dell’Efal, un Ente collegato con l’MCL che gestiva contributi dalla Regione. Lo stesso avviene per i Policlinici Universitari, che di fondi regionali ne gisticono in abbondanza, quindi sia Micari che Matteo Renzi sanno che è una candidatura che non può andare in porto, ma nell’equivoco può portare tanti bei voti. Non è bello, ma è così.
