Mariella Crisafulli per il 74° anniversario dello Statuto

Mariella Crisafulli per il 74° anniversario dello Statuto

COMUNICATO STAMPA DELLA CONSIGLIERA DI PARITA IN OCCASIONE DEL 74° ANNIVERSARIO DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA
Ricorre fra qualche giorno il 74° anniversario dello Statuto della Regione Siciliana. Era il 15 maggio 1946 quando il re Umberto II firmò il regio decreto legislativo n.455 con cui venne approvato lo
Statuto, ancor prima della Costituzione Italiana del 1948 e recepito, successivamente,dalla Legge Costituzionale n. 2 del 1948. Oltre alla Sicilia, anche la Sardegna, il Trentino Alto Adige, la Valle
d’Aosta e il Friuli Venezia Giulia sono a Statuto speciale. Mentre per la Regine Friuli Venezia Giulia lo Statuto speciale arriva solo nel 1963, per le altre la maggiore autonomia è stata prevista fin dal 1948.
In virtù di tale prerogativa, la Regione Siciliana, gode di una larga autonomia gestionale, finanziaria,
amministrativa, tant’è che, ad esempio, le ex province siciliane sono state sostituite da nuovi enti, denominati “Liberi consorzi comunali”, che ricalcano la composizione della ex Provincia Regionale.
La Sicilia è anche l’unica regione ad avere ben 3 Città Metropolitane, Palermo, Catania e Messina, mentre le altre regioni ne hanno una sola che coincide con il comune capoluogo.
Così come competenza esclusiva è lo “stato giuridico ed economico degli impiegati e funzionari della Regione, in ogni caso non inferiore a quello del personale dello Stato”, sfuggendo così alle
norme nazionali, a cui devono attenersi le regioni a statuto ordinario, nel caso ad esempio delle
indennità dei deputati regionali (in Italia si chiamano consiglieri regionali).
Ma tale autonomia a volte può costituire anche un freno per l’affermazione di alcuni principi costituzionali. Come Consigliera di Parità non posso non rilevare uno squilibrio rispetto alla
rappresentanza di genere, in quanto non vi è piena applicazione degli artt. 3 e 51, al fine di garantire
condizioni di uguaglianza e pari opportunità in tutte le cariche pubbliche e dove si decide.
Tanto per fare un esempio, il mancato recepimento della c.d. Legge Delrio, non solo con riferimento
alle ex province, ma anche in tema di rappresentanza di genere non trova applicazione nella nostra
Regione. Infatti, in Sicilia nelle Giunte degli EELL non si applica l’art. 1 comma 137 della norma, che
prevede che “Nelle Giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due
sessi può essere rappresentato in misura non inferiore al 40%, con arrotondamento aritmetico e se
il Sindaco eletto è un uomo, il Vice deve essere donna e viceversa.
In Sicilia vige una norma regionale per cui basta la presenza di una sola donna in Giunta, per
ottemperare all’obbligo della presenza “equilibrata” di entrambi i generi.
E la Giunta regionale ne è un esempio con la presenza di una sola assessora su 12 uomini!
Lo stesso è accaduto qualche giorno fa per le nomine regionali ai vertici di Iacp, Parchi, Consorzi Universitari:su 11 nomine, solo una attribuita ad una donna!
Ora la composizione equilibrata nelle Giunte e negli Enti rappresenta un preciso mandato costituzionale a norma dell’art. 51, comma 1 della Costituzione, oltre che dell’art. 3 nella misura in
cui si garantisce alle donne e agli uomini di accedere agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza,
unitamente alla promozione delle pari opportunità con appositi provvedimenti.
Come ricorderemo, quale mese fa è stata proposta e bocciata dall’Assemblea siciliana una norma
per il riequilibrio di genere nelle Giunte degli EELL, che prevedeva che nessun genere potesse
essere sottorappresentato nella misura del 30% (meno di quanto preveda la legge Delrio). Di contro
è stato approvato l’aumento del numero di assessori nelle giunte che inevitabilmente porterà un
considerevole aumento dei costi per le casse asfittiche dei Comuni.
Tuttavia, pur in mancanza del recepimento di norme di garanzia, nulla impedirebbe ad un Sindaco o
ad un Presidente di dare spazio alle competenze e ai talenti femminili, riconoscendo la piena partecipazione delle donne alla vita politica e sociale di una Comunità che diventa espressione di una società al passo con i tempi.
Credo non si possa più affermare che “non ci sono donne competenti per quel ruolo”, come è accaduto di recente, perché le donne ci sono e vogliono essere ascoltate, vogliono essere protagoniste per costruire una società migliore, senza prevaricazione e con il rispetto delle
reciproche diversità: è come se una squadra di calcio, giocasse solo con la metà dei suoi giocatori, lasciando gli altri in panchina.
E allora, come Consigliera di Parità propongo una Piattaforma digitale che possa raccogliere i curricula delle donne con comprovate esperienze di carattere scientifico, culturale, artistico,
professionale, economico, politico, che lavorano o risiedono in Sicilia, per favorire una adeguata
presenza delle donne in ruoli fondamentali della vita regionale e del territorio. Una “Banca Dati” che
possa favorire la divulgazione di competenze femminili (altrimenti oscurate), per le proposte di
nomine, designazioni e di rinnovo di organi istituzionali o Enti dagli stessi dipendenti.
Anche come Consigliere di Parità in Sicilia siamo “discriminate”, rispetto alle colleghe che vivono nel resto d’Italia. Infatti, in Sicilia tale incarico è gratuito, non applicandosi l’Accordo Stato-Regioni, e
nonostante la legge istitutiva delle Consigliere di Parità preveda requisiti di nomina di alta specializzazione: specifica competenza ed esperienza pluriennale in materia di lavoro femminile, di
normative sulla parità e pari opportunità, nonché di mercato del lavoro,comprovati da idonea
documentazione. Delle super esperte che mettono a disposizione le proprie competenze ed esperienze, senza aver alcun tipo di riconoscimento.
Inoltre, mentre le altre Regioni mettono in Bilancio delle risorse finanziarie per consentire alle Consigliere di Parità di poter svolgere l’attività obbligatoria e di promozione, la Regione Siciliana
anche nell’ultima finanziaria ha stralciato la richiesta di fondi necessari a garantire assistenza e sostegno a chi si rivolge ai nostri uffici..
Le pari opportunità si garantiscono anche con politiche, strategie ed interventi che consentano alle donne della nostra regione di lavorare, mentre il tasso di occupazione femminile in Sicilia è il più
basso d’Europa, condannandole così alla povertà e all’esclusione sociale. Servono servizi alle
famiglie per conciliare tempi di vita e di lavoro e per favorire la natalità, per aiutare le donne a restare nel mondo del lavoro, visto che 1 donna 3 dopo la nascita del primo figlio, spesso è costretta
a dimettersi, per mancanza di un welfare adeguato
E allora, è tempo che lo Statuto siciliano con la sua ampia autonomia, si faccia interprete di una esigenza di uguaglianza sostanziale e non solo formale, come obiettivo strategico da conseguire per
favorire crescita economica e benessere della Sicilia, riducendo la disparità di genere, in una società che, ancora oggi, premia gli uomini.
La Consigliera di Parità Mariella Crisafulli

lwzws