La liberta’ e’ un gatto! Un gatto di mollica di pane.

La liberta’ e’ un gatto! Un gatto di mollica di pane.

La liberta’ e’ un gatto! Un gatto di mollica di pane di Angela Rizzo

Era il mio incubo, andare a tavola quando ero piccola e non credo solo per me. Tutti avranno sentito queste frasi dai nonni, dalle mamme e dai papa’ certo alcuni in modo piu’ soft, per altri erano un mantra tormentoso: “Ma come non vuoi mangiare, pensa a quanti bambini muoiono di fame; ai tempi della guerra si mangiavano anche le bucce delle patate; Mangia, non sai quanta fame c’e’ nel mondo; E’ il culo pieno, tu dovevi vivere in Africa la’ per un pezzo di pane duro fanno a cazzotti; Ai miei tempi o ti mangiavi quel poco che c’era a tavola, oppure ti coricavi con la pancia vuota” Fame, carestia, privazioni, bambini denutriti, corpi emaciati, guerre, ecco cosa mi passava per la mente quando lasciavo anche solo una mollica di pane, ma la mollica a me non e’ mai piaciuta. Infatti, le mettevo con estrema cura da parte. Non appena finivo di mangiare accanto a me c’era una montagna di morbida mollica, mentre si chiacchierava e aspettavo che tutti gli altri finissero di mangiare cominciavo a lavorare tra le dita la mollica, prima la compattavo, poi la sminuzzavo tra il pollice e l’indice. Alla fine del pasto era facile capire dove mi fossi seduta, il mio posto era riconoscibile da montagne di minuscole palline. Proprio per questo mi chiamavano “mollichina”. E’ una cosa che faccio ancora e lo faccio ovunque, ristoranti italiani e esteri, a casa mia, a fine pranzo o cena ecco spuntare montagne di minime sfere. Dalle sfere via via sono passata ai gatti: due sfere di dimensioni differenti formavano la testa e il corpo, poi la coda, lunga e sinuosa, i baffetti e le orecchie. Un gatto sempre di spalle che guarda l’orizzonte e ama la liberta’. Ho elaborato sin da piccola da quei semplici ammonimenti di nonna Peppa che la pancia piena ti rende libero, libero di decidere, libero di parlare, libero di agire. Non subira’ nessun condizionamento l’uomo che non ha fame. L’istinto da piccola era rendere la mollica un oggetto e cosi’ nacque il gatto di mollica, che mi esonerava dagli insulti e dagli ammonimenti di nonna Peppa e che mi faceva sentire meno in colpa verso coloro che desideravano un pezzo di pane duro. Io non lo volevo ero libera di rifiutarlo, allo stesso tempo non volevo nemmeno buttarlo cosi’ com’era e creavo con dedizione e maestria l’oggetto che nel momento in cui si appalesava, mi liberava dai sensi di colpa. Ancora oggi, la mollica prima di essere buttata nella spazzatura diventa un gatto di mollica di pane, perche’ chi non ha fame e’ un uomo libero. Si, il gatto di mollica profuma di liberta’, per fare un gatto di mollica non devi avere fame.

lwzws