L’invenzione del parafulmine di Cosimo Recupero

L’invenzione del parafulmine di Cosimo Recupero

L’invenzione del parafulmine di Cosimo Recupero

I social sono diventati il vero terreno di guida delle menti degli elettori. Più della radio e della TV. Ciò si deve ad alcuni fattori, principalmente. Innanzitutto, i social sfuggono al controllo tipico degli organi di stampa ufficiali, come giornali, radio e TV. Perché lì la notizia, bene o male, è filtrata dal giornalista che la raccoglie, dalla redazione che la lavora e dal direttore che la valida e la certifica, in un certo senso.

In secondo luogo, mentre radio, giornali e TV sono uno strumento di comunicazione unidirezionale, i social danno l’impressione (ma solo questo) di essere bidirezionali. Quelli che davanti ad un TG sono semplice spettatori, sui social sono invece interlocutori e diffusori della notizia e, se numerosi, inconsapevoli certificatori. Non è un  caso se le bufale girano solo sui social e non sui giornali o in TV.

Questo meccanismo i populisti lo hanno capito benissimo e lo sfruttano al meglio, facendo girare bufale che servono solo a far arrabbiare la gente e ad orientarne il giudizio, specie quello che poi si trasforma in voto.

Prova provata di quanto diciamo è ciò che è successo in questi giorni.

L’ecatombe di questi giorni (non troviamo altre parole per definirla) non è certo stata determinata solo dal fallimento (anche qui non ci sovvengono altri termini adeguati per esprimere il concetto) del sistema sanitario lombardo, quello che Salvini voleva esportare come modello in altre regioni, alle scorse elezioni. Non v’è tuttavia dubbio che la condotta della Regione Lombardia, quella che nell’immaginario collettivo sarebbe il modello di efficienza da imitare, ha determinato un numero maggiore di morti di quello che, ragionevolmente, si sarebbe potuto avere.

Circa 13.000 morti in due mesi sono stati determinati in molti casi dalla approssimazione con la quale la Regione ha affrontato il problema. Il trasferimento coatto, voluto dagli organi politici dell’ex Pirellone, nelle residenze socio assistenziali della regione, più che una soluzione al problema aveva l’aria di un tentativo di nasconderlo, sottraendo quelle povere persone ai riflettori della stampa ed alle statistiche aride della protezione civile.

13.000 morti, dicevamo, in due mesi. La mafia ne ha uccise 5.000 dal anni ’60 ad oggi, compresi gli anni più bui delle guerre per le vie di Palermo o Napoli.

E così, per nascondere tutto questo, i leghisti non hanno trovato niente di meglio da fare che affidarsi all’invenzione del parafulmine. E’ bastato prendere un sedicente giornalista magari ormai sul viale del tramonto, affidargli il compito di spararne una grossa delle sue, come quella che i meridionali sarebbero inferiori, e il gioco è fatto. La gente è gabbata. Tutti i fulmini sono indirizzati verso di lui. La rabbia delle persone per le insulse parole dell’attempato direttore di testata ha distratto tutti da quella che dovrebbe essere la vera notizia di cui abbiamo sinteticamente riportato: il fallimento della sanità lombarda e della politica fascioleghista in quella regione.

E così, se noi meridionali fossimo davvero superiori, invece di accodarci alla gogna on line verso qualche rimbambito che dice scemenze, faremmo meglio a chiedere il commissariamento della Regione Lombardia o, in subordine, del suo sistema sanitario.

Questa sarebbe la dimostrazione che, in realtà, noi meridionali non siamo inferiori a nessuno.

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