L’acuto dramma della disabilità di Angela Rizzo
Alla domanda: lei come vede il futuro di suo figlio? La donna si irrigidisce e cambia tono, gli occhi diventano lucidi e con un filo di voce risponde: “Io non lo farei mai, perche’ sono credente, ma non condanno quei genitori che decidono di uccidere il figlio disabile perche’ per lui non vedono futuro dopo la loro morte. No, io non lo farei mai”. Queste parole semplici, chiare sono macigni se si pensa al travaglio che un genitore vive quotidianamente per arrivare a concepire un atto cosi’ estremo e innaturale. Se si arriva a decisioni cosi’ drammatiche e’ perche’ la societa’ non ha gli strumenti adatti per garantire un’assistenza dignitosa ai disabili non autosufficienti che restano soli. Eppure, a parole, lo Stato e a cascata, la Regione, e gli Enti locali sembra facciano di tutto per i disabili gravi. A Messina da tanto tempo si sente parlare del “DOPO di NOI” (conferenze stampa, convegni e tavoli), ma di concreto poco e niente. I fondi che stanziano i vari Enti pubblici si perdono in parole e viaggi, in straordinari per stesure di documenti e alla persona con disabilita’ arriva uno striminzito “pacchettino” di AIUTO che spesso non corrisponde ai bisogni. Un aiuto calato dall’alto chiamato “PROGETTO PERSONALIZZATO” ai sensi dell’art. 14 L. 328/2000 – L. 112/2016, che vista l’inefficacia serve solo a chi lavora per realizzare questi progetti. Le somme stanziate ci sono e i funzionari preposti devono spenderli, non importa se la persona con disabilita’ ha beneficio o se quelle somme sono spese bene, l’importante e’ RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI, tanto non controlla nessuno e, se qualcuno controlla, chi se ne frega, le spese verranno rendicontate alle calende greche, questa amministrazione non ci sara’ piu’ e però nel frattempo si e’ fatta una consistente campagna elettorale elargendo, magari impropriamente, denaro pubblico destinato alle fasce piu’ deboli e chi si e’ visto si e’ visto. Il disagio e le problematiche giornaliere restano in capo alla famiglia che le disabilita’ le vivono quotidianamente. Chi vive alle spalle dei bisogni, ha la fortuna di non avere scrupoli e ai prossimi finanziamenti destinati alle persone con disabilita’, riparte nuovamente e si ingegna affinche’ possa trarre il massimo beneficio dai soldi pubblici destinati ai bisogni. Questa e’ la realta’ a Messina e in altre realtà visto che, come testimonia la cronaca, i disabili ammazzati da genitori disperati aumentano. Una famiglia con una persona disabile tocca con mano la poverta’ umana, la poverta’ di sentimenti di chi e’ preposto a dividere quella torta che annualmente la Regione, l’Europa, l’ente locale stanzia per i bisogni. E’ evidente che le istituzioni in generale non si curano degli ultimi, ma anzi se ne servono per ricavare profitto dal loro disagio, si crea una situazione simile a quella degli avvoltoi che banchettano sui resti di altri animali. Ed e’ proprio quando la famiglia capisce che pure le istituzioni ignorano “la persona con disabilita’” e tu sei solo con tuo figlia/o disabile, l’eta’ che avanza, hai sacrificato tutta la tua vita per dedicarti a quel figlio sfortunato e abbandonato da tutti, che i sentimenti d’amore per quel figlio che prima erano un abbraccio, l’igiene giornaliera, facile quando era uno scricciolo e tu eri giovane, difficile quando hai oltre 70 anni e lo scricciolo e’ diventato un uomo di oltre 90 chili. Quel sentimento d’amore non viene piu’ tradotto in un abbraccio, un bacio, il vestirlo e lavarlo, l’unica via amorevole può diventare dargli la morte. Le tragedie di questi giorni hanno tutti un comune denominatore, la preoccupazione per il futuro del figlio, disabile dalla nascita. Un omicidio e l’epilogo spesso e’ il suicidio di quella madre. A Messina molti sono in queste condizioni e chi e’ preposto politicamente ad agire e’ a conoscenza, ma grazie a svariati fattori, ivi compresa l’ottusita’, manifestata da svariati lustri dalle amministrazioni e a tutt’oggi, in molti non usufruiscono dell’assistenza domiciliare SAD H. Le condizioni di queste famiglie sono disperate, ma le condizioni che pone questa amministrazione e’: “o paghi la compartecipazione retroattiva oppure non ti attiviamo il servizio”, ben sapendo che la compartecipazione retroattiva non puo’ essere richiesta, ben sapendo che l’importo richiesto e’ stato calcolato utilizzando dei criteri non supportati dalle leggi correnti. L’insoddisfazione dei molti, scambiata per polemica sterile è, in realtà, frutto di un corposo retaggio culturale che ha escluso i semplici cittadini dalla vita pubblica, che ha reso i servizi erogati e il lavoro merce per pochi, svilendo il vero significato del Dipartimento per le Politiche Sociali, dato che lucrare sui cittadini non è mai stato così facile. Intanto a Messina il primo cittadino, e’ impegnato di qua e di la’ con blitz, valanghe di soldi in arrivo, tavoli e convegni, promesse e insulti, case e baracche, ma tutto a parole, di concreto non c’e’ nulla e i piu’ deboli pare siamo stati debellati e cancellati dalle priorita’ di questa Amministrazione fatta solo di apparenza. L’assessore al ramo, ovviamente, dira’ che siamo dei detrattori, io mi alzo al mattino e mi guardo allo specchio senza arrossire, e non ho bisogno di fare passerelle o di denigrare chi realmente svolge il proprio ruolo con competenza e professionalita’. Mi vergognerei come una ladra, se per apparire o camuffare la mia incompetenza dovessi sacrificare l’esistenza di chi ha veramente bisogno. … era disabile dalla nascita e con ogni probabilità a spingere il padre ad ucciderlo è stata l’angoscia per il suo futuro una volta che i genitori non avessero più potuto occuparsi di lui. Chissa’ ancora quante volte leggeremo questa frase nei quotidiani
