La tutina rossa di Nembo Kid di Cosimo Recupero
Mimmo Lucano, iconico sindaco di Riace, condannato in primo grado a tredici anni e sei mesi per una serie di reati collegati alla attività di accoglienza degli immigrati che aveva fatto del piccolo comune calabrese una sorta di modello di integrazione replicabile dappertutto, ove ve ne fosse la volontà politica.
E’ notorio che da queste colonne non si è mai inneggiato alle azioni della magistratura. Una condanna penale, per reati così infamanti, non è mai un successo per nessuno, nemmeno per quanti hanno sostenuto l’accusa. Ed auguriamo a Lucano di dimostrare la propria innocenza in appello.
E’ la politica che ispira la linea editoriale di questa testata, ed è di politica che vogliamo parlare. La pagina giudiziaria la lasciamo alle testate che egregiamente ne fanno la cronaca quotidiana.
Tuttavia, in questi giorni c’è stata quasi un’orgia di notizie a cavallo fra politica e giustizia. Oltre alla condanna in primo grado di Lucano ci sono state le notizie relative all’inchiesta su Luca Morisi, lo spietato ideologo della propaganda salviniana, che sarebbe invischiato in questioni sulle quali proprio Salvini ed i suoi hanno lucrato moltissimo in termini elettorali negli ultimi anni, ovvero droga e omosessualità, con l’aggravante dei festini a luci rosse a base di droga dello stupro, almeno secondo le prime risultanze.
Ma anche l’assoluzione di Mori, De Donno e gli altri imputati nel processo “Trattativa” rientra pienamente nel dibattito politico di queste settimane.
Ovviamente sui social ognuno dice la sua ed i magistrati, cavalieri senza macchia e senza paura fino a ieri, diventano a loro volta dei criminali. Si sono permessi di assolvere Mori contro il parere della piazza virtuale dei social. Lucano invece resta un eroe, nonostante la condanna sia persino più pesante di quella richiesta dalla Procura e, anche qui, nessuno abbia la più pallida idea di come si siano svolti realmente i fatti. Ciò che conta è il sentire comune, l’immagine che ognuno si è fatto dei protagonisti. Dell’Utri deve essere per forza colpevole, perché la mia fame di vendetta vuole questo. E Lucano deve per forza essere innocente, perché accarezza i bambini poveri, seduto sulle scale di una casupola di Riace.
Insomma la giustizia non si basa sui fatti ma sulle appartenenze. I miei amici sono innocenti a prescindere. I miei nemici, al contrario, sono colpevoli per loro stessa essenza.
Di questo guazzabuglio sono responsabili tutti, da sinistra a destra. Tutti quelli che hanno preso quella sbronza giustizialista che doveva liberare il campo da una classe politica ingombrante per far spazio ad una generazione di quarantenni con la lingua più veloce del cervello. Una sorta di personaggi da Drive In, come lo studente calabrese che alla Bocconi rifiutava il diciotto e guardava il sedere alle ragazze.
Si è generata una grande confusione dei ruoli la cui prima conseguenza è che la politica si fa nelle aule giudiziarie e i processi si fanno su Facebook.
E questo è un modulo che si ripete ossessivamente da quando la magistratura è entrata a gamba tesa sulla scena politica, distruggendo la democrazia italiana per consegnarla ad un manipolo di cretini di varia marca che pensano che giacca e cravatta diano loro i superpoteri, come la tutina rossa di Nembo Kid.
