La saga dei Genovese, da Gullotti a Salvini passando per il Pd
La saga dei Genovese, da Gullotti a Salvini passando per il Pd di Giovanni Frazzica
Sorprende leggere un titolo così: “Il deputato Luigi Genovese e il padre Francantonio a processo per evasione fiscale”, ma ormai, formalmente, l’ex sindaco di Messina è semplicemente il padre dell’on. Luigi Genovese. Sostanzialmente invece le cose stanno ancora diversamente. Un esempio? Il 10 luglio è uscito nelle edicole un libro scritto dal giornalista Enzo Basso dal titolo “My name is Francantonio” con tanto di foto dell’ex parlamentare in copertina. L’uscita del libro, programmata per l’8 luglio, salta al 10 per non interferire con la celebrazione della conclusione del processo Corsi d’Oro, fissata per il 9. Ma, caso strano, proprio il 9 luglio un’improvviso sciopero dei penalisti italiani fa saltare l’udienza. Mercoledì 10 passo da un’edicola di periferia e chiedo se c’è il libro di Enzo Basso. L’edicolante mi corregge: “Il libro di Francantonio, si c’è, certo che c’è”. Poi ne prende una copia dallo scaffale e, prima di darmela, la mostra come un trofeo ad un suo amico che sta seduto in macchina gridando:”Compare, Francantonio tira”. In effetti in alcune periferie urbane, dove era stato sempre presente, ha avuto un radicamento diverso dopo l’esperienza del carcere, alcuni ambienti è come se lo sentissero più vicino, lo hanno mitizzato, contrariamente ad altri agglomerati urbani meno popolareschi che, al contrario, hanno preso definitivamente le distanze. Fino al 92 (presente ancora il senatore Luigi Genovese, padre di Francantonio) la Famiglia Genovese fu devotamente democristiana, dopo un periodo di ingrottamento per salvaguardarsi dalla caccia all’untore scatenata dal sistema mani pulite, Francantonio Genovese decise di affidarsi alla guida dell’on. Vincenzo Leanza, politico leale ed affidabile che lo tutelava e lo aiutava a crescere politicamente. Ma a Genovese, carico di soldi e di ambizioni, non interessava una crescita sicura, voleva una carriera rapida, da qui la scelta di andare nel centrosinistra, una prateria in cui non c’erano deputati uscenti che potessero ostacolare la sua ascesa. Passò nel centrosinistra tramite il Ppi di Marini e, dopo un tentativo andato a vuoto per diventare deputato nazionale (fu battuto nel collegio di Messina-nord dal potente forzista Rocco Crimi), qualche mese dopo era già deputato all’Ars. Tutto sommato la sua decisione tattica di cambiare schieramento si era rivelata felice. Caratteristica importante delle sue diverse mutazioni è stata sempre quella di portarsi dietro tutto il clan familiare e lo zoccolo duro dei suoi amici che, in gran parte lo hanno seguito nella Margherita, nel Pd, in Forza Italia e, con qualche riluttanza forse anche nella Lega se si dovesse formalizzare, come si sussurra, questo passaggio. Genovese ha coinvolto la famiglia non solo politicamente, ma anche economicamente. La moglie, la cognata, il cognato, la sorella ed il nipote Marco, ma anche altri familiari, sono stati beneficiari per certi versi delle sue attività imprenditoriali, ma anche ritenuti responsabili di alcune irregolarità connesse, come è avvenuto nella annosa vicenda dei Corsi d’Oro. Andando a quella ultima relativa alle questioni fiscali, meno roboante ma egualmente insidiosa, è coinvolto anche il figlio Luigi. Tant’è che un giornale, rubandogli ancora una volta la scena, titola: ”Rinviato a giudizio per evasione fiscale il deputato regionale Luigi Genovese, assieme al padre Francantonio, e altri 5 familiari, tra cui lo zio, Fanco Rinaldi”. Lo ha deciso il gup Monica Marino al termine dell’udienza preliminare. Andrà dunque a processo, ad appena 23 anni, anche il deputato da poco fuoriuscito da Fi e transitato nel nuovo gruppo Ars Ora Sicilia che lui stesso ha fondato assieme ad altri deputati e al quale si è poi unito anche il leghista Tony Rizzotto. Perché Luigi Genovese si trova, suo malgrado, coinvolto in questa vicenda giudiziaria? A lui il padre avrebbe ceduto il 99% delle quote azionarie di una società per sfuggire a un debito col fisco di 16 milioni. Dunque a giudizio dal prossimo 20 marzo, oltre che Luigi e Francantonio Genovese, i nipoti Marco Lampuri e Daniele Rizzo, l’ex deputato regionale, Franco Rinaldi e le due cognate, Chiara ed Elena Schirò. Tutti prosciolti dal gup anche per il reato di riciclaggio. Questo è il terzo processo a carico di Francantonio Genovese che è stato condannato a 11 anni, in primo grado, per il caso della Formazione professionale (la sentenza d’appello è stata rinviata a fine settembre) e si attende dopo l’estate la sentenza sul voto di scambio: l’accusa ha chiesto per Francantonio Genovese una condanna a 5 anni e 4 mesi e per Franco Rinaldi una condanna a 5 anni e 6 mesi. “Sono abbastanza incensurato”, aveva, invece sottolineato Luigi Genovese alla vigilia della campagna elettorale per il suo ingresso all’Ars, poco più di un anno e mezzo dopo è imputato per evasione fiscale:“Sono soddisfatto del non luogo a procedere per riciclaggio e ricettazione – dice adesso Luigi – l’impianto accusatorio è stato smontato quasi del tutto per quel che riguardava i reati più gravi: ho sempre avuto grande rispetto per la magistratura, ora ancora di più perché sono sicuro che il giudizio sia stato affrontato con massima serenità”. E continua: “Agli incorreggibili giustizialisti che si erano affrettati a giudicarmi, insultarmi e denigrarmi, dico oggi che il tempo è galantuomo e prima o dopo presenta il conto. Dopo essere stato raggiunto da un avviso di garanzia, a pochi giorni dalla mia elezione all’Ars, avevo dichiarato di nutrire profonda fiducia nella magistratura, non era la classica formula di facciata: io credo fermamente nella giustizia, la stessa giustizia che adesso dovrà esprimersi su ciò che è rimasto in piedi di questo impianto accusatorio fortemente alleggerito. Un processo nel corso del quale, peraltro, non si potrà non tenere in considerazione la sentenza della Cassazione dello scorso gennaio, che ha escluso ogni ulteriore addebito di natura tributaria. Un grazie sentito a chi, pur non conoscendomi, è ancora in grado di aspettare i tempi della giustizia prima di schiumare di rabbia davanti ad una tastiera”. La Politica può riappropriarsi dei suoi valori e della sua autorevolezza solo a partire da un netto cambio di atteggiamento di chi la interpreta. L’augurio del presidente dell’Ars e leader di FI in Sicilia, Gianfranco Miccichè: rende onore ad una visione “alta” della Politica: la politica dei gentiluomini, delle intelligenze, delle persone che antepongono la ragione ai personalismi. La politica del dialogo che schiaccia, con maestosa eleganza, gli urlatori seriali che provano goffamente a dare lezione di morale per provare a rendersi visibili. Il boss è sempre Francantonio, ma il testimone politico è ormai nelle mani di Luigi.
- tratto dal settimanale I VESPRI
