Insistere, insistere, insistere di Cosimo Recupero
E’ morto Francesco Saverio Borrelli, capo del pool di Mani Pulite. Pace all’anima sua.
Sul piano umano sono poche le notizie di lutti che non possono non dispiacere alla gente comune.
Resta però il giudizio politico, sì, politico sulla gestione di quella amara vicenda che, Bobo Craxi, non ha esitato a definire proprio oggi come colpo di Stato, perché tale fu.
Mani pulite, per ammissione del suo magistrato più aggressivo e anche più visibile, ha distrutto i partiti nati dalla Resistenza. E siccome i partiti non sono un parassita della democrazia, ma uno dei suoi elementi fondanti, avere distrutto loro significa avere trascinato nel gorgo l’impianto stesso della democrazia italiana. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Oggi non esistono più partiti nel senso classico del termine, tranne il PD, forse. E così ci siamo ritrovati al governo gente senza arte né parte, bibitari vari, giovani pieni di click da una parte, e soggetti spregiudicati, arroganti, razzisti e xenofobi dall’altra.
Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entri in tutto questo Mani pulite, il suo pool ed il suo capo. C’entra perché, al di là della azione giudiziaria, condotta con una forza spesso al limite della stessa legittimità costituzionale, con manette facili per chi non parlava, quella operazione fu una vera azione politica, nella quale la magistratura milanese non si contrapponeva a quanti erano sospettati di avere violato le leggi, ma a chiunque rivestisse una carica pubblica. Non dimentichiamo che Mani Pulite passò al vaglio 25.000 amministratori pubblici e politici, ma riuscì a dimostrare la colpevolezza di solo 1.400 persone. Da qui il dubbio che, probabilmente, la cifra del tutto fosse la caccia al politico e non al colpevole. Il pool di Milano ha ribaltato la logica di un sistema giudiziario, passando dalla ricerca di un colpevole per un reato, alla ricerca del reato per un colpevole. Una cosa abominevole.
Tutto questo non è solo una impressione di chi scrive. Già nelle parole dello stesso Borrelli si leggeva questo intento. Quel “Resistere, resistere, resistere” voleva rimarcare la distanza fra un potere dello Stato ed un altro, la lotta della magistratura verso la politica, il tentativo (forse riuscito) di soggiogare l’azione politica e amministrativa al vaglio preventivo del potere giudiziario.
Borrelli ha costruito quel clima di delegittimazione della politica, dei partiti e della democrazia che ci ha portato al disastro di oggi.
E se il loro mantra fu quel “resistere, resistere, resistere”, il nostro, di noi socialisti e di tutti quelli che vogliono ristabilire l’ordine naturale delle cose in una democrazia moderna, deve essere quello di provare a spiegare cosa successe realmente in quegli anni. E per far questo bisogna insistere, insistere, insistere.
