La pandemia ci cambia la vita di Giovanni Frazzica
La pandemia ci cambia la vita di Giovanni Frazzica
La pandemia covid ha prodotto una accelerazione ad un processo di revisione di alcuni elementi di sistema regolatori della vita, delle istituzioni, della politica e dell’economia. La diffussione del virus è stata globale, rapida, ha messo in discussione ogni cosa, la scienza, lo stile di vita, la capacità di governo, la valutazione tra essenziale e superfluo, la visione del lavoro e dell’organizzazione sociale. Finita questa situazione nulla sarà più come prima, ma non è detto che ci si stia avviando verso un mondo migliore. Passano in secondo piano certi ragionamenti già maturati sulla necessità di intervenire per curare la Democrazia Malata. Adesso, di un tema come questo non se ne parla affatto, infatti sembrano più pregnanti i diritti costituzionali limitati alle prerogative del singolo, come mai prima d’ora era avvenuto in 74 di storia dell’Italia repubblicana. Le misure emergenziali del Governo hanno limitato il diritto al lavoro, la libertà personale, le libertà di circolazione e di soggiorno, temporaneamente compromessi per tutelare il diritto alla salute ed i politici ed i loro politologi di riferimento sono stati sostituiti da virologi e tecnici della Protezione Civile. Ma si sta pensando ad una nuova legge elettorale? Prima o poi si dovrà votare ed è chiaro, che se non verrà cambiata la Legge Elettorale, ci ritroveremo, ancora una volta, con un Parlamento di “nominati”, anche se con meno rappresentanti. Le conseguenze saranno poi che ci sarà l’ennesimo governicchio di cui continueremo a lamentarci. I cittadini dovrebbero, anche alla luce della drammatica lezione che ci deriva dalla vicenda covid, acquisire una maggiore consapevolezza e fare in maniera più accorta le loro scelte, la politica invece dovrebbe riappropriarsi del suo ruolo ed assumersi le responsabilità che le competono. Ma i segnali provenienti dal Parlamento, purtroppo, non lasciano ben sperare: i capigruppo, di tutti i partiti, pare abbiano trovato l’accordo su una base molto ambigua: il rifinanziamento del “Fondo per le esigenze del Parlamento”, istituito nel 2014 con la finalità di costituire una sorta di riserva per finanziare quelle leggine di interesse dei singoli parlamentari che non trovano le dovute coperture nei vari capitoli di spesa del bilancio, in pratica utile all’occorrenza solo per probabili sostegni a campagne elettorali che di fatto vanifica il risparmio del taglio del numero dei parlamentari. Ma non è solo la politica che deve fare un tagliando, anche il Sindacato deve fare, urgentemente, i conti con la realtà. Il mondo del lavoro è cambiato, quantitativamente e qualitativamente, la novecentesca classe operaia quasi non esiste più, ma permangono temi di grande drammaticità sociale come la crescita esponenziale della disoccupazione, la irrisolta disuguaglianza Nord-Sud o la squilibrata distribuzione della ricchezza e, quest’ultimo, è un argomento più volte trattato anche da papa Francesco che, anche nell’ultimo incontro con i giovani economisti, ha parlato della necessità di trovare nuovi modelli di economia non fondati sull’idea esasperata del profitto. Amazon, per fare un esempio, player di dimensione planetaria, nel nostro Paese scarica gli effetti della sua incontenibile potenza macinando utili eccezionali, distruggendo posti di lavoro di attività tradizionali, schiavizzando i suoi dipendenti ed eludendo il fisco. Questo pone un quesito di ben difficile soluzione, è un fenomeno che pesa sempre di più sulla vita non solo economica dei popoli, perché i giganti multinazionali dell’economia potrebbero ben facilmente diventare dei mostri, mostri giganteschi appunto, capaci di spaziare dal commercio alla finanza, dall’editoria alla sanità e alla stessa politica. In un certo senso, la vicenda covid, che è il primo disastroso evento di dimensioni planetarie che stiamo vivendo, è anche quello che rappresenta una imprevista dimostrazione di quanto siano fragili e sovvertibili i sistemi di governo e controllo tradizionali, che apparivano sostanzialmente immutati da secoli.
- tratto dal settimanale I VESPRI
