La nuova Societa’ Ferroviaria cancellerà il diritto alla continuità territoriale
La nuova Societa’ Ferroviaria – SENZA SOVVENZIONI- cancellerà il diritto alla continuità territoriale IL FERRIBOTTE NON SI TOCCA!!!
Il trasporto ferroviario nello Stretto di Messina è un capitolo di spesa che tutti i Governi, da più di un
decennio, cercano di ridurre ai minimi termini. Sembra che il diritto alla continuità territoriale da garantire
ai Siciliani sia il problema alla base della crisi economica nazionale. Le navi che trasportano i treni nel tratto
di mare fra Messina e Villa S.G. subiscono l’attacco periodico delle istituzioni, fioccano soluzioni al risparmio
giustificate con la “modernizzazione” del sistema, proposte fantasiose si susseguono ma il fine è sempre
quello di appiedare l’utenza ferroviaria che una volta giunta nello stretto dovrebbe scendere dal treno e
usare i mezzi veloci per prendere la coincidenza nell’altra sponda. Ciò che resta del trasporto ferroviario da
e per la Sicilia rischia di essere azzerato dall’annunciata costituzione di una nuova società a costo zero,
autorizzata dal MIT e interna all’holding ferroviaria, per la gestione dei mezzi veloci, attualmente in forza a
Bluferries.
L’emendamento dell’Onorevole Garofalo, da cui nasce la nuova società, crea confusione tattica fra i termini
“continuità territoriale” (treno su nave) e “diritto universale alla mobilità” (mezzi veloci dedicati ai
pendolari dello Stretto); è una furbata per confondere l’opinione pubblica e smantellare il traghettamento
ferroviario già ai minimi storici.
Bisogna, dunque, affermare i principi fondamentali e liberare il campo dalle strumentalizzazioni: il principio
di Continuità Territoriale può essere riferito unicamente al trasporto ferroviario denominato “servizio
universale” a lunga percorrenza che nello Stretto di Messina non subisce interruzioni grazie al sistema treno
su nave finanziato dal Governo. Il servizio di metropolitana del mare (ex metromare) è nato, invece, per il
trasporto dei passeggeri a piedi, garantisce il diritto alla mobilità ma non rientra nel concetto di continuità
territoriale, va inquadrato nel Trasporto Pubblico Locale fra le città integrate dello Stretto e deve essere
inserito in un capitolo spese a parte, le sovvenzioni possono arrivare anche dalle Regioni e dai Comuni
interessati oltre che dal Governo centrale.
Sindacati, analisti e tuttologi compiacenti assimilano i due servizi essenziali come fossero uno il doppione
dell’altro. Le popolazioni meridionali si devono accontentare, sono cittadini di serie B e non possono
pretendere entrambi i diritti essenziali. In tale direzione è orientata l’enfatizzazione della nascente società,
figlia dell’emendamento approvato durante il Governo Gentiloni. Essa è stata annunciata come unica
opportunità per lo Stretto di Messina, ma in realtà si tratta della rivisitazione del “carico spezzato”
proposto nel 2015 per eliminare il traghettamento dei treni nello Stretto e risolvere la questione con i
mezzi veloci già esistenti. La negazione del diritto fondamentale torna in voga con forme diverse ma la
sostanza non cambia. L’emendamento, approvato da Camera e Senato, parla impropriamente di continuità
territoriale da garantire con i mezzi veloci e soprattutto non chiarisce dove saranno individuate le risorse
per sovvenzionare la nuova società, lo stesso Garofalo ebbe a dichiarare: “i costi saranno coperti dal
contratto di servizio sulla continuità territoriale che, finalmente, darà carattere di stabilità per gli anni a
seguire”. Spogliare la chiesa per addobbare l’altare…
Da un recente incontro che il sindacato di base e la RSU eletta dai lavoratori hanno tenuto con i vertici locali
dell’azienda RFI, d’altronde, è emerso che non c’è notizia di sovvenzioni di Stato aggiuntive.
Si tratta di accollare a RFI un servizio in perdita da gestire con le risorse che l’azienda riceve per
traghettare i treni a lunga percorrenza, destinati così a sparire. IL RESTO È NARRAZIONE!!!
Che l’emendamento in questione fosse orientato a tagliare i fondi destinati al traghettamento ferroviario
nello stretto era chiaro fin dall’inizio e serve a ufficializzare la gestione al risparmio già in atto. Al momento
Bluferries effettua il servizio di traghettamento veloce in perdita perché il Ministero dei Trasporti ha da
tempo sospeso le sovvenzioni. A coprire le perdite ci pensa RFI che di contro penalizza la continuità
territoriale in perenne declino, sono rimaste solo due navi ferroviarie in linea, di cui una a mezzo servizio, i
treni a lunga percorrenza stanno sparendo in nome di una modernizzazione che lascerà a piedi l’utenza
ferroviaria.
Con l’effetto annuncio e la pubblicità ingannevole si sta giocando col fuoco, si rischia di azzerare un diritto
sancito da cent’anni. La nuova società autorizzata dal Ministero assorbirebbe le risorse destinate alla
continuità territoriale ferroviaria che consente ai siciliani di partire da Palermo e giungere a Roma senza
scendere dal treno. Chi amplia il concetto di continuità territoriale mettendo nello stesso calderone
traghettamento ferroviario e servizio di metropolitana del mare di fatto spalleggia quella politica che vuole
dimezzare le risorse, tutto si riduce all’eliminazione di traghetti e treni per il mantenimento di un servizio
esistente dedicato ai pendolari, da sfruttare anche per le “coincidenze specifiche con i treni Inter City e
Freccia Bianca/Argento sulla sponda calabrese”. Due piccioni con una fava….
Ecco realizzata la “rottura del carico” che nel 2015 fu sostenuta dallo stesso Garofalo affiancato
dall’allora Governo regionale, progetto fallito grazie alla forte protesta del territorio che si compattò a
difesa del “FERRIBOTTE”.
L’area integrata dello Stretto rivendica pari opportunità, se s’investono ingenti risorse pubbliche per l’alta
velocità da Roma a Milano non è tollerabile che al sud per avere un servizio bisogna rinunciare a un diritto
garantito dalla Costituzione. La nascente società di traghettamento veloce, senza sovvenzioni sarà la palla
al piede del servizio ferroviario a lunga percorrenza, pertanto il Ministero dei Trasporti, le Regioni Calabria e
Sicilia, i Comuni di Messina, Villa S.Giovanni e Reggio Calabria hanno il dovere d’intervenire ognuno per le
proprie competenze, il Governo centrale per potenziare il trasporto ferroviario a lunga percorrenza
abbandonato a se stesso, nel contempo le Regioni e i Comuni interessati dal traghettamento veloce non
possono restare a guardare l’evoluzione degli eventi. La metropolitana del mare è un servizio locale e deve
essere sovvenzionata anche dagli Enti Locali oltre che dal Governo.
Non è tollerabile che per mantenere il servizio di traghettamento veloce la Sicilia debba rinunciare ai treni a
lunga percorrenza. NOI VOGLIAMO TUTTO!!!
Il Movimento popolare “IL FERRIBOTTE NON SI TOCCA”, OR.S.A., ANTUDO, CITTADINANZA ATTIVA,
CIUFER E COMITATO PENDOLARI SICILIANI chiamano alla mobilitazione la popolazione siciliana e calabrese
a difesa dei diritti irrinunciabili e in assenza di risposte risolutive da parte delle istituzioni la lotta popolare si
dispiegherà con sempre maggiore intensità.
Messina 19 luglio 2018
firme e sigle
