Lotta tra Bene e Male in Avatar3 di Patrizia Zangla

Lotta tra Bene e Male in Avatar3 di Patrizia Zangla

“La lotta tra il Bene e il Male in Avatar 3 di James Cameron” di Patrizia Zangla

E alla fine, complice il pomeriggio freddo e piovoso e la presenza dei miei figli, sono andata al cinema a vedere “Avatar” di James Cameron.

Mi sono infilata gli occhialini neri 3D e l’avventura ha avuto inizio: animali volanti enormi, esseri dalla pelle azzurra con la coda lunga, smilzi e altissimi che vagano seminudi, donne androgene in bikini, piante enormi, pesci giganteschi, popoli strani – il “Popolo della Cenere”, il “Popolo del vento” e i “Mangkwan”, l’unica specie indigena del pianeta “Pandora”-: un universo immaginario. Sì, perché il terzo capitolo della saga “Avatar: Fuoco e cenere” è un film dalle tecnologie incredibili, dai mirabolanti effetti speciali visivamente potenti, dalla spettacolarità delle immagini e dall’investimento colossale. Come qualcuno ha scritto è “l’unica utopia rimasta in un’epoca cinematografica che realizza la distopia”.

Superato il disorientamento iniziale, i tratti esageratamente lunghi e la fatica a comprendere la relazione tra i personaggi -non ho visto i primi due capitoli della saga-, sono riuscita a rintracciare il senso della trama e mi sono lasciata rapire dagli eroi, alcuni dei quali mi hanno ricordato i classici personaggi Disney.

Come Spider -il figlio del colonello Miles Quaritch- detto anche ‘uomo scimmia’ per via dei tratti umani, la cui storia ricorda il personaggio di Tarzan- che vuole a tutti costi salvare i suoi amici “azzurri” ovvero gli Avatar che lo hanno accolto e accettato come uno di loro, come “Kiri” -personaggio dolcissimo che ho amato su tutti-  la ragazza che chiede l’aiuto della dea Eywa e come Varang, la leader spietata e crudele dei Mangkwan -Popolo della Cenere -che mi ha ricordato Crudelia De Mon, la cattiva della Carica dei 101.

Nella storia si avvicendano personaggi “buoni” come “Jake Sully” -un ibrido umano- che con la famiglia trova ospitalità presso il clan acquatico dei “Metkayina” e quelli “cattivi” come la “Gente del cielo” ovvero gli esseri umani con il già citato colonnello “Miles Quaritch” che vorrebbero sfruttare le risorse di Pandora, esempio di bellezza paesaggistica e di biodiversità.

Sì perché in questo rovesciamento di ruoli, noi umani siamo “i cattivi”.

Dopo tante avventure e vicissitudini, il finale resta sospeso, il pianeta Pandora è salvo, ma è solo la battaglia, la guerra -purtroppo- non è finita.

Nella lotta tra il Bene e il Male, in un continuo sali e scendi di emozioni, in un’intensa altalena fluttuante di gioia e tristezza, di eccitazione e trepidazione, noi spettatori finiamo per tifare per “loro” -gli Avatar– tifiamo affinché “i cattivi” -noi esseri umani- periscano e affinché il pianeta Pandora e i suoi abitanti si salvino.

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