In Sicilia il potere resiste meglio di Giuseppe Sottile
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In Sicilia il potere resiste. Più che in ogni altra regione d’Italia! É innegabile!
Pensiamo alla vecchia DC che in Sicilia con Salvo Lima aveva il suo zoccolo duro, durissimo! Oppure pensiamo ai suoi eredi dell’UDC che fu in Sicilia di Giampiero D’Alia, scomparso ovunque dai radar, oggi resiste e persiste oggi solo in Sicilia.
Pensiamo a Forza Italia, sulla via dello smantellamento, ma che in Sicilia conosce oggi un’apparente rifioritura. Resiste! Fosse anche l’ultimo colpo di coda o di reni dei suoi poco entusiasti deputati regionali e nazionali.
In Sicilia il potere resiste e detta le regole, come quelle per votare, ad esempio!
In Sicilia – fatto forse unico al mondo – alle amministrative non si vince con la maggioranza assoluta poiché basta il 40%!
Se lo sono inventati nel 2016: la chiamarono legge ammazzagrillini.
Constatato che il M5S al ballottaggio vinceva quasi ovunque, se non altro perché le persone votavano contro il sistema – contro il potere appunto – serviva per battere i grillini già al primo turno evitando il ballottaggio.
Per resistere, appunto!
Era la Sicilia di Saro Crocetta, del PD di Mirello Crisafulli, dell’antimafia di Lumia e della Confindustria di Antonello Montante.
Da allora tutto é cambiato.
E poiché – come ammoniva Tancredi Falconeri nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa – se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi, oggi Nello Musumeci si gode i benefici di quella legge vergognosa, che di fatto riduce al minimo i rischi del ballottaggio, assegnando anche nei comuni più grandi i due terzi del consiglio comunale a chi appena supera il 40%!
Il potere, appunto, resiste!
E nel resistere si volta spesso dall’altro lato.
Musumeci si adegua pedissequamente a tutti i DPCM del Governo, sulle restrizioni COVID, anche quando in Sicilia contagi e malati sono un numero irrilevante, eppure glissa totalmente sulla questione della raccolta delle firme, che in Sicilia prevede già un numero molto più alto che in tutte le altre regioni italiane.
Così, ad esempio, mentre nel resto d’Italia per presentare una lista in un comune di 40.000 abitanti occorre raccogliere da 200 a 400 firme, in Sicilia ne occorrono da 400 a 1500!
Ovunque, in questa tornata elettorale, a causa delle misure COVID, con il solito DPCM, le firme necessarie alla presentazione delle liste sono state ridotte di un terzo.
In Sicilia no! Il numero rimane tale e quale!
Per quale motivo? É chiaro che ad essere favoriti saranno i partiti rappresentati al Parlamento o all’ARS, oppure le liste facenti capo ai gruppi più potenti.
In questo caso Musumeci non si adegua.
Solo un indizio certo.
Ma é un altro indizio, grave, preciso e concordante, sul fatto indiscutibile che il potere in Sicilia resiste. Neanche il “COVIDDI” ci può!

