IN MEMORIA DI UNA STRAGE di PATRIZIA ZANGLA”

IN MEMORIA DI UNA STRAGE di PATRIZIA ZANGLA”

“IN MEMORIA DI UNA STRAGE di PATRIZIA ZANGLA”

« Nell’attentato all’Italicus muoiono carbonizzate 12 persone, prigioniere

nelle lamiere in fiamme e in 44 restano ferite: una strage senza colpevoli di

cui è individuata l’appartenenza degli artefici all’estremismo neofascista.

Da alcuni mesi, la piccola stazione di San Benedetto è chiusa per il potenziamento della linea, si lavora alla “Grande galleria dell’Appennino”. Una classica notte d’estate italiana, calda e serena, il 3 agosto 1974, quando dalla stazione Tiburtina di Roma sta per partire l’Espresso 1486, Italicus Roma-Monaco delle 20:42.Un convoglio lunghissimo come i tanti in transito dall’Appennino, di 17 carrozze con 342 passeggeri.

Tutto è regolare, se non per l’accumulo di ritardo fino a che,appena passate le una del mattino, all’uscita dalla ‘galleria degli Appennini’ si ode un fortissimo boato: un ordigno ad alto potenziale  deflagra nella 5a vettura. Si saprà composto da tritolo e termite.

In pochi minuti si propaga un gigantesco incendio mentre l’Italicus in fiamme sbuca dalla galleria squarciando il buio e il silenzio di quella tranquilla notte d’agosto per fermare la sua corsa nella piccola stazione in prossimità di San Benedetto Val di Sambro, il piccolo comune tra boschi e campi di girasole.

Pochi giorni dopo, tra dolore e sconcerto, in piazza Maggiore a Bologna si celebra il funerale collettivo per le vittime, trasmesso sul 1o canale Rai nel pomeriggio del 9 agosto. Nell’orazione funebre, il sindaco di Bologna Zangheri accosta la strage alla rappresaglia nazifascista di Marzabotto.

Si saprà composto da tritolo e termite.

In pochi minuti si propaga un gigantesco incendio mentre l’Italicus in fiamme sbuca dalla galleria squarciando il buio e il silenzio di quella tranquilla notte d’agosto per fermare la sua corsa nella piccola stazione in prossimità di San Benedetto Val di Sambro, il piccolo comune tra boschi e campi di girasole.

Pochi giorni dopo, tra dolore e sconcerto, in piazza Maggiore a Bologna si

celebra il funerale collettivo per le vittime, trasmesso sul 1o canale Rai nel pomeriggio del 9 agosto. Nell’orazione funebre, il sindaco di Bologna Zangheri

accosta la strage alla rappresaglia nazifascista di Marzabotto».

Nelle intenzioni degli attentatori, l’esplosivo – posto sotto il sedile della

1a classe della 5a carrozza, azionato durante la sosta alla stazione di Firenze –

deve deflagrare alla Stazione Centrale di Bologna, ma il ritardo via via accumulato

– il convoglio viaggia con 23 minuti di ritardo, ne recupera 3 – anticipa

l’esplosione. Su quel treno sale il ministro degli Esteri Moro, intenzionato

a raggiungere per le vacanze la sua famiglia in Trentino. Invitato a scendere,

poco prima della partenza, da due funzionari per firmare dei documenti alla

Farnesina, racconterà la figlia Maria Fida Moro. Una coincidenza su cui non

si fa chiarezza, lo stesso Moro preferirà non parlarne mai.

L’attentato è rivendicato con un volantino in cui si legge:

-Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti-»

(Cfr. Patrizia Zangla “Imbroglio di Stato”, Luigi Pellegrini Editore, Luglio 2026, p. 198 sg.)

  • nella foto immagini della presentazione del volume al Teatro Mandanici di Barcellona

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