Il socialismo liberale nel XXI Secolo

Il socialismo liberale nel XXI Secolo

Il socialismo liberale nel XXI Secolo

Nel corso della sua lezione il prof. Maurizio Ballistreri, titolare di diritto del lavoro nell’Università di Messina, full teaching professor presso l’International Accademy of Social Sciences della Catholic University of New Messico, Usa, ha affrontato il tema del socialismo liberale nel XXI secolo, partendo da una ricostruzione storica e ideologica di tale tendenza politica. E così, Ballistreri ha ricordato come il grande teorico della socialdemocrazia tedesca, eduard bernstein, concepì il socialismo come “liberalismo organizzatore”, base programmatica per la svolta di Bad Godesberg nel 1959. Le teorie di un economista liberale come John Maynard Keynes, che si realizzarono per mano laburista in Gran Bretagna, dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un innovativo piano di riforme sociali che hanno creato il moderno Welfare State. E proprio le teorie di Keynes hanno rappresentato lo strumento per l’affermazione del modello socialdemocratico europeo, attraverso l’ampliamento del mercato interno e la redistribuzione del reddito a fini di equità per mezzo della leva fiscale: direttamente sostenendo con l’aumento dei salari e delle pensioni la domanda, e indirettamente con avanzati sistemi di sicurezza sociale, mentre il movimento operaio organizzato sindacalmente veniva inserito nelle scelte di politica economica e in quelle delle aziende. Anche in Italia – ha illustrato il giuslavorista ed ex deputato regionale socialista – si è sviluppato nel ‘900 un intenso dibattito teorico rivolto a creare una sintesi tra socialismo e liberalismo. Dal liberalismo “rivoluzionario” di Piero Gobetti al socialismo liberale di Carlo Rosselli e al liberalsocialismo dei filosofi della Normale di Pisa Guido Calogero e Aldo Capitini; nel frattempo, tra il 1942 e il 1947, ha avuto luogo la straordinaria quanto breve esperienza del partito d’azione; la stessa elaborazione di Giuseppe Saragat, formalmente ancorata alla tradizione dell’austromarxismo, può essere ascritta (si pensi al suo L’Humanisme marxiste del 1936) alla elaborazione di un socialismo liberale, sino al “Nuovo corso socialista” di Craxi.

E ancora si deve ricordare l’opera intellettuale di Norberto Bobbio, quale massimo tentativo teorico di realizzare l’incontro tra democrazia rappresentativa e socialismo, tra giustizia e libertà, mentre in campo sindacale sono stati il pensiero e l’opera di Giorgio Benvenuto a costituire il terreno concreto di incontro tra socialismo e liberaldemocrazia.

Nel nostro tempo, in questo XXI secolo così gravido incertezze, l’incontro tra socialismo e liberalismo sta trovando nuova linfa.

Alla crisi delle socialdemocrazie in Europa, divenute subalterne al pensiero unico globalista (e al “politicamente corretto”), perdendo la bussola dei diritti sociali, si assiste ad una ripresa delle teorie e della prassi del socialismo liberale. Si guardi sul terreno politico a Bernie Sanders e a Ocasio-Cortez negli Stati Uniti e al pensiero di Axel Honneth, secondo cui bisogna partire dalla domanda trasformatrice della società, comunque si presenti,  come sollecitazione alla realizzazione di relazioni improntate alla giustizia.

Per il prof. Ballistreri, a fronte dei rischi di svuotamento della democrazia e del prevalere delle visioni elitarie e tecnocratiche del potere, serve l’incontro tra i principi e i valori del socialismo riformista e del liberalismo democratico, per umanizzare il capitalismo, ricostruire la democrazia: “questo, oggi, potrebbe essere il motto per un nuovo socialismo liberale o, se si preferisce, per un liberalismo sociale”.

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