Gli scienziati sul clima:”La politica faccia presto”
Riscaldamento globale, rifiuti, siccità: la Terra è malata e non c’è piu’ tempo da perdere. La denuncia degli esperti e la speranza che siano gli studenti a svegliare le coscienze di ELENA DUSI, la Repubblica
Oggi
spendiamo più per rinfrescare la casa che non per scaldarla. Nell’atmosfera
sono disperse 400 parti per milione di anidride carbonica: negli ultimi 800mila
anni il pianeta non aveva mai superato le 300. La primavera 2019 fa intravedere
un’altra stagione senz’acqua. «In dodici anni era già successo quattro volte» è
preoccupato Carlo Cacciamani, climatologo responsabile del Centro funzionale
centrale della Protezione Civile. «Qualcosa sta cambiando, non ci prendono più
neanche i proverbi»: Rolando Manfredini di Coldiretti cita la mamma contadina,
fra le prime a intuire l’arrivo del riscaldamento climatico.
Oggi, dopo agricoltori e scienziati, la consapevolezza è diventata prepotente
fra gli studenti, che domani scenderanno in piazza in mille città del mondo e
oltre cento in Italia. La coscienza si allarga ancora oltre: «I mercati non
investono in un’impresa che non sia sostenibile. Sanno che prima o poi andrà a
sbattere» spiega Leonardo Becchetti, economista dell’università romana di Tor
Vergata. «Un quarto degli oggetti creati dall’uomo sono stati prodotti dopo il
2000. È chiaro che siamo sommersi dai rifiuti».
La grande
assente, rispetto al problema ambientale, resta la politica. «Se siamo arrivati
a questo punto è anche per la sua latitanza. Per la miopia di chi non capisce
che denunciare il cambiamento climatico non vuol dire fare la Cassandra
lagnosa, ma offrire l’alternativa di un mondo più giusto e con più posti di
lavoro» si accalora Antonello Pasini, che ieri con un gruppo di colleghi
scienziati ha varcato la soglia del Palazzo. Il fisico e climatologo del Cnr
era il promotore del convegno “Un clima da collaborazione”, ospitato a
Montecitorio ma quasi disertato dai deputati. «Qualcuno pensa che l’aumento di
uno o due gradi ci faccia sudare un po’, ci costringa a cambiare una camicia in
più. Sbagliato. È come se le città europee si spostassero 300 chilometri a sud.
Roma la ritroveremmo a Tunisi» spiega Andrea Filpa, urbanista all’università di
Roma Tre.
Non sono molti i campi coltivati in Tunisia e Manfredini oggi dovrebbe spiegare
alla mamma, come dice al convegno, «che l’agricoltura in Italia deve essere
abbandonata. Non ci sono più le condizioni». Alla conferenza di Parigi sul
clima del 2015 si presero impegni importanti. Ma sono misure affidate alla
buona coscienza. «Si otterrà la metà di quanto promesso» stima Pasini. E in
assenza di decisioni, si continuerà a bruciare petrolio. «Trump non si rende
conto — ragiona il climatologo del Cnr — che sostenendo la lobby degli
idrocarburi perde il treno delle energie rinnovabili. Che è il treno del
futuro, e a bordo già ospita la Cina».
In vista delle elezioni del 4 marzo 2018 Pasini fondò il gruppo “La scienza al
voto”, chiedendo ai partiti un’azione per l’ambiente. “Ci impegniamo ad
accelerare la transizione verso un’economia senza anidride carbonica” era
scritto nel manifesto firmato da sette partiti (Lega inclusa, Cinque Stelle
esclusi). Oggi lo scienziato ribadisce: «Ci piacerebbe dialogare con la
politica perché il cambiamento climatico sta diventando un’emergenza. Non è più
possibile fare scelte ondivaghe. Dobbiamo salire tutti sulla stessa barca e
tenere la barra dritta». Al timone venerdì ci sarà Greta. Perché una sedicenne
è riuscita laddove, ad esempio, un Al Gore aveva fallito? «Perché arriva un
momento — ragiona Cacciamani — in cui le coscienze maturano. I giovani si
rendono conto che il mondo, quando loro avranno la nostra età, sarà molto
diverso da come lo conosciamo oggi». – tratto da la Repubblica
