Follini e Cazzullo parlano di Democrazia Cristiana sul Corriere della Sera

Follini e Cazzullo parlano di Democrazia Cristiana sul Corriere della Sera

Marco Follini e Aldo Cazzullo parlano di Democrazia Cristiana sul Corriere della Sera, ecco lo scambio di note:

Caro Aldo,
il suo ritratto della Dc è impietoso: «Un corpaccione gonfiato da una necessità: impedire per conto del Vaticano, degli Usa e della borghesia italiana che i comunisti andassero al governo». Eppure se quella storia è durata mezzo secolo, con il libero voto degli italiani, ci deve essere stato qualcosa di più. E cioè l’idea che la politica sia una tessitura e non solo una prova di forza, un esercizio di ascolto e pazienza piuttosto che un conflitto tra opposti proclami. «Gli eredi hanno fallito», lei dice. E ha ragione. Ma il Paese è rimasto, in parte, ancora animato da un desiderio «democristiano». Nonostante noi.
Marco Follini

Caro Follini,
forse un po’ di Democrazia cristiana ci vorrebbe nell’Italia di oggi. Colpisce però come facciano fatica a crescere i cespugli del centro, mentre il generale Vannacci si è mangiato la Lega e a sinistra del Pd linea centro sociale c’è un partito pure quello in crescita, senza dimenticare i radicalismi — che non possono secondo me essere considerati di sinistra — dei Cinque Stelle.
Insomma, resto convinto che la Democrazia cristiana sia stata la forma che i moderati italiani si erano dati in una fase in cui il fascismo era uscito screditato dalla storia e si trattava comunque di tenere a bada i comunisti. Ma molti italiani votavano Dc pur detestandola. La Dc cercava di farsi voler bene, diciamo pure di comprare consenso, anche facendo un uso dissennato del denaro pubblico.
Tuttavia va riconosciuto che, pur non essendo un partito leaderistico, dalle fila della Dc sono usciti personaggi straordinari come Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro. Non ho avuto modo di conoscerli, ma in effetti intervistare Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Giuseppe De Rita, lo stesso Romano Prodi era altra cosa rispetto a intervistare i politici su piazza. Forse l’ultimo vero democristiano è l’uomo che da oltre undici anni siede al Quirinale.

8 luglio 2026

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