Esposto di Enzo Palumbo contro Marco Travaglio

Esposto del senatore Enzo Palumbo nei confronti del giornalista Marco Travaglio

 AL PRESIDENTE DELL’ODG DEL PIEMONTE         Ill. mo Sig. Presidente,

per la parte che mi riguarda, aderisco agli esposti che mi risulta siano stati a Lei indirizzati dagli on. li colleghi Giorgio Pizzol e Marco Preioni, nella loro qualità di ex senatori della Repubblica, e come tali ricorrenti, come sono anch’io, dinanzi alla Commissione Contenziosa del Senato della Repubblica nel giudizio per l’annullamento della Deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 6 del 16.10.2018, che ha ritenuto di potere rideterminare gli assegni vitalizi dei senatori cessati dal mandato in epoca anteriore al 2012.

          Credo anch’io di potermi dolere delle espressioni gravemente diffamatorie recentemente formulate e divulgate attraverso i media dal giornalista Marco Travaglio, che mi risulta essere iscritto all’Ordine da lei presieduto, e per questo chiedo che tali espressioni vengano valutate in sede disciplinare e, all’esito, che vengano adottati i provvedimenti sanzionatori del caso, non senza fare riserva di adire l’Autorità Giudiziaria competente per i relativi aspetti penalistici.

          In particolare:

  1. Il predetto giornalista , in data 31 gennaio 2020, ha scritto sul suo giornale “Il Fatto Quotidiano” che  “La camera di consiglio sarà finta, perché Caliendo ha già scritto la sentenza e persino il comunicato stampa”.

Così esprimendosi, egli dà per vero e accertato un fatto storicamente falso, e cioè chela Commissione Contenziosa del Senato della Repubblica abbia già pronunciato la sua decisione sulla validità della predetta Deliberazione, quando invece la Commissione Contenziosa, al termine della Camera di Consiglio del 27 gennaio u. s.,  ha comunicato che depositerà il testo dell’emittenda decisione alle ore 19 del 20 febbraio 2020, e lo stesso Presidente del Collegio ha poi ufficialmente dichiarato  che il presunto testo pubblicato dal quotidiano del Travaglio era in effetti soltanto un’antica e superata bozza di lavoro.

Ed è qui appena il caso di rilevare che in ogni caso la divulgazione di quella bozza è avvenuta in violazione del segreto della Camera di Consiglio presidiato dall’art. 326 c. p., in relazione agli art. li 276, comma 1, e 131, comma 3, cpc, che a loro volta impongono il segreto alla Camera di Consiglio di ogni organi giudicante.

Il giornalista Travaglio, dando per già avvenuto un fatto specifico ancora in itinere, ha diffuso una notizia che sapeva essere “falsa, esagerata o tendenziosa”, al preciso scopo di suscitare nell’opinione pubblica una presunta reazione atta ad influire sulle future decisioni dell’organo collegiale cui l’Ordinamento ha affidato il compito di fare giustizia nel caso di specie, Proprio la natura giurisdizionale dell’Organo di Autodichia dovrebbe fare riflettere un buon

          Ill. mo Sig. Presidente,

per la parte che mi riguarda, aderisco agli esposti che mi risulta siano stati a Lei indirizzati dagli on. li colleghi Giorgio Pizzol e Marco Preioni, nella loro qualità di ex senatori della Repubblica, e come tali ricorrenti, come sono anch’io, dinanzi alla Commissione Contenziosa del Senato della Repubblica nel giudizio per l’annullamento della Deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 6 del 16.10.2018, che ha ritenuto di potere rideterminare gli assegni vitalizi dei senatori cessati dal mandato in epoca anteriore al 2012.

          Credo anch’io di potermi dolere delle espressioni gravemente diffamatorie recentemente formulate e divulgate attraverso i media dal giornalista Marco Travaglio, che mi risulta essere iscritto all’Ordine da lei presieduto, e per questo chiedo che tali espressioni vengano valutate in sede disciplinare e, all’esito, che vengano adottati i provvedimenti sanzionatori del caso, non senza fare riserva di adire l’Autorità Giudiziaria competente per i relativi aspetti penalistici.

          In particolare:

  1. Il predetto giornalista , in data 31 gennaio 2020, ha scritto sul suo giornale “Il Fatto Quotidiano” che  “La camera di consiglio sarà finta, perché Caliendo ha già scritto la sentenza e persino il comunicato stampa”.

Così esprimendosi, egli dà per vero e accertato un fatto storicamente falso, e cioè chela Commissione Contenziosa del Senato della Repubblica abbia già pronunciato la sua decisione sulla validità della predetta Deliberazione, quando invece la Commissione Contenziosa, al termine della Camera di Consiglio del 27 gennaio u. s.,  ha comunicato che depositerà il testo dell’emittenda decisione alle ore 19 del 20 febbraio 2020, e lo stesso Presidente del Collegio ha poi ufficialmente dichiarato  che il presunto testo pubblicato dal quotidiano del Travaglio era in effetti soltanto un’antica e superata bozza di lavoro.

Ed è qui appena il caso di rilevare che in ogni caso la divulgazione di quella bozza è avvenuta in violazione del segreto della Camera di Consiglio presidiato dall’art. 326 c. p., in relazione agli art. li 276, comma 1, e 131, comma 3, cpc, che a loro volta impongono il segreto alla Camera di Consiglio di ogni organi giudicante.

Il giornalista Travaglio, dando per già avvenuto un fatto specifico ancora in itinere, ha diffuso una notizia che sapeva essere “falsa, esagerata o tendenziosa”, al preciso scopo di suscitare nell’opinione pubblica una presunta reazione atta ad influire sulle future decisioni dell’organo collegiale cui l’Ordinamento ha affidato il compito di fare giustizia nel caso di specie, Proprio la natura giurisdizionale dell’Organo di Autodichia dovrebbe fare riflettere un buon

  1. televisiva Gomorra impersonano i boss camorristi in delinquenziale servizio permanente effettivo; e, per rafforzare l’efficacia emblematica del paragone, si è fatto lecito di pubblicare in prima pagina una foto di detti personaggi mentre pronunciano la frase in dialetto napoletano: “Mo ci ripigliamm tutt’ chell che è ‘o nuost”, (ora ci riprendiamo tutto quello che è nostro)”.

E, nel fare questo paragone evocativo, il giornalista ha espresso la convinzione che i membri della Commissione e gli ex senatori ricorrenti sono anche peggio, quando ha finito per concludere il suo articolo scrivendo: “Ci scusiamo con la famiglia Savastano per l’offensivo accostamento”.

Non soddisfatto di avere fatto le sue offensive affermazioni sul giornale che dirige, il Travaglio si è fatto lecito di esprimersi negli stessi offensivi termini in un articolo, con identico titolo e contenuto, che è stato pubblicato il 31 gennaio scorso su un giornale on line: https://infosannio.wordpress.com/2020/01/31/scusaci-savastano/, arricchendolo con la foto del “capo camorrista” Pietro Savastano, notorio protagonista della serie televisiva “Gomorra”.

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          Quanto sopra, a parere del sottoscritto, rende evidente che i limiti posti dalle norme che presidiano la deontologia della professione giornalistica sono stati violate con affermazioni intollerabili, che, al di là dei risvolti penalistici comunque emergenti, meritano di essere adeguatamente valutate in sede disciplinare dal competente organo dell’Ordine di appartenenza.

          È noto in proposito che la critica, anche la più severa, non può mai trascendere in argomentazioni offensive, denigratorie, insinuanti e allusive, neppure quando siano emesse in relazione a fatti storicamente accertati, come nella specie neppure è.

          Sembra al sottoscritto che nell’occasione siano stati palesemente violate, salvo altre, le disposizioni del T. U. dei Doveri del Giornalista, approvare dal Consiglio Nazionale il 27.01.2016, secondo cui la libertà d’informazione e di critica, anche ai sensi dell’art. 2  della L. 69-1963,  è “limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui”, per cui il giornalista ha come “obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri della lealtà e della buona fede” (art. 1), e “rispetta i diritti fondamentali delle persone e osserva le norme di legge poste a loro salvaguardia” (art. 2, lett. b). 

          Confido pertanto che l’Ordine da Lei presieduto, previa riunione del presente esposto a quelli degli on. Preioni e Pizzol e altri eventuali a me non noti, voglia attivare un tempestivo procedimento disciplinare nei confronti del giornalista Marco Travaglio, al contempo invitandolo a  non persistere ulteriormente in questo offensivo atteggiamento nei confronti degli ex parlamentari e del loro Organo di Autodichia con  un comportamento che, tra l’altro, finisce per riverberarsi in discredito anche per l’intera categoria, quando l’Ordine non mostrasse di essere in grado di evitarne la continuazione.

          In proposito, appare illuminante quanto ha scritto il giornalista Carlantonio Solimene sul Tempo.it del 31 s. m. (https://tv.iltempo.it/velenitaly/2020/01/31/video/vitalizi-ricorsi-ex-parlamentari-fatto-quotidiano-marco-travaglio-gomorra-velenitaly-1274163/), allorché si è detto convinto “che ci sia un confine che i giornalisti non dovrebbero mai superare nel fare il loro lavoro”, e poi dicendosi convinto che “in questo caso il limite sia stato ampiamente oltrepassato: C’è già tanta demagogia in politica, sarebbe meglio evitare di alimentarla. Per rispetto non tanto delle Istituzioni,….. , ma semplicemente del nostro lavoro. Della nostra etica”.

          Se alla giusta critica del giornalista Solimene si accompagnerà anche una qualche iniziativa dell’Ordine dei Giornalisti, ne guadagnerà il prestigio del Giornalismo italiano, e, in definitiva, ne risulterà anche migliorato il livello della nostra civile convivenza, che non può prescindere dal reciproco  rispetto dei ruoli che ciascuno di noi si sia trovato e si trovi a rivestire nel suo percorso di vita.

          Gradisca i miei più cordiali saluti.                                                                                                                                                                Vincenzo Palumbo

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