DC, Maria Grazia Riscifuli scrive a Samorì: per fare chiarezza
Gentile Prof. Samorì,
credo che in questa vicenda ci sia un punto politico che nessun richiamo allo Statuto possa cancellare: un partito non esiste soltanto sulla carta. Esiste se ha una base, un territorio, degli eletti e soprattutto un consenso.
Lei può rivendicare titoli, ruoli e prerogative statutarie. Ma una leadership nazionale priva del consenso di una parte fondamentale della base siciliana rischia di rimanere una leadership soltanto formale.
E la Sicilia, nella Democrazia Cristiana di oggi, non è un dettaglio.
È una parte determinante della sforza politica, elettorale e istituzionale. del Partito. È fatta di dirigenti, amministratori, militanti, iscritti ed eletti che hanno lavorato sul territorio e hanno dato sostanza, voti e rappresentanza al nostro simbolo.
Per questo mi chiedo: che senso ha pretendere di guidare un Partito se una componente così importante, che è anche maggioritaria, della sua base non si riconosce nella Sua guida?
La politica non è soltanto norma statutarioa. La politica è soprattutto rappresentanza.
E il consenso non si può sospendere, non si può commissariare e soprattutto non si può sostituire con un articolo dello Statuto., atteso che l’interpretazione del suo significato possa darle ragione.
Lei oggi può sostenere di avere dalla Sua parte le ragioni formali che ritiene valide. Altri le contestano, e saranno le sedi competenti a stabilire chi abbia ragione.
Ma resta una questione che nessun collegio e nessun comma potrà risolvere al Suo posto: il consenso politico.
Ed è proprio su questo terreno che la storia politica di ciascuno viene inevitabilmente giudicata: non dalle cariche che rivendica, ma dalle persone che riesce a rappresentare.
La Democrazia Cristiana non può diventare una sigla nazionale sulla carta e perdere il contatto con quella base che le dà forza reale sui territori.
Un partito senza la sua base è soltanto un nome e un simbolo.
E nessuno, per quanto possa ritenersi legittimato da una norma statutaria, può pensare di rappresentare una comunità politica prescindendo dalla volontà di quella stessa comunità.
È da qui, Prof. Samorì, che dovrebbe ripartire il confronto.
Non da chi ha usato il potere per sospendere chi aveva visioni diverse , ma da una domanda molto più semplice:
chi rappresenta davvero oggi la Democrazia Cristiana e la sua gente?
