Da Messina segnali di rilancio di centralità
Da Messina segnali di rilancio di centralità di Giovanni Frazzica
Messina baricentro del Mediterraneo: crocevia di Popoli, Mercanti e Galee armate. Questo era il ruolo di Messina tra il XVI e il XVII secolo, come cuore pulsante del commercio e delle rotte militari, grazie al suo porto ed alla sua posizione strategica nel Mediterraneo. Ma, passano gli anni e, malgrado tutto, e con tutto si devono elencare terremoti, pestilenze, bombardamenti, classi dirigenti non adeguate, sindaci inetti, sindaci iperattivi, sindaci che ogni tre mesi minacciano di dimettersi e via discorrendo, la Città di Messina mantiene sempre o ritrova comunque un ruolo di centralità culturale e talvolta anche politico. Infatti proprio nella sede dell’Ateneo della Città dello Stretto nei giorni scorsi si è celebrato un importante Convegno dal tema: “Macroregione europea del Mediterraneo e Macroregione del Sud” che, su invito del prof. Cosimo Inferrera, ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da diverse regioni italiane, come Giuseppe Abbati, Andrea Piraino, Giovanni Saccà, Sergio Bertolami, tanto per citarne alcuni. Da sottolineare il contributo che, nel corso della sua relazione, ha dato il prof. Maurizio Ballistreri, giuslavorista dell’Università di Messina ed ex deputato regionale, evidenziando che la prospettiva della Macroregione non deve essere intesa come una sorta di istituzione sovraregionale, che espropria le funzioni di quelle esistenti a livello locale, ma come un network territoriale, tra globale e locale, in cui la Sicilia avrebbe il ruolo di propulsore, assieme a Regioni come la Catalogna, l’Andalusia, la Corsica, l’Algarve in Portogallo e, naturalmente, le altre del nostro Mezzogiorno: Sardegna, Calabria, Campania e Puglia. La Macroregione – ha concluso l’accademico peloritano – consentirebbe sinergie istituzionali e progetti integrati di sviluppo, in una logica di cooperazione con i paesi del Maghreb. Quindi, secondo la tesi del prof. Ballistreri, accettata dai convegnisti, è la Sicilia ad assumere un ruolo centrale in questa edificanda Macroregione in cui Messina, sin da ora assume un ruolo di soggetto propulsore. E l’area messinese continua ad avere un ruolo importante anche nel variegato mondo post democristiano. Nei giorni scorsi infatti si era letto sui social di uno sforzo notevole compiuto soprattutto da Renato Grassi, messinese, Segretario nazionale della Dc, e Lorenzo Cesa, Segretario nazionale dell’Udc, che erano riusciti a mettere insieme ben trentasei organizzazioni di area neo-democristiana per cercare di creare una sorta di massa critica capace di diventare competitiva sul piano elettorale. In contraddizione con questo percorso, improvvisamente, giunge uno strano comunicato che dice:”Da Roma a Palermo: nasce il Partito del Popolo Italiano”. Secondo la narrativa degli estensori del messaggio “Da Roma a Palermo, inizia la reunion dei democristiani che nelle prossime settimane sbarcheranno in Sicilia per presentare il nuovo soggetto politico appena costituito”. Per i promotori l’evento siciliano, previsto per il prossimo 1 febbraio, prende le mosse dal 101° anniversario della fondazione del Partito Popolare Italiano, una realtà, una proposta, “che non avrà intenti meramente celebrativi o, peggio ancora, nostalgici. E’, invece – ha dichiarato Lorenzo Cesa – un ulteriore tappa, la prima pubblica, nel cammino per la riunificazione di tutti coloro che credono che, oggi come nel 1919, l’Italia abbia bisogno di poter contare su di una forza politica che si aggrega intorno ad un programma e che parla il linguaggio della concretezza e della responsabilità”. Si dovrebbe partire da Palermo con la presenza del coordinatore regionale dell’Udc Decio Terrana, del coordinatore provinciale di Palermo on. Vincenzo Figuccia promotori dell’iniziativa. “Sarà il primo incontro sul territorio – hanno dichiarato Figuccia e Terrana – dopo la celebrazione nazionale per la presentazione ufficiale nei territori del Partito del Popolo Italiano. Lo scudo crociato, il simbolo del nuovo partito e tanti militanti provenienti da movimenti e fondazioni – hanno concluso – saranno alimenti indispensabili per una ricetta vincente che dopo mesi di lavoro, realizza la réunion della Dc 3.0”. Questa iniziativa palermitana, lungi dall’essere salutata con favore dagli altri elementi della cordata democristiana, è stata però vista come una fuga in avanti pericolosa, capace di distruggere in poco tempo quel lavoro di raccordo che, con molta fatica si era realizzato in così tanto tempo. Per cui lo stesso Renato Grassi non ha potuto fare a meno di lanciare un monito a Cesa: “Caro Lorenzo – scrive Grassi – Ti prego di fare chiarezza su questa manifestazione non concordata che rischia di creare confusione e disagio. Grazie. Un caro saluto. Renato”. Per i tanti democristiani che ancora ci credono fare rinascere dai cespugli sparsi e pieni di polvere una bella foresta democristiana sarebbe una bella utopia, ma se già si parte con le furbate, è un disastro certo. Anche Francesco Caponetto, ex vice sindaco di Roccella Valdemone, componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana, intervenuto nei giorni scorsi nel dibattito sui social per lamentare che alcuni usavano il glorioso simbolo dello scudo crociato senza la scritta “Democrazia Cristiana”, oggi invita Cesa a non assecondare coloro che cercano facile visibilità con le fughe in avanti: “robe da pierini, la Dc è una cosa seria – sostiene Caponetto – la navigazione a vista, al di fuori di una visione strategica, fa perdere di vista il progetto condiviso”. Tornando a Messina, un contributo al recupero della funzione della Città potrebbe essere dato da una sana e lungimirante politica di palazzo Zanca che, in questo momento disporrebbe di un sindaco dotato di particolare effervescenza. Solo che la sua vivacità non si riesce ad incanalare nel solco della positività, in diciotto mesi di gestione ha minacciato di dimettersi circa sei volte, l’ultima minaccia è tutt’ora pendente, legata all’approvazione di una piattaforma denominata “cambio di passo” che contiene l’elencazione di una serie di provvedimenti da adottare rispetto ai quali il sindaco De Luca vorrebbe avere una maggioranza consiliare precostituita, sganciata dai partiti. Un po’ come i pieni poteri di salviniana memoria e, se non la ottiene, minaccia di dimettersi, di mandare tutti a casa e di ricandidarsi per ottenere la maggioranza in consiglio. Non è esattamente ciò di cui ha bisogno Messina, né è quello che vogliono i messinesi in questo memento. Ma che importa? Lui lavora per consolidare il suo potere, non per il bene comune. A breve si conoscerà anche l’epilogo di questa puntata della nuova serie della telenovela “dimissioni”, rispetto alla quale solo gli amici di Picciolo e di Genovese sembrano muoversi sul filo della coerenza.
