Avviso di sfratto di Cosimo Recupero

Avviso di sfratto di Cosimo Recupero

Ieri sera Salvini è sceso in sala stampa troppo presto, rispetto ai dati definitivi e ha detto che era troppo presto per i dati definitivi, ovviamente. Probabilmente il leader leghista era consapevole che il risultato finale non lo avrebbe premiato e così ha preferito liquidare la questione giornalisti prima che i numeri reali lo costringessero a commentare la sconfitta vera e propria, e non quella presunta.

Ed in effetti di sconfitta si può parlare, senza tema di smentita.

Ma andiamo con ordine. In Emilia Romagna la Lega segna una affermazione importante, ma ben lontana dai dati delle europee, quando arrivò primo partito in regione, con l’aggravante di non avere conquistato la presidenza dell’ente. La regione rossa per eccellenza rappresentava un totem per la Lega. Espugnarla avrebbe significato continuare nell’onda lunga leghista, scalzare la sinistra da un ruolo che non perde da sempre e conquistare una regione ricca e produttiva del nord. In aree particolari, poi, come Bibbiano, non solo la Lega non vince, ma il PD segna percentuali bulgare di consenso che tolgono a Salvini anche lo stupidissimo argomento in base al quale, il voto in una regione, anche una sola, metterebbe in discussione il governo nazionale.

In Calabria, nonostante il centrodestra segni una vittoria netta sugli avversari, per la Lega questa vittoria non porta grandi benefici. Il risultato della lista supera appena la doppia cifra, ma dimezza rispetto alle europee. Ma il dato più rilevante è la netta affermazione di Forza Italia che, già solo con la lista ammiraglia, supera Lega e FdI, senza contare che al partito di Berlusconi vanno aggiunti i voti di ben due liste civiche che, sommate alla lista madre, fanno segnare al cavaliere un ragguardevole 24 per cento, oltre alla elezione della stessa presidente Santelli.

Insomma una debacle per Salvini che ne esce fortemente ridimensionato sia rispetto al centrosinistra che ai suoi stessi alleati dai quali, con la formazione del governo giallo-verde, un anno e mezzo fa, aveva tentato di tagliare i ponti, alla ricerca della vittoria in beata solitudine che lo avrebbe incoronato capo indiscusso del Paese. A Salvini invece è arrivato un avviso di sfratto che, spedito forse troppo presto, è tornato al mittente che, da oggi, oltre a dover rendere conto di questi risultati, avrà meno armi anche di fronte alla contesa giudiziaria per la quale lui si faceva forte del consenso nei sondaggi e nelle urne, come se i voti espiassero le colpe.

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