CULTURA & POLITICA Seneca: il difficile rapporto tra la filosofia e il potere

CULTURA & POLITICA Seneca: il difficile rapporto tra la filosofia e il potere

CULTURA & POLITICA Seneca: il difficile rapporto tra la filosofia e il potere, un tema di grande attualità vissuto consapevolmente e in prima persona da un grande pensatore

Raramente dei filosofi hanno goduto della possibilità di cui ha goduto Seneca,entrare nelle stanze del potere, facendo esperienza in prima person aanche delle miserie della politica. Seneca era nato a Cordova, quando si trsferisce a Roma ottiene notevoli successi, ma al contempo suscita anche invidie e gelosie che lievitano negli ambien ti di corte e che fiscono col portarlo al confino in Corsica. Egli riesce poi a rientrare a Roma e Agrippina lo scrittura come precettore di suo figlio Nerone. Con questo ruolo Seneca accompagna il giovane Nerone fino all’ascesa al trono: di fatto per cinque anni vise il suo quinquennio felice, infatti Seneca diventa colui che dirigge la governance dell’impero, assumendo anche responsabilità dirette di governo, ma soprattutto orientando le scelte di Nerone. Col tempo la sua posizione appare troppo esposta mentre i rapporti con Nerone che, subisce in misura crescente l’influena di Poppea, fa deteriorare l’amicizia e la relativa protezione. A quel punto Seneca tenta dii ritirarsi a vita privata, ma ormai è troppo inviso all’imperatore, poi la situazion precipita, viene accusato di aver preso parte a una congiura contro Nerone e viene condannato a morte e, praticamente, costretto a suicidarsi. Lo storico Tacito scrisse: «La sua morte fu per Nerone una vera gioia». Ma entrando nel mondo della filosofia di Seneca va ricordato il “De clementia“, libro scritto negli anni della fruttuosa collaborazione con Nerone ancora giovane, nel testo si riscontrano valutazioni di fiducia perchè Seneca non contesta la legittimità del principato, per lui la monarchica era l’unica forma di governo in grado di garantire unità e sicurezza per l’Impero. Seneca rispetta il senato, ma iI tema più importantente è quello di trovare “il buon sovrano”. La clemenza assume quindi per Seneca grande importanza, perché è profondamente convinto che non è con la violenza o con la paura, bensì con l’umanità e l’equità che il sovrano può ottenere il consenso dai suoi sudditi, realizzando cosi un modello di Stato stabile e ben governato. In seguito nel volume intitolato “De beneficiis” si appella invece a tutti gli uomini di buona volontà, liberi o schiavi, perché s’impegnino nel difficile compito di costruire una società più giusta e umana. Fallita infatti la speranza sull’accoglimento di una formula di governo basata sulla cosiddetta “clemenza”, non gli rimane altro che fare appello alla morale dei singoli cittadini. Questo mette in rilievo i connotati più autentici di Seneca che è un filosofo moralista che indaga la condizione esistenziale dell’uomo. Nelle lettere dedicate all’amico Lucilio, Seneca dimostra maturità di pensiero e da prova di grande indipendenza di giudizio. In effetti Seneca è un pensatore autentico a cui interessa indagare le debolezze degli uomini per correggerle e avanzare nel faticoso cammino della virtù. Un maestro sempre pronto ad esortare l’uomo a fin di bene, consapevole dei suoi limiti e delle sue incoerenze e che aveva l’onestà intellettuale di affermare ” A me basta togliere ogni giorno qualcosa dai miei vizi e correggere i miei errori”. La filosofia di Seneca non è dottrinale è pratica di vita, fatta di meditazione ed esercizi quotidiani, il suo obiettivo non è conquistare la verità, ma imparare a impiegare il breve tempo che ci è concesso per conseguire se non la sapienza almeno la serenità. Importante questa sua affermazione: «In realtà non è che di tempo ne abbiamo poco, ma ne sprechiamo tanto. La vita che ci è data è lunga a sufficienza per compiere grandissime imprese, purché sia spesa bene» e ancora: «Renditi padrone di te stesso e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, ci inganniamo nel vedere la morte davanti a noi, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle. Ogni ora del nostro passato appartiene al dominio della morte: dunque fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani se ti sei reso padrone dell’oggi». Sorprendente l’adattabilità del suo pensiero alla moderna quotidianità che vede tante persone impegnate a inseguire con ansia futili chimere, senza capire che la vita non è ne il passato e neanche il futuro, è oggi, un presente che va vissuto lucidamente e con la massima serenità. Grazie Maestro G.F.

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