CRISI DI GOVERNO E CIRCENSES NAZIONALI E LOCALI
LA CRISI DI GOVERNO E I “CIRCENSES” NAZIONALI E LOCALI di Giuseppe Ruggeri (*)
Adesso basta. Ne abbiamo fin sopra i capelli (per chi ne ha, ovviamente) di opere buffe, di show tragicomici, di sempre più squallide ostentazioni d’inutile potere. Ne abbiamo piene le tasche di questo teatro, nazionale e locale, che dà repliche da mesi senza che gliene sia fatta richiesta. I nostri progenitori Latini, dai quali ci separano ormai anni luce di civiltà, ci hanno insegnato l’importanza dei circenses nell’economia del benessere di un popolo. Ma i circenses si svolgevano per un tempo limitato, facendo seguito alle campagne vittoriose condotte dai Cesari in terra barbara. Poi subentrava la politica. Quella vera – almeno fin quando durò la grande era repubblicana, dopo di che essa ritornò, a sprazzi, grazie a qualche imperatore un poco più illuminato.
Adesso basta. Basta con le ciance sui governi di responsabilità (perché, possono esisterne d’irresponsabilità?), con il mainstream che la crisi di governo in questa fase così delicata è immorale aprirla, e via dicendo. Nel mio molto piccolo, credo che invece proprio in una fase tanto delicata la crisi andava aperta perché non si può consentire che, con la scusa della pandemia, il disordine e il vulnus alla democrazia imperino indisturbati mentre una Nazione muore. Di contagio e di miseria.
La mia è solo un’opinione, lo ribadisco, la quale tuttavia non può non tenere conto della realtà dei fatti che la dice lunga sulla maldestra – per usare un eufemismo – gestione dell’emergenza da parte di una compagine governativa vissuta, com’è tuttora, all’ombra della totale mancanza di una visione ad ampio raggio di quanto ci accade intorno. Una compagine che, nonostante le martellanti accuse che le sono state mosse non solo dai banchi dell’opposizione ma anche dalla libera stampa e da numerosi esponenti della classe lavorativa e professionale che costituisce l’ossatura morale dello Stato, non accenna a fornire risposte esaustive a più di un dubbio.
Questo governo va sostituito, e subito, e non con un rimpasto di facciata che finirebbe per mantenere l’attuale status quo bensì con un’operazione di smantellamento tout-court di una maggioranza che, di fatto, non esiste più e la conseguente nomina di un governo tecnico che prepari libere elezioni. Non possiamo più restare ad assistere alla frana incondizionata dei principi costituzionali che stanno alla base di una Nazione risorta dagli orrori di una guerra, in forza di un’emergenza la cui gestione si è rivelata l’emergenza più grave.
Nel frattempo, in questa remota provincia dell’Impero imperversano le sceneggiate di sindaci-sceriffi che, dopo essersi guardati la mattina allo specchio provando a indossare un piccola corona dorata, tengono la comunità che amministrano sul filo del terrore. Instillando odio e divisioni nei cittadini piuttosto che far ritrovare loro quel sentimento d’unità smarrito a causa delle inevitabili restrizioni conseguite alla necessaria gestione dell’emergenza.
Tutto questo non aiuta, e non potrebbe in alcun modo, il recupero di quel sano buon senso – e quindi anche della fiducia – indispensabili a contenere le indubbie ripercussioni del prolungato lockdown che vede le nostre scuole e ritrovi chiusi e ospedali affollati. Ma soprattutto ci vede divisi in fazioni che, sporgendosi da muri opposti, si scambiano insulti e minacce.
Il tifo da stadio, lo stesso che qualche migliaio di anni fa infuriava dentro il Colosseo durante la lunga stagione dei circences, non si addice alla politica.
Alla sana politica, intendo, non certo a quella da circo.
(*) Medico, giornalista, scrittore
Vicepresidente Associazione Nazionale Medici Scrittori Italiani
